Ho il piacere di presentare ai lettori di SOund36 la band Push Button Gently, attiva da molti anni sulla scena indie rock. Da una sponda del lago di Como, sfiorando il brit rock e il noise americano con un tocco molto originale e in continua evoluzione. Di recente uscita il loro sesto album “Oh My” che invito ad ascoltare con cura.
Come nascono i Push Button Gently?
Sono nati per caso, o forse no, diciamo per caso e necessità, ormai venti anni fa. Si trattava fondamentalmente di una sorta di mini collettivo dedito alle improvvisazioni, tra un bicchiere di whisky, cassette con brani di Mark Lanegan, Sonic Youth, Jimi Hendrix, Verbena, Nirvana, PJ Harvey e molti altri come sottofondo, un camino acceso e tante idee per eventuali canzoni. Il vero gruppo è nato boh…a memoria nel 2009, eravamo un trio: due chitarre e batteria. Poi, da lì, mille evoluzioni, dischi, concerti, fino alla formazione di oggi, ormai solida da quasi sei anni.
Quali sono stati nel tempo i vostri principali ascolti e punti di riferimento artistici?
Impossibile rispondere, nel senso che si è sempre fortunatamente evoluto, non ci siamo mai fermati ad ascoltare un qualcosa in particolare, non ci siamo mai fossilizzati, abbiamo sempre esplorato qua e là, su e giù. Abbiamo cinque gusti differenti, magari non troppo diversi, molto lo condividiamo in fatto di gusti musicali, ma siamo cinque persone che assaporano influenze varie. The Beatles sono un’influenza molto comune, poi mille altri nomi, ma davvero mille. Per citarne cinque: Tropical Fuck Storm, Millionaire, Queens of the Stone Age, Fiona Apple e Blur…ma proprio a caso!
Attualmente a cosa state lavorando?
Il nuovo disco si chiama OH MY uscito da poco, il 17 aprile 2026. È frutto del primo vero lavoro creato tutto assieme con questa line up. È nato totalmente in saletta, come del resto abbiamo sempre fatto, a parte con il precedente album Black Pop che ha avuto una genesi molto meno diretta rispetto alle nostre abitudini. Abbiamo escluso alcuni brani nati dalle sessioni, ma che sicuramente avranno modo di farsi sentire in futuro tra Ep (maybe) e live. È stato un lavoro profondamente stimolante in toto, anche da un punto di vista non prettamente musicale, ad esempio per lo shooting con Giorgio Bordoni che ha collaborato al video del primo singolo “Siren” e alla grafica con Riccardo Camin. Sono stati decisamente parte essenziale del team.
Quanto conta per voi la dimensione live e quanto la vostra zona risponde a questo?
La dimensione live è linfa vitale, è stimolo, è sicuramente un altro motore per una band come la nostra, anche se ci piace non poco stare rinchiusi nelle nostre quattro mura e non curarci del contorno. La nostra zona? Calcolando che come base siamo a Menaggio (CO), il nostro territorio non risponde un granché. Non c’è molto, a parte qualche sporadico tentativo, è un luogo abbastanza imbarazzante come spazi e iniziative, manca un live club e non c’è molto interesse. La musica live non ha mai avuto buon alloggio qui da noi. Appena metti il becco fuori (non per forza nelle grandi città) senti già un qualcosa di differente. Qua, a parte, come detto sporadici tentativi, come “Il Macello” di Naggio (frazione di Grandola ed Uniti), è sempre stato un fallimento, non solo musicalmente parlando, ma anche per altre sfumature dell’arte. La pandemia inoltre, ha lasciato logicamente il segno anche in questo caso con la chiusura o il ridimensionamento di tanti locali, ma questo non è successo solo qui da noi.
C’è un posto o realtà che amate particolarmente e dove vorreste suonare?
No, nel senso che in qualsiasi posto è ok, basta trasmettere quello che vogliamo con la nostra energia, a pieno regime. Quindi: “dove vorremmo suonare”? Ovunque, perché no?!
Line up:
Julio Speziali: voce, chitarra, basso.
Gabriele Fazzini: basso, cori, chitarra.
Timothy Van Der Gen: batteria.
Natale De Leo: piano, synth.
Nicolò Bordoli: chitarra, cori.

