Un viaggio dentro il mese più assurdo e prolifico del 2014
Abbiamo aspettato, sbuffato per i perenni rinvii, messo in replay sporadici singoli e featuring per giorni e giorni, spulciato tracklist e cover art in attesa dell’uscita dei progetti dei nostri artisti d’oltreoceano preferiti. Avevamo quasi perso la speranza. E poi, all’improvviso, è arrivato Ottobre, e un’orda di progetti si è abbattuta su di noi, rendendoci incapaci di intendere e di voler scegliere tra le miriadi di mixtape e album usciti, con il picco raggiunto ad Halloween, dove la mole di uscite ha toccato vette quasi insensate. Ce n’è davvero per tutti, nessuno escluso… come se non sapessimo già che l’esagerazione è nel DNA (anche musicale) di questa fantastica nazione che ha dato i natali all’hip-hop.
14/10 – The Game, Blood Moon: Year Of The Wolf (Blood Money Ent.)
Qualsiasi album di Game attira immediatamente l’attenzione del mondo del rap, e la sua prima uscita indie con Blood Moon non ha fatto eccezione. L’album è stata l’occasione per l’icona della West Coast di mettere in mostra i membri del neoformato roster della Blood Money Ent., oltre che per ricordarci quanto lui sia tutt’altro che pensionabile. La denuncia sociale di “Purge” e le tragiche reminiscenze d’infanzia di “Bloody Moon” ci offrono un Game ai suoi massimi livelli, oscurando singoli più mainstream come “Really” e “Fuck Your Feelings”, pieni di grandi nomi come T.I., Lil Wayne, Chris Brown e 2 Chainz solo per citarne alcuni. Con il consueto, eccelso gusto per le strumentali, Blood Moon non sarà il suo miglior progetto di sempre, ma è comunque un ottimo preludio all’ambiziosissimo sequel del suo debutto The Documentary, in uscita a Gennaio, per il quale le aspettative (e i rischi) sono altissime.
17/10 – Gucci Mane, Trap God 3 (1017 Brick Squad)
Ancora un progetto da parte di Gucci in questo folle 2014, quasi a “celebrare” il primo dei tre anni di carcere al quale è condannato. La serie Trap God è un classico per i fan, e Gucci non ha badato a spese nel tirar fuori alcuni dei pezzi migliori dalla sua quasi infinita riserva di materiale registrato. “Shit Shouldn’t Happen” e “Don’t Do Roofs” sono trap music allo stato puro, spaccati violenti di un’estetica che però include anche momenti più morbidi. “My Lil Gee” e “Swole Pocket Shawty”, oltre ai soliti, variopinti flow e ai mille giochi di parole cui Gucci è solito sottoporci, offrono beat rilassati, dai sample ricercati e dai ritmi più lenti.
Il tape, esclusa la sola apparizione del suo protetto Chief Keef, è un soliloquio di Guwop, ed è un solidissimo soliloquio, a prova che la trap music è tutto fuorché morta e che Gucci, checché sentenzino i giudici, è tutto fuorché una presenza da dimenticare nell’hip-hop americano.
Patrizio Corda