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La pluripremiata serie di Batman: Arkham (parte 2)

Scritto da Matteo Arcangeli

Come promesso, eccoci tornati nel mondo di Arkham, oggi vi parlerò degli ultimi due episodi della saga. Anche qui, attenzione agli spoiler!

Arkham Origins, il prequel fallito

Dopo il successo di Arkham City la Rocksteady iniziò da subito a sviluppare il finale della trilogia di Arkham, ovvero Batman: Arkham Knight, che verrà terminato solo quattro anni più tardi, in modo da ottimizzarlo per la nuova generazione di console in arrivo, ovvero l’ottava generazione. La WB Games era però preoccupata che un’attesa così lunga avrebbe fatto perdere interesse nella saga e decise di dare il via ad un altro progetto, più corto, in modo da riempire l’intervallo di tempo Arkham City e Arkham Knight. Ovviamente la Rocksteady non poteva occuparsi di due giochi contemporaneamente, quindi lo sviluppo venne affidato a WB Montreal.
L’idea era quella di realizzare un prequel della serie, che andasse ad esplorare le origini della rivalità tra Batman e Joker sfruttando la morte di quest’ultimo come metodo di ingaggio per i giocatori.

Il titolo è ambientato circa otto anni prima degli eventi di Arkham Asylum e si svolge a Gotham City. Batman è in azione solo da due anni e ancora non si è fatto il nome di Supereroe, anche se sta diventando sempre più “famoso”; la polizia non si fida di lui e lo tratta come un criminale.
Durante la Vigilia di Natale il vigilante mascherato è sulle tracce di Black Mask, uno dei boss criminali più potenti di Gotham, il quale ha piazzato una taglia di 50 milioni di dollari su di lui. Dopo alcune ricerche, scopriremo che Black Mask è stato ucciso da un nuovo criminale che si fa chiamare “Joker”, che ha architettato tutto per attirare l’attenzione del Pipistrello. Le sue motivazioni non sono molto chiare, ma Batman capirà presto di non avere a che fare con il solito criminale di Gotham City: per batterlo sarà costretto per la prima volta a chiedere aiuto e dovrà in parte cedere ai suoi ideali.
Una volta localizzato Joker nel Gotham Royal Hotel, scopriremo che il Clown ha ucciso lo staff e preso gli ospiti come ostaggi, piazzando al contempo esplosivi per tutto l’edificio. Seguiremo le tracce del criminale fino al tetto dell’hotel, dove saremo costretti a scontrarci con Bane, il quale rivelerà di conoscere la vera identità del Supereroe. Durante lo scontro la polizia interviene e arresta Joker, ma fornisce a Bane l’opportunità per scappare; egli quindi si dirige verso la Batcaverna per distruggerla ed uccidere Alfred. Batman si precipita alla sua base e trova il maggiordomo in fin di vita, ma riesce a rianimarlo; nel frattempo Joker fa scoppiare una rivolta al penitenziario di Blackgate.
Il protagonista capisce di non potercela fare da solo e stringe un’alleanza con il capitano Gordon. La polizia si riversa sull’isola di Blackgate e blocca i criminali che tentano di scappare, mentre Batman si addentra nella prigione per la resa dei conti. Joker è seduto su una sedia elettrica collegata al cuore di Bane, abbastanza potente da alimentarla: il Pipistrello ha davanti una scelta difficile, uccidere Bane o permettere al suo cuore di caricare la sedia elettrica uccidendo così Joker.
Infine Batman decide di fermare temporaneamente il cuore di Bane per poi rianimarlo (avrà un’amnesia e scorderà l’identità di Batman), in modo da avere il tempo di salvare Joker e di spedirlo al manicomio di Arkham. Sedata la rivolta il capitano Gordon lascerà andare Batman, poiché capisce che è votato al bene della città.

Il titolo viene pubblicato il 25 ottobre 2013, ma nonostante il grande hype vende solo la metà dei suoi predecessori nella prima settimana e si ferma a circa 7 milioni di copie vendute. La community e la critica non sono entusiasti del risultato finale: il gioco non è brutto, ma presenta una serie di errori che lo rendono approssimativo e a tratti noioso.
La storia ha grandi potenzialità: sorprende il rapporto tra Batman e Joker, che sono pieni di similitudini nonostante combattano su fronti opposti, e in generale il comportamento del villain, intenzionato a sperimentare i limiti morali del pipistrello e non ad arricchirsi. Tuttavia spesso la narrazione si perde in buchi di trama e passaggi troppo banali o sbrigativi, che la fanno risultare eccessivamente didascalica e ostacolano il coinvolgimento tipico della serie. Per fare un esempio, all’inizio del gioco viene spiegato che c’è una taglia sulla testa di Batman e che diversi assassini professionisti sono sulle sue tracce, tuttavia questo accade solo durante le prime ore, dopodiché questa linea narrativa viene abbandonata a favore di uno sviluppo più lineare.
Il level design viene criticato per essere poco caratteristico (non sembra di stare a Gotham City, ma in una città qualsiasi), lo stile gotico proprio della serie sembra essere sparito e il mondo di gioco è poco variegato e con molti meno spunti per l’esplorazione.

