Gradita intervista a Eva Milan, musicista, scrittrice e giornalista indipendente. Recente l’uscita del suo quarto album “Real” (SubTerra Label). Abbiamo parlato dei suoi esordi, passioni e influenze letterarie. Vi lascio alle sue parole e consiglio l’ascolto.
Quando ti sei avvicinata alla musica e come si è sviluppato il tuo percorso artistico nel corso degli anni?
Che io ricordi, la musica c’è sempre stata. In casa mia, nei primi anni settanta, si ascoltavano i giganti rock dell’epoca, mio papà ascoltava il Jazz… a sei anni studiavo il piano ed ero già una fan di David Bowie, ahah. A quindici, mio padre mi regalò un basso e questo regalo mi ha portata dritta all’esperienza della mia prima band, insieme al fratello animico e guru romano del garage, Massimo Del Pozzo. Un incontro del destino… erano gli anni del Post Punk, della New Wave, dei Cure, i Joy Division, i Killing Joke. Credo di aver assorbito la musica a 360 gradi, ma il Post-Punk mi ha segnata e poi la sua evoluzione degli anni ’90. All’epoca avevo una band punk-rock, i Nemesis, eravamo fan dei Nirvana, dei Soundgarden… con loro ho iniziato a fare concerti tra il ’92 e ’96. A Roma era un momento in cui se eri fortunato a trovare uno spazio dove fare musica originale, riuscivi a suonare davanti a un pubblico numeroso e scatenato. Non credo di essermi mai divertita tanto come allora a stare su un palco! Poi, a metà degli anni novanta, al ritorno da Seattle, ho iniziato a suonare con gli Stoika, una band più hardcore e per la prima volta ho sperimentato la scrittura dei testi in italiano sull’hard rock, cosa ancora abbastanza rara all’epoca nell’underground… Dai duemila in poi, sono andata avanti con i miei progetti solisti. Questo se da una parte mi ha posto più difficoltà a trovare una band stabile, dall’altra mi ha dato la libertà di sperimentare la contaminazione tra generi, dal cosiddetto indie rock alla world music, ad esempio, soprattutto a livello di sperimentazione vocale. Ma l’anima punk credo sia stata sempre la mia costante.
Puoi raccontarci come nasce un tuo disco, parlando della composizione dei testi e della musica?
In passato nascevano con la band, era il prodotto naturale di un ciclo di produzione dei brani… Dagli anni duemila in poi, sono sempre nati da un lavoro solitario, anche se in seguito i brani venivano suonati o registrati con la formazione che avevo in quel momento, ma registrare un disco è stato quasi sempre un rito creativo solitario e intimo per me. Ho passato anni a registrare ogni giorno, dai brani già finiti alle improvvisazioni… Kali Yuga che è uscito nel 2015 ha preso forma quasi interamente da improvvisazioni che ho registrato di getto ed elaborato in un secondo tempo per dargli una forma. Anche i testi in KY sono quasi tutti nati di getto. È un disco che ho completato in pochissimo tempo, nel giro di un mese, suonando quasi tutti gli strumenti da sola. Al contrario, Real è una raccolta di brani che ho iniziato a registrare dieci anni fa, dopo KY, alcuni anche prima, brani che erano rimasti nel cassetto per i più svariati motivi. Casualmente alcuni mesi fa ho riacceso il vecchio pc e mi sono resa conto che lì dentro c’era un disco intero da finire!
Riguardo al nuovo album “Real”, ci sono state novità in ambito compositivo e per quanto concerne le tematiche?
Le novità in senso strettamente compositivo in Real riguardano in particolare “New World”, “They Killed a Star”, “Front”, ma anche quelli, come gli altri, nascono da bozze di registrazioni che avevo lasciato incompiute… l’intero disco è stata una rielaborazione e rivisitazione, anche in senso compositivo, di “appunti”, per così dire, lasciati in sospeso negli anni. Poi, siccome nell’arco degli anni il tuo vissuto e la tua percezione cambia, insieme alla tecnologia di produzione sonora, alcuni sono diventati qualcosa di completamente diverso da ciò che erano in origine, tranne forse per un paio di brani, “Acrobati”, a cui però ho aggiunto un testo abbastanza recente e “Wonderful”, un brano riesumato dal lontano 1992 in ricordo di due amici fraterni con cui all’epoca l’avevamo composto e registrato, il pittore Guido Cozzi e l’armonicista Leno Landini, entrambi recentemente scomparsi; questi due brani sono rimasti sostanzialmente identici alle versioni originali, tranne per la post-produzione necessaria per aggiornare i suoni. Poi, ho voluto “restaurare” due brani dei miei Stoika risalenti al 1998, perché a mio avviso meritavano una riedizione più attuale. La parte più attuale del disco riguarda senza dubbio i testi, quasi tutti interamente riscritti e ricantati appositamente per il disco.
I temi riguardano inevitabilmente la mia visione del contemporaneo, sul mutamento antropologico e cognitivo da cui ci troviamo travolti, temi che avevo affrontato anche nella distopia della mia saga di Nemesis dieci anni fa.
Alla musica unisci la passione per la scrittura. Quali sono le tue influenze letterarie e cosa desideri comunicare con le parole?
Le mie influenze letterarie, curiosamente, riguardano più la poesia e la saggistica che la narrativa. Sul piano narrativo ho sempre letto un po’ di tutto, prediligendo la letteratura cult americana. Poi, come tanti all’epoca no global, mi hanno affascinato i Wu Ming. Non per fare necessariamente un collegamento, ma oggi uno dei miei scrittori “idoli” è l’italianissimo Giuseppe Genna, ma anche il suo corrispettivo d’oltreoceano De Lillo (spero che Genna non salti dalla sedia per questo parallelo, nel senso della sua cronica umiltà!).
Amo leggere i testi intensi di questi sperimentatori d’avanguardia del testo, in cui ogni passo raccoglie un mondo di significato, una visionarietà, proprio come nella poesia o nel testo di un brano musicale. Esistono tantissimi scrittori contemporanei che portano avanti queste avanguardie letterarie, molto poco conosciuti. Uno di questi è sicuramente il musicista-scrittore Pieralberto Valli.
Cosa desidero comunicare è una bella domanda… più che comunicare, credo sia il compito dello scrittore testimoniare l’epoca che si sta vivendo.
Quali sono i tuoi attuali impegni musicali e cosa è previsto prossimamente?
La verità è che non ne ho la più pallida idea. Vivo il tutto nel Qui e Ora. Real è stata una creatura inaspettata per me, poiché avevo accantonato la musica da una decina d’anni per cause di forza maggiore… ora ho la sensazione di dover lasciare sempre una porta aperta a tutto, senza aspettative né preclusioni. I miei programmi erano per lo più focalizzati nella scrittura di due romanzi, la pubblicazione di Real mi ha letteralmente spiazzata!

