Morto un Papa se ne fa un altro, o meglio se ne fa un’ennesima incarnazione. Questo è il verbo di Tobias Forge, deus ex machina dei Ghost, band svedese pervasa da un tenebroso alone di culto, che per questo sesto lavoro ha scelto l’alter ego di Papa V Perpetua. Sì perché, per chi non lo sapesse, per ogni album del suo gruppo, l’artista si immedesima nell’identità di una nuova personalità ecclesiastica.
La celebrazione comincia con il classico canto messianico che ci introduce a “Peacefield”, un brano strettamente collegato alla corrente AOR statunitense, che vedeva i Journey tra i massimi esponenti. “Lachryma” segna il congedo dall’occultismo per andare in una direzione che favorisce l’anima pop del collettivo. La perdita dell’oscurità agevola composizioni come “Satanized”, uno dei singoli dell’album, che risulta catchy nonostante le chitarre bombardino pesantemente ogni nota del brano. La delicata “Guiding Lights”, giunge in punta di piedi come lo scambio del gesto della pace, mentre le sei corde svolgono la funzione di raccordo con uno dei classici del repertorio della band, quella “He Is”, cavallo di battaglia del loro terzo album Meliora del 2015.
L’elemento sorpresa non viene meno ed è attestato dal fatto che uno dei pezzi più metal del lotto, “De Profundis Borealis” è inaugurato da un malinconico pianoforte. Lo stupore dura poco ed evapora definitivamente con “Cenotaph”, ennesimo (riuscito) episodio che cavalca i connotati peculiari dell’hard rock. Il riff sabbathiano di “Missilia Amori” e il chorus con quell’assillante <<There! There!>> di “Marks Of The Evil Ones” sono ulteriori passaggi che hanno il fine ultimo di farci apprezzare la qualità generale della proposta musicale.
La conclusiva “Excelsis” marcia lenta fino ad arrivare ad un bridge che irradia con una luce benedetta tutto ciò che fino a quel momento era rimasto nell’ombra, rigenerando un sound all’apparenza stanco e demotivato.
La messa è finita. Rendiamo grazie ai Ghost.
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