Per quanto riguarda il gameplay, c’è da dire innanzitutto che Arkham Origins è nel complesso più corto di Arkham City, ma è comunque pieno di missioni ed obbiettivi secondari; questo aspetto, seppure possa sembrare un punto a favore, non viene accolto come si sperava. Tutti questi contenuti risultano non necessari, poiché non aggiungono niente sulla lore o in termini di gameplay e sono completamente slegati dalla storia principale, finendo spesso per essere solo un ostacolo fastidioso. Il gioco è “grande solo per il gusto di esserlo” come dichiara GameSpot.
Il gameplay in generale viene poi considerato una brutta copia di quello di Arkham City, poiché ripropone la ripetitività di Arkham Asylum, ma su scala più grande.

Per finire, diversi bug contribuiscono ulteriormente alla mal riuscita del titolo, come problemi legati al salvataggio dei dati, bug visivi e sonori o l’impossibilità di procedere in alcune missioni.

Arkham Origins tutto sommato ha venduto bene, ma non è al livello degli altri titoli della saga e non riesce a comunicare a pieno la sua storia. Il gioco non viene riconosciuto da Rocksteady come facente parte della serie e per questo non viene incluso nelle varie collector edition pubblicate successivamente, come la più recente Batman: Arkham Trilogy per Nintendo Switch.

Arkham Knight, il gran finale

Siamo finalmente arrivati alla fine di questa serie, senza dubbio il progetto più grande ed importante di Rocksteady. Dopo quattro anni di sviluppo, il 23 giugno del 2015 esce Batman: Arkham Knight, pronto a stravolgere ancora una volta il panorama videoludico.

Il gioco è ambientato a Gotham City nove mesi dopo la morte di Joker. Con la scomparsa del boss criminale più potente della città la situazione sembra essere molto più tranquilla, ma la verità è che tutti attendono con timore che qualcuno arrivi a reclamare quel trono.
La notte di Halloween in un bar viene rilasciata una tossina che spinge i presenti ad uccidersi tra loro e non resta nessun superstite. La polizia non ha neanche il tempo di iniziare le indagini che sugli schermi pubblicitari appare Spaventapasseri, il quale dichiara di aver prodotto lui la tossina e che prima della fine della notte la spargerà su tutta la città. Inizia quindi un’evacuazione di massa, gli unici a restare sono i criminali, la polizia e, ovviamente, Batman.
Il Supereroe arriva alla stazione di polizia e rassicura il commissario Gordon, dopo di ché sale a bordo della nuova versione della sua Batmobile mostrandoci la novità più grande di Arkham Knight: la macchina è un elemento giocabile.

Ci dirigeremo verso la Ace Chemicals, il luogo dove Spaventapasseri sta producendo la tossina. Lì verremo a conoscenza della milizia assunta dal villain per ostacolare Batman, guidata dal “Cavaliere di Arkham”. Il misterioso leader sembra conoscere ogni mossa e gadget del pipistrello, che è messo in seria difficoltà tanto da essere costretto alla fuga.
Tornato in una delle sue basi operative per cercare informazioni sul Cavaliere, il Supereroe ha una visione del defunto Joker che lo invita a smettere di combattere e a passare dalla sua parte. Scopriamo infatti un’altra disgrazia derivata dalla morte del Clown: seppur debellata in Arkham City, la mutazione del sangue di Joker può provocare in alcuni pazienti un graduale cambiamento fisica e mentale, fino a trasformarli in Joker stesso. Batman è uno di questi.

A questo punto si può dire che Batman: Arkham Knight è ufficialmente iniziato. Il gioco ci mette a disposizione un’intera città (la mappa è cinque volte più grande di quella di Arkham City) completamente esplorabile e piena di storie secondarie.

