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Interviste

Patrizia Cirulli, Intervista

Claudia Erba
Scritto da Claudia Erba

“Amo molto le voci che raccontano una storia già solo ascoltando il loro suono e il loro colore”

Un’ autenticità schiva e misurata sembra essere la cifra stilistica della cantautrice milanese Patrizia Cirulli– collaborazioni, tra gli altri, con Fausto Mesolella, Mario Venuti, Pacifico, Paolo Bonfanti, Sergio Cammariere, Vince Tempera-, esponente di un’aristocrazia vocale, e più in generale artistica, à la Joni Mitchell.
Finalista al Premio Tenco 2013 nella sezione interpreti con il disco Qualcosa che vale, rilettura in chiave acustica dell’album E già di Battisti, nel 2016 ha pubblicato, con Egea Music, Mille Baci, che sembra esaltare l’interferenza costruttiva di poesia e musica.
L’ interplay armonico tra i due codici regala, nella sovrapposizione, un quid pluris rispetto alla sostanza originaria; un’intensità maggiore che si nutre di evocazioni franche, al di là di sterili esercizi stilistici.
Cirulli dispiega una vis ieratica anche nell’esplorazione di certo repertorio sanremese (si ascolti il recente Sanremo d’Autore, Egea Music) che, filtrato da una sensibilità neoromantica e punteggiato da morbide divagazioni jazzy, rivela sfumature inedite.

Lei è stata finalista al Premio Tenco 2013 nella sezione interpreti con il disco Qualcosa che vale, rilettura dell’album E già di Lucio Battisti. Rivisitare in chiave acustica un disco essenzialmente elettronico, sorretto dagli arrangiamenti synth-pop di Greg Walsh, sembrerebbe, in un certo senso, una scelta coerente con lo spirito di Scrivi il tuo nome e, più in generale, di un album di svolta…o sbaglio?
In questo album di Battisti ci sono delle canzoni molto belle e particolari, che si discostano dal repertorio più conosciuto del musicista. Canzoni vestite, appunto, da arrangiamenti elettronici e da un impatto sonoro che va a creare una rottura rispetto al passato. La scelta di reinterpretare questo album in chiave totalmente acustica si va a collocare nella voglia di scavare fra l’elettronica e andare a recuperare l’essenza dei brani, nella loro parte melodica e nel significato del testo.
C’è una grande profondità nei temi che si ritrovano nell’album, una ricerca introspettiva, a volte anche spirituale. Ci sono dei momenti ipnotici e meditativi. Mi piace entrare nel senso profondo delle parole, nel significato del testo e riproporlo seguendo questa linea.
Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale”, recita la prima frase del brano che apre l’album.
Credo che questa sia una magistrale intuizione, da tener presente nella vita quotidiana di ognuno di noi.
In “Qualcosa che vale”, suonano alcuni fra i migliori chitarristi italiani fra cui Fausto Mesolella, Luigi Schiavone, Paolo Bonfanti, Massimo Germini, Andrea Zuppini, Carlo Marrale e anche Pacifico e Mario Venuti.
Prezioso il loro contributo musicale che ha portato originalità e nuova luce ad ogni brano dell’album.

Nel gennaio 2016 è uscito l’album Mille Baci (Egea Music), i cui testi sono firmati da autori quali-per citarne solo alcuni-Garcia Lorca, Catullo, Merini, Quasimodo, D’Annunzio.
Al festival Parola Cantata 2011 ha presentando Forse il cuore, poesia di Quasimodo da lei musicata; nello stesso anno ha vinto il contest Suona la poesia 2011, indetto dal Festival Internazionale di Poesia di Genova e dal MEI. 
Nell’era della contaminazione dei codici artistici il matrimonio musica/poesia è ancora ben saldo?

