Manù (Emanuele) Squillante è un musicista nato a Sarno (SA) e cresciuto tra racconti e note. Il suo universo artistico spazia dal jazz, al cantautorato, all’amore per la poesia. Vincitore nel 2024 di prestigiose rassegne, come il Premio Fabrizio De André e il Premio Gianmaria Testa ci ha raccontato di se e della sua passione per la musica in quest’intervista.
Come nasce la tua predilezione per la musica e la scrittura dei brani? E quali sono state le maggiori influenze?Ho vissuto l’arte in famiglia sin da bambino perché mio padre è un restauratore e scultore, percussionista per passione e mia mamma era una cantante, quindi i miei genitori mi hanno trasmesso i loro diversi gusti musicali: da papà ho preso il jazz, la parte della musica più impegnata, soprattutto il free jazz, da mia madre invece, il cantautorato d’autore, come Tenco, Dalla, Pino Daniele. Fin da piccolissimo ho sperimentato la musica e ho iniziato a suonare la batteria, pianoforte, chitarra, poi la voce mi ha rapito, è stata lo strumento in cui risuonava il me più autentico. Ho studiato al Conservatorio, sia per il canto, che per il pianoforte, ho frequentato un Accademia musicale a Milano, ho iniziato a scrivere poesie, testi liberi, quindi canzoni. Amo la lettura dei testi poetici di Alda Merini, Pablo Neruda, Derek Walcott, Livia Candiani. Ho letto spesso anche Jodorowsky, Coelho, il filosofo francese Jean-Luc Nancy e sono molto felice quando incontro qualche autore nuovo.
Cosa rappresenta per te la musica?
La musica, senza retorica, è davvero tutto. Conoscenza e risoluzione. Con gli anni impari a conoscerti e vedo che ci sono cose che risolvi con la musica, con la canzone. Quando sento che ho qualcosa dentro che mi turba, magari ne parli con diverse persone e ci sono risposte diversificate, però l’atto di scioglimento vero e proprio dei nodi, io personalmente lo trovo quando scrivo e canto la musica.
Come è stato ideato e composto il pezzo: “Vizi e Virtù” corredato da videoclip?
Il brano è nato da una notizia che ho appreso l’anno scorso in agosto di ritorno dalle vacanze. Lessi che in Afghanistan era stato emanato un decreto denominato proprio “Vizi e Virtù” che vietava alle donne di parlare, cantare, dire poesie in pubblico, oltre ad altre cose aberranti in quanto non è solo il divieto della parola in termini fisici, sonori, ma quello di impedire la parte creativa, espressiva, di protesta, ciò significa negare la presenza, la vita. È stato qualcosa di forte che mi ha toccato nel profondo, mi ha turbato moltissimo l’idea di questa donna che non poteva diventare canzone o poesia, allora l’ho resa punteggiatura: “come una virgola faccio una pausa, ma non mi fermo mai come un punto”. Il videoclip è stato ideato da un’artista bielorussa davvero brava che si chiama…. e rappresenta l’essenzialità. Il video è un susseguirsi d’immagini che mostrano una donna dapprima con il velo, quindi senza, che diventa pedina per poi liberarsi in un ampio volo. C’è molto riferimento al testo, senza troppi fronzoli, ma diretto, mira all’essenziale.
Progetti in cantiere e futuri live?
È in corso il tour partito il 12 aprile e abbiamo date nel corso dell’anno. Potete visualizzarle sul sito: www.manusquillante.art; tra le ultime belle notizie, c’è quella che il pezzo: “Vizi e Virtù” è stato selezionato come finalista del Premio Amnesty International, Voci per la Libertà che si è svolto dal 18 al 20 luglio a Rovigo. Tra poco uscirà il mio secondo libro dal titolo: “Trentatré pensieri andarono al vento, tutti e trentatré moltiplicando”, una raccolta di poesie che diventeranno canzoni e il nuovo EP uscito a luglio.

