Diego Besozzi è un artista poliedrico. Noto come batterista della band milanese Karma, si dedica anche alla pittura e alla scrittura. Di questo e altre curiosità abbiamo parlato in questa piacevole intervista.
Quando nasce il tuo interesse per la musica e in particolare per la batteria?
Il mio amore per la musica nasce da piccolo. In casa avevo un pianoforte e mio padre oltre a suonarlo metteva sempre musica nell’impianto hi-fi di casa. Aveva tantissimi vinili di artisti di vari generi, sia italiani che internazionali. Così iniziai a guardarlo suonare e a ripetere ciò che faceva. Ma la vera passione scattò intorno ai 12 – 13 anni.
Nel mio stesso palazzo, a Milano, viveva Giorgio Prette che diventò in seguito il batterista degli Afterhours. Suonava nelle cantine del nostro condominio e io stavo ore lì fuori ad ascoltarlo. Fu così che decisi di iniziare a suonare anch’io, nella cantina vicino alla sua, per la gioia di tutto il vicinato.
Cosa ricordi di più bello del periodo dei Karma?
Ho tantissimi ricordi stupendi del periodo Karma e dei favolosi anni ‘90. Per noi è stato il tipico sogno che si avvera dopo aver dato moltissimo alla causa e dopo sonore batoste e porte in faccia. Forse è questo che ha reso l’impresa ancora più soddisfacente. In questo senso tutto il percorso è stato degno di nota e ripensandoci, non cambierei nulla.
Per descriverti un episodio in particolare posso ricordare a cuore largo il primo concerto davanti a migliaia di persone (10-11.000 circa per l’esattezza). Era la prima edizione del Beach Boom Festival, a Jesolo. Era la prima volta che suonavamo davanti a così tanta gente e avevamo anche l’onore di aprire. Non ti dico la tensione. Quando lo speaker ci presentò, il pubblico alzò al cielo un coro incredibile, ci volevano subito sul palco e non si fermavano più. A dir poco elettrizzante. Da dietro le quinte ci guardammo sbalorditi in quanto, fino a quel momento, non avevamo ancora realizzato di essere diventati così conosciuti. Era un fottuto coro da stadio, a quel punto quel misto di emozione e caga divenne una carica assurda e portammo a casa uno dei più bei concerti di sempre.
A fine esibizione tre di noi si buttarono con l’elastico da 72 metri (c’era anche una gru con il bungee jumping nel pit). Cosa dire? Indimenticabile.
Ti dedichi anche ad altre espressioni artistiche. Quale il fil rouge che unisce musica-pittura e scrittura?
Si tratta di tre tipi di arte molto diversi tra loro. Io sono uno. Il fil rouge sono io, nel senso che l’attitudine e il tipo di messaggio sono quasi identici, molto personali e rock. Veicoli diversi – stesso pilota, per intenderci.
Per quanto riguarda la musica ciò che la rende unica è il fatto di creare insieme ad altri artisti, mentre la pittura e la scrittura te le smazzi da solo. Una sorta d’immersione tra te e te che ha qualcosa di altrettanto eccezionale. Pensa che non ho mai dipinto di giorno in vita mia, sempre e solo di notte quando gli unici svegli sono gli insonni o gli artisti. Non potrei farlo mentre la vita scorre e ho persone intorno. Scrivere e dipingere hanno preso il sopravvento quando non suonavo più. Credo sia stato un modo di sublimare la mancanza della musica e della creazione artistica. Una volta ripreso con i Karma infatti, ho messo tutto in pausa.
Quali sono i tuoi attuali ascolti? E le letture?
Attualmente ascolto un po’ di tutto. Sono abbastanza curioso, ma sono anche cambiato per alcuni versi. Se qualcosa mi piace, mi piace anche se è di Angelina Mango, per fare un nome a caso, non che conosca i suoi lavori. Prima ero molto più ortodosso e fissato solo con un genere musicale, uscire dal cortile per me era come tradire.
Oggi ascolto The Pineapple Thief, Riverside, Opeth, Blackfield, amo anche il post rock ma pensa… mi succede ancora di sorprendermi riascoltando brani dei Beatles che non ascoltavo da decenni, rimango sorpreso, forse perché li sto ascoltando con una consapevolezza diversa o forse perché trovo incredibile quanto siano stati avanti. L’ultima volta è successo tre giorni fa, brano Blackbird. Stessa cosa mentre studiavo gli accordi di Life on Mars di David Bowie.
Invece le letture sono legate al miglioramento spirituale o alla mia passione per la fantascienza. Esistono autori che sembrano pescare i racconti da vite passate, tanto sono realistici. Uno su tutti L. Ron Hubbard, con la trilogia “Battaglia per la terra”, ad esempio. È come se indietro nel tempo avessimo già vissuto e fatto parte di culture tecnologicamente molto più avanzate, dove i viaggi spaziali e le connessioni interplanetarie fossero all’ordine del giorno. Credo siano questi stessi artisti visionari a creare l’illusione tecnologica del futuro. Illusione che poi ingegneri e scienziati trasformano più tardi in realtà, quando la tecnologia glielo consente. In generale credo che il ruolo degli artisti sia sempre centrale per le società di qualsiasi tipo.
Progetti in cantiere? Puoi darci qualche anticipazione?
Senza entrare troppo nello specifico posso dirti che sarà un 2026 pieno di novità e iniziative interessanti. Vogliamo sviluppare il progetto Karma in lungo e in largo, non solo per quanto riguarda la musica. Ci sono tanti progetti in corso e l’obiettivo è coinvolgere più persone possibile. Vogliamo che chiunque ami un certo tipo di musica e di sonorità abbia la possibilità di sapere che esistiamo, ma ripeto, anche sfruttando ambiti diversi.
Karma per quanto mi riguarda è anche un modo di essere e di pensare e questo prescinde dall’età e dalle mode del momento.
Scusami se sono stato un po’ generico, per questo invito tutti a seguire i nostri canali, lì ne sapranno senz’altro di più e al momento giusto. Grazie!

