Interviste

Dennis Stratton – Intervista

Giovanni Panebianco

“Non c’era una vera amicizia tra me e gli Iron Maiden, né la possibilità di instaurare rapporti umani, perché lavoravamo sempre. Essendo sempre così occupati non avevamo molte possibilità di diventare amici intimi, ci conoscevamo e ci frequentavamo solo per via della band”

Era il 1980 quando uscì il primo omonimo disco degli Iron Maiden, un contributo notevole per lo sviluppo del movimento New Wave of British Heavy Metal. In quell’album si può ascoltare la chitarra istrionica di Dennis Stratton, che fece parte della band fino all’ottobre dello stesso anno.
Il mese scorso il musicista inglese è venuto in Italia per un piccolo tour, le cui prima due date si sono svolte allo Stammtisch Tavern di Chieti Scalo il 23 e il 24 gennaio, riproponendo i classici degli Iron Maiden con i Maiden Division, talentuosa cover band abruzzese. Impossibile non incontrare una leggenda simile faccia a faccia.

Come entrasti negli Iron Maiden? Conoscevi già la loro musica?
Non conoscevo la loro musica. In quel periodo suonavo in una band chiamata R.D.B. e spesso ci esibivamo in un pub nell’est di Londra, nel West Ham, chiamato The Bridge House. Una sera vennero Steve Harris e Dave Murray ad assistere a un nostro spettacolo. Loro sapevano della mia esperienza live perché ero stato in tournée con gli Status Quo negli anni settanta in Europa e Scandinavia. In sostanza, quando ho firmato l’accordo con la EMI, i Maiden erano alla ricerca di qualcuno che potesse entrare nella band come chitarrista e cantante, un artista già rodato e pronto per registrare l’album.

In che rapporti sei attualmente con gli Iron Maiden?
Vedo ancora Steve Harris. Spesso parliamo al telefono soprattutto di calcio, tifiamo entrambi per il West Ham. A volte ci incontriamo per un drink e vado a vedere i loro concerti.

Quest’anno ricorrono i 40 anni del primo album. Quale canzone al suo interno preferisci e perchè?
La mia canzone preferita è “Phantom of The Opera”, ragionevolmente perché quando l’ho ascoltata per la prima volta era con una sola chitarra ed era una canzone molto lunga, con diversi cambi di tempo. Quindi quando ho ricevuto la cassetta da Steve ho inciso prima una, poi due e infine tre chitarre, rendendo quella registrazione il mio miglior lavoro di sempre.

Come la New Wave of British Heavy Metal soppiantò il Punk?
Non userei il termine “soppiantare”, piuttosto direi che cominciò una sorta di convivenza. La scena Punk risale al 1978-1979 ed era molto sviluppata in Inghilterra. Solo quel tipo di band suonavano in giro per i locali in quegli anni, ma nonostante questo anche l’Heavy Metal cominciò la propria ascesa in sordina, tagliando fuori e lasciando indietro tutti i gruppi Rock, ritenuti obsoleti.

Quali sono le differenze tra gli Iron Maiden e gli altri gruppi in cui hai militato?
Innanzitutto con gli Iron Maiden il sound era più pesante, più heavy, e c’era di mezzo il business. Non c’era una vera amicizia tra noi né la possibilità di instaurare rapporti umani, perché lavoravamo sempre. Essendo sempre così occupati non avevamo molte possibilità di diventare amici intimi, ci conoscevamo e ci frequentavamo solo per via della band. Con i Praying Mantis fondamentalmente era la stesso. Con i Lionheart invece siamo diventati come fratelli.

So appunto che è in cantiere un nuovo disco con loro. Ce ne puoi parlare?
Con i Lionheart abbiamo appena firmato un grande contratto di management con la Dolphin, una società tedesca, e speriamo di terminare il nuovo album entro aprile. Non posso aggiungere altro.

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