Soundcheck

The Lost End – The Lost End

Giovanna Musolino

Un autentico capolavoro che commuove ed emoziona, da ascoltare ad infinitum

…E la provincia americana ci regala un altro grande gruppo!
Norman, Oklaoma: 120.000 abitanti, una splendida biblioteca, la Bizzell Memorial Library e, soprattutto, The Lost End, una band nata sul finire del 2016 e composta da Ryan Taylor-voce, Scott Jones-chitarra, Brian Daniel-basso, Trevor Helm-batteria. Prima di parlare della musica, un sincero e sentito ringraziamento a Scott Jones per aver proposto personalmente il disco a SOund36 e per le preziosissime notizie fornitemi.
L’album omonimo, prima esperienza discografica dei Lost End, è uscito a febbraio e in questi giorni il gruppo tornerà in studio per registrare un nuovo disco.
Sette brani a comporre un gioiello di straordinaria bellezza sonora e vocale. Un disco intenso e maturo, nonostante la “giovinezza” della band, in cui la lezione del post punk di grandi maestri come Joy Division, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, espressamente citati dal gruppo come propria ispirazione, è metabolizzata, interiorizzata e rielaborata in modo del tutto personale e originale.
Voce straordinaria, cavernosa e inquieta, chitarre struggenti e taglienti al contempo, base ritmica tormentata. Le sonorità dark sono spesso corroborate da ritmi più sostenuti, talvolta sincopati, a tratti violenti. Atmosfere cupe, umbratili, intrise di malinconia, nostalgia, struggimento. Testi intimisti, poetici, scritti con un linguaggio suggestivo, pregni di nostalgia per ciò che si è irrimediabilmente perso.
Il senso di perdita, per l’appunto, il “male di vivere”, una sofferenza subdola e sottile pervadono l’intero disco.

“what do i do now
where is plan to find that out
and i fear ive been singled out
but theres nothing unique
about what is happening to me
ill try not to make a scene
wish i could just disengage
live my life and isolate
avoid being bent into place
when you’re finally set adrift
think of the times you never lived
the feelings that surround the emptiness
and its pulling on the strings
that help keep me in one piece
and it may be time to leave” (….)
“Bending minds”
Album perfetto dalla prima all’ultima nota, senza sbavature o cadute di stile. Un autentico capolavoro che commuove ed emoziona, da ascoltare ad infinitum…

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