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NICCOLò FABI – TRADIZIONE E TRADIMENTO

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Fabi parla al cuore non in modo retorico, ma diretto ed essenziale e che forza in qualche modo l’ascoltatore a darsi una risposta nel centro esatto della propria coscienza

Sinceramente, trovo straordinario il percorso artistico di Niccolò Fabi e chiedo venia in anticipo se per raccontarvelo mi dilungherò, rispetto ai soliti standard. Ancorché nelle sue canzoni, sin dagli esordi, siano sempre stati presenti gli elementi che lo caratterizzano quali: l’introspezione, la sensibilità – spesso aperta al sociale – ma soprattutto l’intimità, negli ultimi anni si è assistito ad una sorta di amplificazione totale di questi tre livelli accompagnata da una progressiva crescita della bellezza delle sue melodie. Inutile negare che le sue vicende personali di cui tutti siamo a conoscenza hanno influito inevitabilmente nell’accelerare questa sua evoluzione, ma è altrettanto vero che non sempre accade che quando la vita ci travolge con le sue bordate, si riesca poi a tirar fuori il meglio di noi, come è oggettivamente accaduto a lui.
L’album che evidenziò la svolta a mio avviso fu Ecco (del 2012), dove dietro ogni canzone c’era la presenza della sua piccola Lulù e la relativa elaborazione del lutto, ma non fu certamente meno “estremo” neanche il successivo gioiellino acustico intitolato Una somma di piccole cose (2016) che rappresentò un po’ l’apice della trasformazione di Fabi, e dopo il quale decise di prendersi una pausa di riflessione. Fortunatamente per noi, l’esigenza di aprirsi agli altri e di comunicare deve essere stata troppo forte per allungare ulteriormente questo periodo sabbatico e così in questi giorni ha pubblicato Tradizione e tradimento che, al contrario di quanto possa evocare il titolo, in realtà non tradisce affatto le aspettative di chi, come il sottoscritto, attendeva un nuovo lavoro da parte sua.
Quando ho ascoltato Io sono l’altro – singolo apripista – ho trovato la conferma di ciò che pensavo già da un po’ e che ovviamente non ha la pretesa di essere una sentenza, ma resta una personalissima opinione: Niccolò Fabi è attualmente il cantautore più interessante del panorama musicale italiano. In questa canzone, ad esempio, è condensato quanto di meglio si possa chiedere: musica acustica, ma sporcata il giusto da tocchi elettronici, una melodia coinvolgente ed avvolgente nonché, dulcis in fundo, un testo che commuove ed emoziona fino a togliere il fiato. Al riguardo, non so quanti artisti sarebbero capaci di rendere poeticamente in modo così spiazzante il concetto del “sapersi mettere nei panni dell’altro”, senza cioè giudicarlo, aggredirlo, sbeffeggiarlo, come ormai siamo tutti abituati troppo spesso ad assistere nella nostra società (a partire dai post sui social). Avviene spesso ogni qualvolta si parla di qualcuno che ha fatto scelte diverse dalle nostre o è un estraneo alla nostra comunità oppure, ancora, sostiene posizioni radicalmente differenti. Ma anche, non di rado, quando riteniamo con mal celata invidia che qualcuno sia stato baciato dalla fortuna rispetto a noi, magari solo a livello estetico (il fratello più bello di noi), o per il posto di potere che occupa (il Presidente del Consiglio).
Una canzone quindi che parla al cuore non in modo retorico, ma diretto ed essenziale e che forza in qualche modo l’ascoltatore a darsi una risposta nel centro esatto della propria coscienza, senza sconti.
La conseguenza di ciò diventa un invito implicito a ritrovare tutti maggiore empatia per il prossimo, capendo che in fondo siamo tutti collegati e abbiamo maledettamente bisogno l’uno dell’altro per andare avanti.
Il secondo pezzo D.O.C., che apre l’album e di cui l’artista romano ha anticipato un video live, è Scotta. Qui la musica inizia calma, con il solo pianoforte ad accompagnare la voce di Fabi che ci parla a suo modo (più ermetico stavolta) della sua idea su ciò che dovrebbe accompagnare la vita di tutti e quella degli artisti in particolare: il calore della passione in quel che si fa e nelle decisioni che siamo chiamati a prendere, ma anche la capacità di mettersi in gioco e di prendersi la responsabilità di rischiare nel dire quello che va detto, senza paura, per lottare contro ogni ingiustizia. Anche la coda strumentale, col crescendo che coinvolge tutta la band, è altrettanto splendida. Detto di questi due pilastri il resto di Tradizione e Tradimento è assolutamente in linea con quanto di buono evidenziato fino ad ora anche attraverso episodi chiaramente più strettamente personali, come l’adorabile Nel blu, che parla di un uomo e di una donna che si incontrano quasi per caso su una scogliera immaginaria per raccogliere i cocci delle proprie vite e alla fine si “tuffano” nel mare pieno di onde, allegoria del tentativo di viverne una nuova insieme.
In Amori con le ali (dominata dall’elettronica) Fabi ringrazia tutti i mezzi di locomozione creati dall’uomo, uno ad uno, per la possibilità che offrono di raggiungere altri luoghi e qualcun altro, ma con l’amarezza che in fondo ci stanno contestualmente allontanando da qualcun altro ancora. Il disco si chiude con la title track che descrive la difficoltà, ma anche la sfida, di dover quotidianamente scegliere fra il mantenimento dello status quo e il cambiamento. Dicotomia che parallelamente, a livello musicale, Fabi stesso ha dovuto affrontare nel vestire le sue nuove canzoni potendo optare per la Tradizione (come nel penultimo disco, acustico) e il Tradimento (il suono elettronico). La sintesi fra queste due forze credo sia stata trovata magicamente, regalandoci questo suo nuovo lavoro che non tramonterà facilmente, sono pronto a scometterci.

Articolo di Marco Restelli
Foto di Stefano Ciccarelli

 

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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