Il gameplay è stato incredibilmente rinnovato, a partire ovviamente dal sistema di combattimento e dai gadget. Il gioco concede molta più libertà in termini di strategia, specialmente per quanto riguarda la furtività, che diventa il punto centrale dell’esperienza. Viene introdotta la “modalità terrore”, che consente a Batman di eseguire un certo numero di eliminazioni istantanee nel momento in cui si rivela ai nemici; questa modalità si carica appunto generando terrore nei rivali, ovvero eseguendo eliminazioni furtive o provocando distrazioni.
I gadget contribuiscono ulteriormente a questa libertà strategica: il Dispositivo di Hacking ad esempio, se negli altri titoli serviva solo ad aprire alcune serrature, adesso diventa anche un fucile in grado di neutralizzare le armi e le torrette nemiche, con la possibilità persino di farle diventare una trappola per i possessori.
L’IA in generale dei nemici è stata resa più realistica, in grado di adattarsi alle mosse del player. Per fare alcuni esempi, i nemici possono cambiare armi e strategie durante il combattimento, piazzando mine e dispiegando droni piuttosto che affrontando il Supereroe a viso aperto con le armi da fuoco. Se il player decide di sfruttare i condotti di ventilazione o gli appigli per essere più furtivo, a lungo andare i nemici se ne accorgono e chiudono, sorvegliano e ricoprono di mine i condotti, prestando particolare attenzione agli appigli, cosicché il giocatore deve muoversi velocemente.

Il Batrampino, che in Arkham City consentiva lo slancio, è stato migliorato e adesso è diventato regolabile in base alla velocità con cui ci si vuole muovere. Tuttavia per quanto riguarda il movimento, la grande novità è appunto la Batmobile.
La macchina ci consente infatti spostamenti veloci in tutta la mappa e permette a Batman di spiccare il volo in corsa per raggiungere i punti più elevati. Tuttavia la Batmobile è molto più che un semplice mezzo di trasporto. È fornita di ogni tipo di arma ed è quindi protagonista di diversi combattimenti ed inseguimenti, addirittura alcune missioni secondarie sono interamente pensate per essere giocate con la Batmobile, come quella in cui dobbiamo disinnescare le giganti mine sparse per le strade della città dalla milizia. Ovviamente non potevano mancare gli enigmi dell’Enigmista da risolvere con l’automobile e persino dei circuiti a tempo (sempre da lui progettati) per studiarne il funzionamento; è evidente l’attenzione degli sviluppatori nello sfruttare a pieno il movement set del veicolo, in grado di derapare, usare il turbo e regolare la sua inclinazione in volo. Dulcis in fundo, la macchina è comandabile a distanza, aspetto utile sia per il combattimento sia per il completamento di alcuni passaggi durante le missioni.

Come abbiamo detto il gioco è pieno di missioni secondarie, composte tutte da diverse fasi in modo da accompagnare il giocatore per tutta la durata dell’esperienza. Alcune di queste sono complementari alla missione principale, come quelle in cui bisogna distruggere i vari avamposti o torri di controllo della milizia, mentre altre hanno una storia tutta loro: dovremo ad esempio analizzare una serie di cadaveri per risalire ad un curioso serial killer, il Professor Pyg o seguire le tracce di uno scienziato trasformato in un pipistrello gigante (Man-bat).

Proseguendo con la storia, mentre Batman fa sempre più fatica a resistere alla trasformazione in Joker, Spaventapasseri diffonde la tossina sulla città. Con l’aiuto di Poison Ivy il Supereroe riesce alla fine a neutralizzare il composto, ma è costretto a confrontarsi con il Cavaliere di Arkham, che ha rapito il commissario Gordon e Robin. Durante lo scontro Batman viene messo nuovamente in difficoltà e si chiede come faccia il Cavaliere a conoscere così bene ogni sua mossa e tattica. Tutto diventa più chiaro quando il villain si rivela come Jason Todd, un ex-Robin creduto morto. Anni prima infatti Joker lo aveva catturato mentre era in missione con Batman che, dopo diverse ricerche, lo aveva dato per morto. Invece il Clown non lo aveva torturato per diversi mesi e poi liberato. Da quel momento Jason Todd è determinato a vendicarsi di colui che lo ha lasciato solo nelle grinfie di Joker ed essendo stato un Robin conosce tutti i segreti del suo nemico. Lo scontro continua e Batman prova a spiegarsi e a far tornare Jason dalla sua parte, ma il Cavaliere non sente ragioni e ad un certo punto fugge, dopo aver dato il tempo a Spaventapasseri di portare Gordon e Robin nelle rovine del manicomio di Arkham.
Il Supereroe si dirige al manicomio, dove lo aspetta Spaventapasseri con una telecamera collegata in diretta televisiva. Minacciando di uccidere gli ostaggi, il villain lo costringe a svelare la sua identità e gli inietta la tossina, sperando di trasformarlo in un pazzo assassino e screditarlo davanti al mondo intero. Il protagonista affronta quindi un’ultima lotta interna con la coscienza di Joker, che ora più che mai tenta di prendere il sopravvento, ma il Supereroe riesce a resistere e confina definitivamente il Clown in una zona remota della mente, riuscendo così a resistere anche alla tossina. In pochi attimi Batman si risveglia dallo stato di trance e mostra a Spaventapasseri di non avere paura di lui. Spinto dalla scelta del Supereroe, Jason Todd abbandona la milizia e lo raggiunge, salvandolo e neutralizzando Spaventapasseri.
A questo punto Gotham è salva, ma ormai tutti sanno chi è Batman, che deve quindi avviare il Protocollo Knightfall: si dirige alla Tenuta Wayne e la fa esplodere con tutta la Batcaverna; Batman ormai non c’è più e il suo posto sarà preso dai vari alleati che ha istruito nel corso degli anni, come Jason Todd diventato ora Red Hood.

