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Venditti & De Gregori come Coppi & Bartali

Scritto da Lucia Castagna

A 50 anni da Theorius Campus, il primo disco inciso insieme, e dopo percorsi diversi e stili diversi, sempre di grande successo, adesso le loro strade parallele si sono incontrate, come un destino che si doveva compiere. E tornano sul palco a cantare le loro canzoni, uno le canzoni dell’altro e insieme all’altro, in un duo inedito per i loro successi, in nuove versioni e nuove emozioni

Volevano festeggiare insieme a tutti questo ritorno alla musica dei concerti, l’emozione di rivivere il contatto con il pubblico attraverso quelle loro canzoni che hanno accompagnato tanti momenti delle nostre vite, la gioia di rivedersi quando eravamo appena quasi usciti dallo sgomento della pandemia, ma lo sgomento più cupo di una guerra che non avremmo mai potuto immaginare ha rabbuiato questa gioia di ritrovarsi…
“Sulla faccia della gente vediamo paura e smarrimento, ma cosa potrebbe fare il mondo della musica? Cosa potremmo dire che non sia retorico, banale? Possiamo solo aspettare, aspettare e sperare. Non si può scrivere all’improvviso una canzone contro la guerra, semmai si deve scriverla prima, come dice ironicamente Checco Zalone in “Maremoto a Porto Cervo”. Se un artista scrive una canzone mentre c’è una guerra, viene una cazzata. Le canzoni debbono essere belle, e non scritte per qualcosa, per la guerra o per la pace, se no è tutta retorica”.
Parlano insieme, Venditti e De Gregori, come un’intesa che arriva da lontano, perché hanno cominciato da ragazzini, stessa città, stessi locali, stesse cantine, stessi ambienti di quella scuola romana che ha formato tanti cantautori e tanti successi, e gli amici in comune, e le parole e i ricordi e le emozioni si intrecciano, e appartengono a entrambi.
Parlano di questo inedito duo che, dopo “Theorius Campus”, il primo disco inciso insieme 50 anni fa, ricrea il sodalizio di quando si esibivano al Folkstudio, quella cantina umida nel cuore di Trastevere e fra loro c’era anche una certa gelosia.
“Se uno aveva la possibilità di un contratto non lo diceva all’altro. Finchè un giorno, separatamente, avevamo firmato con la stessa casa discografica, e ci fecero fare questo disco in due, perché così risparmiavano la metà dei soldi”.
E subito dopo, con il divertimento e l’entusiasmo dei ragazzi che erano, la partenza per un tour in Ungheria, il primo dei tanti tour che li avrebbe portati ognuno per la propria strada, in tanti paesi del mondo.
“Le nostre storie si erano divise subito, avevamo preso strade diverse, per stili e per musica. Carriere parallele, però senza mai smettere di guardarci a distanza, perché siamo stati allattati con lo stesso latte, e a un certo punto queste strade parallele sono confluite in maniera naturale, come un destino che si doveva compiere, con la gioia di ritrovarci con la chitarra e il pianoforte, perché a parte il rispetto e la stima, c’è l’amicizia, l’emozione, l’atteggiamento sempre un po’ bambino, cazzaro… E adesso ci ritroviamo qui”.
Si ritrovano nella musica, quella che stanno preparando per il lungo tour che partirà dallo Stadio Olimpico di Roma il 18 giugno e li porterà poi in tutt’Italia, sullo stesso palco, prima negli stadi e poi nei teatri, con un’unica band, musicisti dell’uno e musicisti dell’altro, quelli di Venditti per la parte ritmica, quelli di De Gregori per pianoforte e chitarra, una formazione fluida che potrebbe anche avere degli innesti lungo il
percorso, e loro a cantare senza divisioni, uno che canta le canzoni dell’altro, insieme all’altro, quelle che gli hanno dato la scossa.
“Saremo sul palco sempre insieme, perché non è un’esercitazione, una gara, la conquista di uno spazio in più. Non c’è neppure una scaletta precisa, non c’è un Manuale Cencelli, perché ci piace sparigliare: abbiamo scelto il bel suono, seguiremo le emozioni, le ispirazioni del momento. Questo duo lo stiamo creando adesso, e non possiamo litigare, se no ci lasciamo. Pure se i fan ci hanno visti spesso come Coppi e Bartali, come antagonisti, noi non lo siamo mai stati. Semmai, c’era una sorta di emulazione, di condivisione, come se il successo di uno fosse anche dell’altro. E adesso lo condividiamo insieme, sullo
stesso percorso”.


Intanto, hanno cominciato con “Generale” e “Ricordati di me”, le prime due sorprese del duo, e altre ne potrebbero arrivare durante il tour, forse altri musicisti e anche delle donne accanto a loro, ma che sappiano suonare bene e abbiano una bella voce. Per ora non sono previsti inediti, non sono obbligatori. Ma chissà…
“L’idea di questo tour è nata per caso, a pranzo in un ristorante di Roma, abbiamo bevuto vino e chiacchierato. La bottiglia di vino è finita presto, ma alle quattro eravamo ancora lì a parlare, e quest’idea prendeva sempre più forma, ci piaceva, e eravamo convinti che sarebbe piaciuta anche al pubblico. Abbiamo lanciato una monetina per stabilire quale nome mettere prima”. Dice De Gregori, sorridendo: “E’ venuto Venditti, ma la monetina l’aveva in mano lui e chissà se era vero, non ho controllato bene. Comunque suona meglio Venditti & De Gregori, è più rotondo”.
Ricordano quando nel ’74 fecero un disco registrato dal vivo a Bologna: De Gregori, Venditti, Lucio Dalla e Maria Monti. Francesco ricorda il tour di Banana Republic e l’amicizia e la stima professionale per Lucio.
Antonello ricorda la sua generosità, quando gli aveva trovato casa in Trastevere dopo che si era separato dalla moglie. Abitavano vicini, a cinquanta metri di distanza, e lui si è battuto con la sindaca Raggi perché su quella casa mettessero una targa in ricordo del periodo romano di Dalla.
“Era un piacere stare insieme, ascoltarlo in quelle nostre le serate quando parlava di tanti argomenti, musica, arte, cinema, poesia… molto prima di Pavarotti, aveva capito che l’arte è unica, che la musica è tante musiche…”.
Adesso è la loro musica a farli ritrovare, con i progetti di oggi e i ricordi di ieri. Antonello parla della pandemia, che ha vissuto quasi sempre chiuso in casa, “come se il tempo si fosse fermato davanti a un muro invisibile, l’angoscia che si prova davanti alla vita è un mistero. C’è chi è stato bene, chi si è perso, chi si è ritrovato, con tutti gli stress emotivi che ci porteremo dentro. E adesso siamo di fronte a questa guerra che è una tragedia forse anche più grande, e quello che stiamo vivendo forse lo capiremo fra molto tempo… Ma
dobbiamo stare tutti dalla stessa parte, in qualcosa che siamo fortunati a vivere, e poi sarà quel che sarà. Questa vita è solo un’autostrada…”.
E loro, con i jeans e le maglie, dietro agli occhiali scuri, sono ancora i ragazzi di ieri, e solo qualche ruga in più a ricordare il lungo cammino che nella loro autostrada li ha portati fino a qui.

Fotografia di copertina di Benedetta Pistolini

About the author

Lucia Castagna

Lucia Castagna, innamorata da sempre della parola e delle cose da raccontare, giornalista professionista, è arrivata alle testate
di maggiore prestigio come inviata, capo redattore e direttore. Autore televisivo e docente di comunicazione, sta scrivendo il
suo primo romanzo.

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