Mi pare ieri, ma in realtà sono già passati 5 anni da quando interpretavo Zagreus. Un semidio, un principe, ma soprattutto un ragazzo. Un ragazzo che non trovava un posto nel suo mondo, nell’Ade, continuamente rimproverato da un padre, lo stesso Ade, ogni singola volta. Difficile essere figlio di uno dei grandi dèi dell’Olimpo, allora ecco che fuggì, attraverso tutto l’Oltretomba. Piano dopo piano, stanza dopo stanza, in cerca di una libertà, di felicità, lontano dal giogo paterno. Ma a ogni fallimento ritornavi al punto di partenza, sempre con tuo padre che ti prendeva in giro e ti diceva di stare al tuo posto. Ci siamo immedesimati un po’ tutti in Zagreus, nella sua ribellione giovanile in cerca di fuga e di un’identità da trovare. Dopo anni rieccoci. Stesso posto ma personaggio differente, missione e obiettivo differenti. Non sei più un ragazzo in fuga dalle tue origini, sei una ragazza che non ha mai avuto una famiglia, una madre da abbracciare, un fratello con cui giocare, un padre da amare. Sei Melinoë, figlia di Ade e sorella di Zagreus, semidea che fin dall’infanzia si è solo che allenata nel combattimento, senza mai sapere cosa significa essere una bambina, con un solo obiettivo: scendere nell’Oltretomba, salvare la tua famiglia e sconfiggere tuo nonno Chronos che sta cercando di distruggere l’Olimpo. Questo è l’incipit di Hades 2, nuovo capitolo di Supergiant Games, che, anche se in antitesi con il predecessore, ne incarna appieno lo spirito e lo esalta oltre le aspettative.
La struttura di base non tradisce le origini: Hades 2 è un roguelite puro e crudo, esattamente come il predecessore. Più vai avanti e superi gli ostacoli, più diventi forte, grazie ai doni e agli aiuti della tua immensa, e spesso caotica, famiglia divina che in questo capitolo si è allargata. Ad affiancare, infatti, le vecchie conoscenze dell’Olimpo, zii e cugini che già in passato ci hanno salvato la pelle, si aggiungono nuove divinità e nuovi alleati pronti a darti una mano. Ed è qui che scatta la magia: da una parte è bellissimo, quasi nostalgico cercare di ricreare le vecchie build devastanti a cui eravamo abituati un tempo; dall’altra, il gioco non ti tiene ancorato al passato. Ti spalanca le porte, ti tenta e ti permette di provare stili di combattimento totalmente nuovi, invitandoti a sperimentare combinazioni inedite che funzionano alla grande. Questo è accentuato soprattutto dal sistema di combattimento di Melinoë, complici le nuove Armi Notturne e la natura stessa della protagonista, visto che è una strega. Questa caratteristica rende il suo combat system più stratificato rispetto a quello del fratello. Oltre a utilizzare gli attacchi speciali di ogni arma attraverso il consumo di una sorta di mana, da combinare poi con le varie forme che l’arsenale può assumere, un elemento cardine del gameplay sono i Tarocchi. Questi attribuiscono dei bonus di partenza per ogni run, ciò ti permette di sperimentare per trovare la combinazione che più si addice di più all suo stile. E se non ti trovi bene? Tranquillo, alla prossima run puoi cambiare e riprovare. Una meccanica che va in combo perfetta con gli amuleti, i quali tornano prepotenti anche in questo capitolo con la loro classica funzione di supporto o per darti qualche piccolo vantaggio vitale.
L’unica cosa che non mi ha colpito è il sistema delle super. Queste abilità, ottenibili da una divinità e potenziabili nel corso della partita, sono per me il vero problema dell’intero gameplay. Lo dico perché, in tutte le ore giocate, sono finito sempre a scegliere esclusivamente la solita abilità, rendendo la meccanica così monotona che, se capita la divinità da cui la ottengo, evito proprio di andarla a prendere. Una volta provate tutte e trovata quella che ti si addice di più, non sceglierai altro.
Non scordiamo di menzionare un altro elemento importante del gioco, ovvero l’interazione con i personaggi. Come per il predecessore, la scrittura dei comprimari si mantiene su livelli altissimi. Ogni personaggio è scritto con così tante sfaccettature che è quasi impossibile non affezionarsi. Che sia al campo base tra una run e l’altra, o proprio nel bel mezzo dell’azione, non vedi l’ora di incontrarli per scambiare due chiacchiere, aumentare il livello di relazione con essi, per scoprire qualcosa di più su di loro, portando alla luce lati del loro carattere che, a prima vista, non ti saresti mai aspettato che avessero. Una sensazione che li fa sembrare quasi umani, anche se stanno dietro a uno schermo, dei veri e propri amici. A tutto questo si unisci una mole di contenuti semplicemente impressionante e ambientazioni del tutto nuove. Tra raccogliere oggetti per il crafting, coltivare piante, girare per l’Oltretomba o andare persino in superficie, il gioco ti sommerge letteralmente di cose da fare.
Le partite sono talmente veloci e il divertimento così puro che ti ritroverai a ripetere la fatidica frase “Dai, faccio un’ultima run”, rimanendo attaccato allo schermo fino a notte fonda. Ma al di là del gameplay, è proprio l’anima dell’opera a restarmi addosso. Se con Zagreus avevamo imparato quanto fosse faticoso scappare dalla propria famiglia, con Melinoë scopriamo quanto valga la pena lottare per salvarla. Hades 2 non è solo un titolo che non stanca mai, ma è una trappola meravigliosa capace di lasciarti un sorriso stampato in faccia ogni singola volta che ci giochi. Supergiant Games è riuscita a prendere una formula già vincente e l’ha espansa a dismisura, creando un mondo in cui è bellissimo perdersi.

