Recensioni

The Panicles: la semplicità di un nuovo disco

Annalisa Nicastro

I The Panicles tornano dopo anni di tour con un nuovo disco che ha una sola parola d’ordine: semplicità

cover_webParto dalla piccola provincia italiana, da dove scrivo, e faccio il giro di paesi inglesi, immagino tratti islandesi, ma anche le Americhe di un certo Pop Rock e poi, immancabile, l’Italia delle classifiche estere. Un misto agrodolce che parte da quel rock politico e sociale degli anni ’80 che prendeva vita nei “centri sociali” di allora e arriva all’industrializzazione digitale di oggi, passando in rassegna praticamente tutti i grandi e raccogliendo da questi qualcosa di prezioso utile allo scopo di arrivare alla forma definitiva…e ci sento dentro gli Ash, gocce di Prodigy, linee guida battute dagli U2 prima e dai Placebo poi…ci sento la strada percorsa e quella ricercata, ci sento la ricerca ancora ingenua di un suono che sia davvero personale per poterlo riconoscere tra mille…ci sento l’umiltà di non credersi e l’arroganza e la forza di crederci sul serio.
I The Panicles tornano dopo anni di tour con un nuovo disco che ha una sola parola d’ordine: semplicità. Si intitola infatti “Semplicity: the universe (extended)” che dalla bellissima Venezia vuole mettersi in gioco in ambito internazionale come d’altronde sono sempre stati abituati a fare.
Questo nuovo disco segna un nuovo inizio, a detta loro, segna la ripresa di coscienza di quali siano le radici e il vero senso di questo mestiere e del vivere da uomini e non più da ragazzini, segna la voglia di rifare il percorso “da capo” forse perchè (mi viene da azzardare e me ne scuserete se sbaglio) troppo “offeso” da dinamiche numeriche e imprenditoriali vissute in passato, se pensiamo che la loro carriera proviene anche da grandi major discografiche e grandi palchi ad aprire i concerti dei Deep Purple, degli Ash e tanti altri.
Qual sia la storia che li ha riportati ad un “nuovo inizio” (e le virgolette sono doverose) poco importa; tra le mani arriva un disco decisamente ricco di maturità e di contenuti che niente ha da invidiare a grandi lavori maggiormente blasonati dal sistema dei grandi riflettori di scena.
E poi non sbarrate gli occhi se dopo tutto questo rock di un underground internazionale, nei primi istanti del brano “Universe (extended)” sembra quasi di trovarci un folk del primissimo Tom Waits
Un buon nuovo inizio ricco di complessa semplicità.

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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