La soffitta Recensioni

Michael Jackson – Bad

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Bad dimostra come in quel periodo l’artista americano fosse veramente in uno stato di grazia favoloso

Era il 1987 e i 5 anni che erano passati dall’ultimo album di Michael Jackson erano sembrati ai suoi fan una sorta di era geologica. Perché dopo aver conquistato la vetta di ogni classifica mondiale e battuto ogni record di vendite, il cantante americano stava aspettando così tanto a dare un degno successore al capolavoro Thriller? La risposta è duplice: Jako era sempre stato da una parte un perfezionista maniacale attento ai minimi particolari (con conseguente allungamento dei tempi di pubblicazione) e dall’altra un super ambizioso, tanto che nella sua testa l’obiettivo restava quello di salire ancora più in alto e superare se stesso. Per tentare questa scalata, scelse nuovamente l’esperto produttore Quincy Jones – che lo aveva portato al successo solista già con lo straordinario esordio di Off The Wall, alla fine degli anni 70 – e, come sempre, si rivelò una garanzia.
Le canzoni che aveva scritto erano tante e la scelta ricadde su 10 brani (più Leave me alone, che risultava solo sulla versione cd, dedicata alle continue intrusioni dei giornalisti nella sua vita privata). La qualità generale è eccelsa a cominciare dal primo singolo apripista I just can’t stop loving you che aveva fatto uscire diversi mesi prima dell’album. Si tratta di una ballata romantica cantata in duetto con Siedah Garret che, se possibile, riuscì ad aumentare ancora di più le aspettative di chi si attendeva da lui un grande album. La scoppiettante title track fu lanciata da un video dai costi stratosferici in cui Michael prende i panni del capo cattivo di una gang che affronta gli avversari con tanto di coltelli a serramanico in un parcheggio di auto multipiano. La scenografia e il balletto ricordavano in parte il video di Beat It (famoso per l’assolo di Eddie VanHalen) e sicuramente fece di nuovo centro.
Il brano più rock del disco è però Dirty Diana per il quale fu scelto Steve Stevens, un altro chitarrista hard rock in ascesa in quel periodo (aveva lavorato egregiamente soprattutto con Billy Idol) e ciò dimostrò, in qualche modo, che Jackson stava seguendo uno schema parallelo a Thriller. Anche l’ospite d’onore doveva essere all’altezza di McCartney (che aveva duettato in The girl is mine) e infatti chiamò niente meno che Stevie Wonder che fa la sua parte alla grande nella spensierata Just good friends.
La novità vera probabilmente è rappresentata da Man in the mirror – anche se in realtà riprende i contenuti “umanitari” di We are the world (scritta da Jako qualche anno prima con Lionel Richie) perché né in Off the wall né in Thriller c’è un pezzo Soul sull’amore universale di questo calibro. Personalmente la considero la canzone più bella di Bad perché riesce ad emozionare andando a scavare nella coscienza dell’ascoltatore.
Non si può non citare infine The way you make me feel per quel suo groove danzereccio midtempo che la rende elegante e intrigante nello stesso tempo.
Purtroppo, per Michael Jackson l’album non riuscì nell’impresa commerciale che aveva dettagliatamente programmato, senza badare a spese ed energie, ma resta sicuramente fra i più bei dischi pop degli anni 80. Chiudo solo ricordando che nell’Anniversary Edition uscita 25 anni dopo ci sono diversi pezzi – come I’m so blue, Free ma soprattutto l’incredibile Fly away – che furono esclusi dal master finale, ma il cui elevato livello estetico dimostra come in quel periodo l’artista americano fosse veramente in uno stato di grazia favoloso.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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