Recensioni

Guano Padano – Americana

Claudio Donatelli

Musica strumentale dove a cantare sono soprattutto le chitarre con i loro riff western, acustiche, elettriche, soprattutto suoni vintage, tutti registrati ad arte per riproporre un’istantanea in bianco/nero, di storie e poesie

Quando la letteratura, il cinema, la musica si contaminano, si infettano reciprocamente fino a non riconoscerne più i confini, si capisce fino in fondo il reale senso dell’arte. L’esprimere emozioni e far vivere alle persone esperienze sempre diverse e forti. Spesso non importa la provenienza geografica del linguaggio scelto, se gli artisti sono in grado di toccare le giuste corde, la forma importa poco.
Quanto detto introduce proprio il nuovo disco di una band tutta italiana, i Guano Padano, che al terzo lavoro in studio decidono di mettere in pratica un vero salto triplo di maturità, con il titolo Americana. Da poco uscito in Italia su Ponderosa Music & Art e altrove su Ipecac Recordings (etichetta di Mike Patton). La presentazione al disco contenuta sull’artwork svela tutte le coordinate culturali di questo lavoro discografico, il termine Americana viene preso in prestito da un progetto letterario di Elio Vittorini risalente agli anni ’40 del Novecento. In questa antologia vi erano raccolti testi di ben 33 narratori americani, per l’occasione tradotti da Cesare Pavese, Eugenio Montale, Alberto Moravia. Un immaginario che descriveva di un mondo lontano, dagli immensi spazi, di terre desolate, calpestate da personaggi coraggiosi, solitari, primitivi.
Il crossover di generi che i Guano Padano ci propongono con Americana riesce a pieno, soprattutto perché gli autori Alessandro Stefana (chitarra), Danilo Gallo (basso), Zeno De Rossi (batteria), hanno studiato attentamente quella letteratura del secolo precedente, hanno visto la filmografia e ascoltato le colonne sonore dei tanti film da lì provenienti. Nel disco sono presenti anche artisti di grande valore come Joey Burns (Calexico) e Mark Orton (autore della colonna sonora del film Nebraska di Alexander Payne).
Musica strumentale dove a cantare sono soprattutto le chitarre con i loro riff western, acustiche, elettriche, soprattutto suoni vintage, tutti registrati ad arte per riproporre un’istantanea in bianco/nero, di storie e poesie. Assolutamente da non perdere una delle limitatissime copie in vinile, 300 numerate, con le prime 100 in color argento!

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