Interviste

Le Sacerdotesse dell’Isola del piacere

Un disco nato principalmente da improvvisazioni e spontaneità. Sette storie, una stessa ipersensibilità.

Interessante intervista alla band piacentina Le Sacerdotesse dell’Isola del piacere. Il 25 settembre è uscito il loro quinto album dal titolo Ipersensibilità: sette istantanee registrate in presa diretta e mixate nello studio di amici. Un disco nato principalmente da improvvisazioni e spontaneità. Sette storie, una stessa ipersensibilità. Scopriteli qui.

Potreste raccontarci com’è nato e si è sviluppato il vostro progetto musicale e a cosa è dovuta la scelta del nome?
Le sacerdotesse nascono come duo Fabrizio/Enrico nel 2009. Dopo poco diventano un trio (+basso) e nel 2014 esce TUTTO. Subito dopo entra Federico alla chitarra e nel 2016 esce Interpretazione dei Sogni. I due anni successivi, dopo un cambio al basso, sono stati dedicati prevalentemente ai live e nel 2018, per motivi vari, si è deciso di non suonare più dal vivo, ma senza smettere di scrivere. Nel 2020, poco prima della pandemia è stato registrato Alle onde e in quegli anni si è continuato a non suonare dal vivo, senza particolare impegno. Rimasti in 3, Federico passa al basso e la formazione si stabilizza. Nel 23/24 esce 2002 e, grazie ad alcuni amici torinesi, si torna a suonare dal vivo nel 2024…da qui è ripartito un po’ tutto, con grande calma. Oggi la formazione è composta da Fabrizio alla voce e chitarra, Federico al basso, Enrico alla batteria. Il nome è un richiamo a una fatica di Asterix ne “Le 12 fatiche di Asterix” in cui le protagoniste sono appunto le Sacerdotesse dell’isola del piacere. Di certo la scelta è legata ai nostri ricordi d’infanzia, ma anche al fatto di non prendersi troppo sul serio.

Quali sono stati i vostri primi riferimenti in ambito artistico e cosa amate di più ascoltare in questo periodo?
Non c’è mai stato un riferimento in particolare, ovviamente siamo sempre stati amanti di un certo tipo di sonorità che ci accomuna (Karate, Dinosaur Jr., Motorpsycho, Low, Yo la Tengo, ecc) ma ognuno ha le sue passioni e sue derive musicali, anche a seconda del periodo. Riporto un po’ di cose ascoltate parecchio in questo periodo, anche di band emergenti che ci è capitato di incontrare: Westside Cowboy, Tapir!, Cloud Nothing, Broken Social Scene, Còlgate, Un Sole.

Se doveste parlare della genesi di un vostro album, cosa direste?
Quasi sempre i nostri album sono una fotografia del periodo musicale che stiamo vivendo. Negli ultimi anni suoniamo molto più liberamente, molte parti sono il risultato di improvvisazioni e tutto nasce in modo molto spontaneo. Quando sentiamo che le canzoni iniziano ad essere “Canzoni”, capiamo che è arrivato il momento di registrare qualcosa di nuovo.

Quali sono le principali tematiche che volete veicolare attraverso i vostri testi?
Le tematiche presentate sono introspettive, o meglio dei paesaggi interiori, oppure eventi della quotidianità spiegati tramite la potenza delle metafore o titoli rubati alla letteratura.

Il vostro nuovo disco s’intitola Ipersensibilità. Che valore riveste per voi questa parola nella vita e associata alla musica?L’ipersensibilità nella musica e nella vita sono, più o meno, la stessa cosa. La frase è “Volevo l’ipersensibilità” e ora che l’ho avuta devo farci i conti o almeno usarla bene, come un super potere.

Cosa avete in programma per i prossimi mesi? Avremo il piacere di vedervi dal vivo?
Certo, abbiamo qualche live in programma, il prossimo a “casa” al circolo Vinilica insieme agli amici Mary Star. E poi si vedrà.

LINE UP:

Fabrizio Lusitani: voce e chitarra

Federico Pagani: basso

Enrico Scrivani: batteria.

 

 

About the author

Annalisa Michelangeli

Annalisa non vivrebbe un giorno senza parole e
musica. Perde ogni cosa, ma non i concerti che ama.
Curiosa, ama viaggiare.

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