Un decennio di attesa si è sciolto la sera del 18 agosto nella maestosa cornice del Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium, a Borgia (CZ), dove Mario Biondi è tornato da protagonista ad Armonie d’Arte Festival, giunto alla XVI edizione, con la tappa calabrese del suo tour This Is What You Are – 20th Anniversary in sinergia con L’altro Teatro e Gf Entertainment.
L’artista catanese ha ritrovato il palco della rassegna guidata da Chiara Giordano, colmando un’assenza che durava dal 2014 per regalare al pubblico una notte indimenticabile.
L’evento ha dato corpo alla linea guida della rassegna, incentrata sul tema Nuove rotte Mediterranee e declinata nella sfumatura simbolica degli approdi: un’idea di mare che supera il concetto di confine per farsi crocevia, punto d’arrivo e ripartenza di storie e linguaggi. Un’immagine che il soul caldo di Biondi ha tradotto in musica, trovando nello scenario solenne delle rovine di Scolacium la cassa di risonanza ideale per il suo timbro inconfondibile.
Ad affiancarlo una compagine di grandissimo spessore, mossa dalla direzione musicale di Max Greco (anche polistrumentista) e dal tocco al pianoforte del maestro Antonio Faraò. La trama melodica ha preso forma con il contributo di Matteo Cutello e Giovanni Cutello alla tromba e al sax, la pulsazione del basso di Ameen Saleem, il groove di David Haynes alla batteria.
Disegnata come un viaggio di celebrazione a vent’anni dall’uscita del singolo che lo ha lanciato in tutto il mondo, la scaletta ha guidato gli spettatori tra i brani storici dell’album Handful of Soul e i grandi classici del suo repertorio.
A rimbalzare tra le pietre millenarie non sono mancati brani come No Show, My Favorite Things, Jeannine, A Handful of Soul (inconfondibile l’impronta del trombettista e flicornista jazz serbo Duško Gojković), Shine On, Love is a Temple, What Have You Done to Me, passando per Fool For Your Love, firmato dal celebre paroliere e drammaturgo statunitense Steven Sater (noto anche per essere stato lo storico co-autore del maestro Burt Bacharach, del quale Biondi ha interpretato pure They Long to Be Close to You).
Sul palco di Scolacium, la grande voce sicula ha mostrato un’inedita verve ironica, stabilendo un dialogo scherzoso e costante con la platea: dal saluto al trombettista Enrico Rava fino al richiamo a una stravagante leggenda che vorrebbe un’origine trapanese per la parola jazz. Particolarmente riuscito l’adattamento in chiave black di Prendila così, toccante omaggio alla scrittura di Mogol e Battisti.
Il viaggio sonoro si è poi snodato attraverso le atmosfere ritmiche di No More Trouble, l’energia di Rio De Janeiro Blues e l’eleganza di Ecstasy, per esplodere nel momento più atteso con la potente e travolgente This Is What You Are.
Con l’album Prova d’Autore (2026), Mario Biondi veste per la prima volta i panni del cantautore in lingua italiana, fondendo l’inconfondibile calore del suo timbro soul con l’eleganza della grande tradizione musicale nostrana (un brano come Lo so rappresenta una parentesi di leggerezza) per poi ricalzare i sandali di matrice soul con Smooth Operator di Sade.
Una prova di maturità che trasforma il passaggio di testimone tra soul americano e canzone d’autore italiana in un’unica, precisa rotta musicale.
Si ringrazia Anna Trapasso per Armonie d’Arte Festival.
Galleria Fotografica: Massimiliano Natale