Stranamente, il gioco non ottiene il successo sperato. In molti sono entusiasti dell’esperienza di Rocksteady, che ha saputo sviluppare un finale all’altezza degli standard della saga, ma alcuni fanno notare una serie di problematiche che lo portano ad essere al di sotto di Arkham City e limitano le vendite a solo 7 milioni.
La storia è piena di colpi di scena e trasmette a pieno la drammaticità delle vicende narrate. Diversi elementi sorprendono positivamente, come l’incredibile storia del Cavaliere di Arkham e la sua capacità di sconfiggere Batman, ma tra tutti spicca sicuramente la lotta per il controllo tra il Pipistrello e il Clown. Questa tematica è molto importante in quanto, come diversi personaggi sottolineano, Batman sarebbe il Joker perfetto grazie al suo intelletto, alle sue capacità fisiche ed alle sue risorse e sarebbe la più grande minaccia che Gotham, o probabilmente il mondo intero, abbia mai affrontato.
Anche la città e le ambientazioni vengono ben viste, poiché riportano alla luce lo stile gotico e l’elemento esplorativo persi in Arkham Origins.

La nota dolente sembra riguardare il gameplay, in particolare due aspetti: le missioni secondarie e, anche se personalmente non sono d’accordo, la Batmobile.
Per quanto riguarda le missioni la critica è rivolta semplicemente al numero elevato di queste ultime ed alla ripetitività nelle varie fasi delle singole storie per arrivare ad una bossfight.
La Batmobile viene generalmente considerata irrealistica e preponderante, soprattutto quando si parla della sua modalità di combattimento che, come dichiara Dan Stapleton di IGN, “è la cosa meno da Batman che potessi immaginare”.

In conclusione, nonostante le grandi potenzialità i pareri su Arkham Knight sono troppo controversi per considerarlo a livello dei primi due titoli della saga, ma d’altronde io stesso mi sono accorto che proprio questo è ciò che caratterizza questo gioco: passare da una recensione da 10/10 ad un’altra da 7/10: o lo ami o lo odi.

Conclusioni

La saga di Batman: Arkham ha subito alti e bassi, ma ha lasciato un segno nel cuore dei giocatori e nel panorama videoludico. È stata una saga in grado trasmettere la profondità del personaggio al di fuori del cinema e dei fumetti e ha ottenuto molteplici premi, come il BAFTA Video Games Awards per il miglior gioco e il Guinnes World Record per “Il gioco di supereroi più acclamato dalla critica di sempre”.

Le critiche di Arkham Origins e di Arkham Knight ci fanno capire il rischio di cambiare, ma anche quello di non farlo: infatti se nel primo caso è stata criticata la somiglianza con Arkham City, nel secondo il gameplay era troppo diverso e ha allontanato i giocatori di vecchia data.
La saga però dimostra anche l’importanza di un level design coerente e caratteristico e dei personaggi secondari, che non devono essere solo di sfondo alla storia, ma una parte attiva e presente quasi quanto il protagonista.

Una scena post-credit di Arkham Knight raffigura due ladri che vengono assaliti da una figura che ricorda Batman avvolta nelle fiamme, lasciando il finale aperto ad un possibile sequel. Due sono stati i tentativi di trovare questo sequel spirituale della serie: il primo da parte di WB Montreal con Gotham Knights nel 2022, ambientato in un universo narrativo diverso da quello di Batman: Arkham; il secondo da parte di Rocksteady Studios con Suicide Squad: Kill the Justice League nel 2024, ambientato nello stesso universo.
Entrambi i titoli però non sorprendono molto e ricevono critiche pessime, non lasciando intravedere buone speranze per un sequel.

Per concludere, personalmente ho amato la serie dall’inizio alla fine, anche nel caso di Arkham Origins nonostante i vari bug decisamente fastidiosi; ritengo infine che a questo punto non sia il caso di progettare un sequel che rischierebbe solo di rovinare il nome della saga. Preferisco ricordare tutto così com’è e magari ogni tanto riprendere in mano i vecchi giochi.

About the author

Matteo Arcangeli

Sono nato a Roma nel 2003, all'età di tre anni mio padre mi ha messo in mano un vecchio computer con alcuni giochi dentro, come poteva andare a finire? Oggi vivo la mia vita un quarto di videogioco alla volta e provo a far vedere alle persone la bellezza di questo vastissimo mondo digitale.

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