Quante volte avete fatto una papera, una gaffe involontaria. Alzi la mano chi è immune da figuracce. Nessuno… lo sapevo. Io poi ne sono specializzata.
Da piccola mi faceva sempre ridere il termine pauperare/depauperare. Mi riconduceva, come tutt’ora, ad una papera. Certo il suo significato non depone a suo favore visto che vuol dire “impoverire”, eppure acquisisce quella nota ilare, forse perché un po’ cacofonico. Rimane un termine buffo all’ascolto. Sembra quasi uno sciogli lingua, come dire “papaveri e papere”.
“Impaperarsi” invece mi fa venire in mente l’atto di fagocitarsi una papera. Lo visualizzo proprio come immagine un po’ grottesca.
Dentro di noi la papera è sempre pronta a prendere il sopravvento. E ti tampina, non vede l’ora di fare capolino e di uscire allo scoperto. Ti fa “Quatsch” e tu sai che non la puoi reprimere, ricacciandola indietro. La papera è sadica, ride di te e della tua goffaggine. E’ vendicativa perché lei nell’immaginario è sempre considerata come un animale goffo e sgraziato, imbranato direi, e gode nel vederci in imbarazzo. Se la ride sotto il becco: “ora è il tuo turno”.
Ma da dove proviene questo termine?
Papera è considerato un “errore materiale involontario che si commette scrivendo, parlando o, soprattutto, recitando” ed ha un effetto comico o equivoco forse perché associato anche alla sua origine onomatopeica (il verso della papera è piuttosto sgraziato sebbene buffo).
Incredibile se pensiamo che lo ritroviamo nel Decameron di Boccaccio quando nella novelletta di Filippo Balducci questi lo proferì al figlio nel vedere per la prima volta delle donne “…Il padre, per non destare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole desiderio men che utile non le volle nominare per lo proprio nome, cioè femine, ma disse: – Elle si chiamano papere. –“. (Comunque grazie per la considerazione caro Boccaccio, anche se te lo dico con quasi 700 anni di ritardo!).
Papera viene spesso usata nel calcio, sapete perché? Il termine pare risalga al lontano 1912 pronunciato da Umberto Meazza, allenatore della nazionale italiana dell’epoca quando si giocò Italia-Francia. Purtroppo vinse la Francia, soprattutto a causa della prestazione disastrosa del portiere Vittorio Faroppa, contro il quale il commissario tecnico Meazza disse: «stava in porta con i piedi larghi e goffi, sembrava una papera». E da lì entrò nel linguaggio comune.
Tra gli animali che meglio impersonificano la papera e la goffaggine di cui parliamo, chi vi viene subito in mente? D’emblèe…? Paperino vero? Peccato che non è una papera ma un’anatra (una rivelazione che mi ha lasciato l’amaro in bocca, fin da piccola pensavo fosse una sorta di papera ma ripensandoci si chiama Donald Duck quindi…).
Papera o anatra non importa, noi amiamo Paperino e le sue papere, il suo modo di essere simpaticamente imbranato (a questo proposito non ho mai sopportato il saputello Topolino) e ovviamente abbiamo nel cuore tutte le papere.
E quindi ora come non posso terminare in bellezza e dire spontaneamente out loud: “Quaaaaaaaatsch”!!?