Mi sono avvicinata al mondo della poesia in musica proprio grazie a “Forse il cuore” di Salvatore Quasimodo. E’ la prima poesia che ho musicato in forma canzone.
Un incontro che mi ha cambiato la prospettiva, in quanto come cantautrice sono sempre partita dalla composizione musicale per poi arrivare alle parole. Qui si parte, invece, dal testo.
Non pensavo fosse possibile. Ho scoperto una straordinaria possibilità, ascoltando il suono delle parole e il loro significato per poi tradurlo in musica. E’ una questione di “mettersi in ascolto”, per quanto mi riguarda. Con questo primo “esperimento” ho vinto il Premio Lunezia, ed è stato un momento molto emozionante per me.
Da qui, mi sono fortemente appassionata a questa nuova modalità e ho musicato molte poesie di grandi poeti, trasformandole in vere e proprie canzoni. Non si tratta di accompagnamento musicale, ma di approcciarsi alle poesie come fossero testi di una canzone. Nel fondo la poesia e la musica nell’antichità erano unite.
Non tutti i testi si prestano ad essere musicati, la mia ricerca si è svolta anche in questo senso, scegliendo le liriche più adatte e più “musicali”, avvicinandomi ad ogni opera con grande rispetto e avvicinandomi il più possibile ad ascoltare il suono di di ogni poesia.

Il suo ultimo album, Sanremo d’Autore (Egea Music), nel quale rilegge-tra gli altri- alcuni brani di Vasco Rossi, Tenco, Lauzi, Luigi Marielli e Fabrizio De André, la vede di nuovo nella veste di interprete. Tuttavia nelle sue riletture sembra esserci sempre un elemento di invenzione ed esplorazione vocale che le allontana dalla mera esecuzione, avvicinandole al processo compositivo…è anche merito dell’amore per il jazz?
In questo album ci sono canzoni che hanno partecipato al festival di Sanremo negli anni, accomunate dal fatto di non essere state valorizzate nella classifica di votazione del festival ma di aver avuto poi successo o comunque essere rimaste nel cuore degli ascoltatori.
Sì, in effetti mi piace filtrare i brani che vado ad interpretare seguendo il mio sentire, senza perdere di vista la versione originale. Come nel caso dell’album di Battisti, anche qui ho preso la chitarra e ho vissuto una ad una ogni canzone…andando a scavare, sentire, percepire…e a trovare la mia versione del brano, ma in modo molto naturale, senza creare artifici.
Sono momenti magici, in effetti somigliano a quei momenti in cui si compone e si crea una sorta di magia nell’aria…e probabilmente sì, c’è anche un rimando all’amore per il jazz!!

Il video di Un altro posto nel mondo (duetto con Mario Venuti contenuto in Sanremo d’Autore, N.d.R.), per la regia di Gianpaolo Stangoni, è stato parzialmente girato ad Alghero, all’interno della Torre di Sulis, per l’occasione allestita dal designer Guido Beltrami. Sempre In Sanremo d’Autore rilegge Pitzinnos in sa gherra dei Tazenda. Ha un legame privilegiato con la Sardegna?
Il brano dei Tazenda è un gioiello, una grande emozione poterlo interpretare. Mi accompagna al bouzouki Giorgio Cordini (musicista di Fabrizio De Andrè negli ultimi dieci anni di carriera dell’artista). Ne è uscita una versione che si avvicina allo spirito di quella che può essere un’invocazione, una preghiera. Credo uno dei momenti più belli del disco.
Il video del primo singolo è stato girato in parte ad Alghero, città che amo molto e che frequento da molti anni ormai. Sono molto affezionata alla Sardegna, una terra meravigliosa!
Bellissimo l’allestimento curato da Beltrami e attenta la regia di Stangoni, entrambi artisti sardi.
Fra l’altro a breve uscirà il secondo singolo estratto da “Sanremo d’Autore”. Si tratta di “Il tuo amore”, brano di Bruno Lauzi che interpreto insieme a Sergio Cammariere. Anche questo video è stato curato da Gianpaolo Stangoni insieme a Riccardo Melosu. Il video è stato girato a Roma, ma alcune riprese sono state effettuate in Sardegna.

La sua vocalità sembra inglobare anche una polarità androgina e ricordare certe sfumature timbriche della songwriter di Cleveland, che più volte ha dichiarato di apprezzare…oltre a Tracy Chapman c’è qualche altra voce femminile irrinunciabile nella playlist ideale di Patrizia Cirulli?
Amo molto le voci che raccontano una storia già solo ascoltando il loro suono e il loro colore…La voce è il nostro biglietto da visita.
Direi che non possono mancare Nina Simone, Annie Lennox, Billie Holiday.

Intervista di Claudia Erba
Foto di Valeria Bissacco

 

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Claudia Erba

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