Già dalle prime apparizioni avvenute nell’aprile del 2025, con i primissimi trailer, Donkey Kong Bananza ha catturato subito la mia attenzione. C’era qualcosa che mi dava ottime impressioni, forse il fatto di poter distruggere il mondo di gioco, o forse perché risultava essere un Platform atipico; insomma qualcosa che non potevo ignorare. Quelle prime ottime sensazioni sono state poi confermate pad alla mano all’evento Nintendo Switch 2 Experience tenutosi a Milano. Veder girare il gioco, poterlo giocare veramente, mi ha dato subito l’impressione che il titolo fosse un vero capolavoro. anche se all’epoca l’ho potuto provare solo per pochi minuti, ne sono uscito con la consapevolezza che, appena lasciato sul mercato, ci avrei messo le mani sopra e ci avrei perso le ore. Ed è stato proprio così. Un ritorno in grande stile per lo scimmione amato da tutti, che si presenta con un nuovo modello grafico che ricorda molto quello già visto nel film di Super Mario. L’ambientazione tropicale, tipica delle vecchie iterazioni della serie Country, viene completamente sostituita da un intero mondo sotterraneo, vivo, pulsante e ricco di segreti da portare alla luce.
Ma anche le stesse meccaniche tipiche della vecchia serie sono state accantonate e fatte di nuove. Ora ci troviamo davanti a un Platform in 3D, ma con una caratteristica che lo contraddistingue nettamente dagli esponenti del genere: l’elemento della distruttibilità ambientale. Ma cosa rende unica questa meccanica? Certo, non si tratta di nulla di rivoluzionario nel mondo dei videogiochi in senso assoluto: esistono e continueranno a esistere interazione di questo tipo. Eppure, DK Bananza riesce a meravigliare nella sua pura semplicità, mettendo alla sua mercé l’intero mondo di gioco. Tutto è distruttibile, permettendoti di giocare letteralmente con la mappa stessa. Non sei relegato alla sola superficie: puoi scavare e spingersi in profondità, creare percorsi sotterranei inediti, oppure attraversare una montagna forandola da parte a parte invece di scalarla. È una libertà che trasforma ogni livello in un piccolo parco divertimenti di puro piacere. Ma questa distruttibilità non è fine a sé stessa e non lascia nulla al caso. Ogni elemento del mondo ti spinge a farti delle domande: cosa c’è al di sotto? Dietro quella parete si cela un segreto? E sapete qual è la risposta a questi dubbi? La prendo a pugni.
A rendere il tutto ancora più folle e imprevedibile subentrano le Trasformazioni Bananza. Queste permettono al nostro scimmione di mutare forma e trasformarsi in altri animali, ognuno dotato di poteri specifici che consentono di interagire con il mondo di gioco in modi sempre differenti e creativi. Tutto questo porta alla scoperta di collezionabili sparsi per il mondo, il cui ritrovamento regala una soddisfazione non da poco. La voglia di distruggere ogni angolo della mappa e di scovare nuovi segreti cresce a ogni scoperta, alimentando il desiderio di esplorare ogni singolo centimetro dei vari mondi che costituiscono il gioco.
Se proprio devo trovare un difetto in questo titolo, quello riguarda le boss fight. Le ho trovate troppo facili e spesso ripetitive: molto spesso basta utilizzare una delle trasformazioni a disposizione del nostro gorilla per portare a termine la lotta nel giro di pochi minuti. Da un lato, questo approccio permette di proseguire l’avventura verso il centro del pianeta con estrema continuità e senza frustrazioni; dall’altro, un po’ di difficoltà in più non mi sarebbe affatto dispiaciuta. Ed è proprio questa continua discesa verso le profondità a dettare i ritmi della narrativa. Come da tradizione per la serie, la trama di DK non cerca di essere inutilmente complesso, ma fornisce il pretesto perfetto per l’azione. L’obiettivo del nostro scimmione si traduce in un’inarrestabile e frenetica spedizione verso il centro del pianeta.
Durante la nostra discesa, un altro elemento centrale dell’avventura è senza dubbio la musica. In DK Bananza tutto gira letteralmente intorno a quest’ultima, tanto da intrecciarsi direttamente con il gameplay. Il ruolo di Pauline, infatti, è fondamentale: è proprio la sua musica, e il suo iconico canto, l’elemento necessario per attivare le folli Trasformazioni Bananza. Senza la sua voce, queste potenti mutazioni non sarebbero possibili. Tutto questo si lega in modo affascinante al misterioso “sogno di Pauline”, rendendo la colonna sonora non un semplice accompagnamento, ma la vera e propria anima del gioco. La musica detta i tempi della nostra furia distruttiva, diventando la chiave per avanzare e rendendo ogni roccia frantumata un’esperienza incredibilmente appagante sia da giocare che da ascoltare.
Donkey Kong Bananza è una grandissima lettera d’amore a uno dei personaggi più amati di Nintendo, creata non solo per far scendere la lacrimuccia ai veterani, ma anche per avvicinare un pubblico giovane. La coraggiosa scelta di accantonare i classici canoni per abbracciare un Platform 3D basato su una libertà distruttiva quasi totale si è rivelata una scommessa assolutamente vincente. Il mondo è il vostro parco giochi in cui è impossibile non divertirsi; siete liberi di modellarlo a vostra scelta e cercare tutte le banane di cui va ghiotto il nostro scimmione preferito. Se avete una Switch 2, questo è senza dubbio uno di quei titoli che non può assolutamente mancare nella vostra libreria. Preparatevi a scaldare le nocche: il viaggio verso il centro del pianeta vi aspetta.

