10/09/2026
Il cielo minaccioso di Roma, la pioggia e una giornata segnata da condizioni meteo tutt’altro che incoraggianti non sono bastati a fermare il pubblico de I Cani. Il 10 settembre la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si è riempita fino all’inverosimile per il ritorno nella Capitale del progetto di Niccolò Contessa, in una serata che ha avuto il sapore della riappropriazione collettiva di un immaginario generazionale. Una data già sold out, quella del Roma Summer Fest, capace di trasformare le difficoltà della giornata in un dettaglio quasi irrilevante di fronte all’attesa.
Dal vivo I Cani dimostrano ancora una volta quanto la loro forza non risieda soltanto nella scrittura di Contessa, ma nella capacità di costruire una relazione diretta, quasi fisica, con il pubblico. La distanza tra palco e platea si accorcia progressivamente: Buio, Buco nero e Nella parte del mondo in cui sono nato aprono le danze, mentre Wes Anderson, Asperger, Carbone e Questo nostro grande amore fanno emergere quella miscela di malinconia, ironia e lucidità generazionale che ha reso il progetto un caso unico dell’indie italiano.
La scaletta è un viaggio dentro una discografia che non sembra aver perso nulla della propria urgenza. Come Vera Nabokov, Hipsteria e Le coppie riportano alla memoria gli esordi, mentre Un’altra onda e soprattutto Squalo Balena, proposto in versione acustica, aprono una parentesi più intima. Poi arrivano F.C.F.T., Post Punk, Aurora e Corso Trieste, fino a Il posto più freddo, Colpo di tosse, Non finirà, I pariolini di diciott’anni e Velleità. Una progressione che evita il semplice effetto nostalgia e mette in dialogo epoche diverse dello stesso progetto.
Quando arrivano Calabi-Yau, FBYC (Sfortunata) e Sparire, la Cavea è ormai completamente dentro il concerto. Il finale affidato a Lexotan chiude una serata in cui I Cani riescono nell’impresa meno scontata: far cantare insieme generazioni diverse, trasformando canzoni nate per raccontare alienazione, relazioni e quotidianità in un repertorio condiviso, vivo, sorprendentemente contemporaneo.
Fuori, Roma continua a fare i conti con i disagi creati dal maltempo. Dentro la Cavea, invece, il temporale è già dimenticato, cancellato dalle note di una serata che appartiene tutta a I Cani.
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