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Joe Jackson and The Full Moon Effect

Annalisa Nicastro

questo disco è esattamente quello che è: un degno omaggio al grande Duke Ellington, volutamente meno Jazz e più J.Jackson.

Si dice che la luna piena ispiri gli artisti, dunque sarà stata anche la luna, unita al grande talento di Joe Jackson e la sua formidabile Bigger Band a rendere questa data indimenticabile, per tutti i fortunati accorsi al Teatro Nazionale di Milano, città che ama il Jazz.
Tra il pubblico, numerosi e calorosi gli estimatori di J.Jackson, che molto probabilmente lo seguono da trent’anni (quando era New Wave) e si sono emozionati ad ogni suo pezzo storico riproposto, come You can’t get what you want e Steppin’ Out , hit riconoscibile sin dall’intro, introdotta da un sapiente mixaggio, dopo Target.

Un Joe J. fieramente sessantenne, diafano (quasi”Drakulesco”), in alcuni punti non totalmente in voce (forse per le sigarette e il freddo), ma con una grinta ed una passione sempre giovani, è stato abbastanza loquace tra una canzone e l’altra, come tutti i più grandi sa come tenere viva l’attenzione del suo pubblico, divertendolo e facendolo sentire veramente parte dell’intera performance.
Ripercorriamo insieme alcuni punti salienti della serata:

J.J : “Se siete qui per vedere “La febbre del sabato sera”(il musical) avete sbagliato serata…potete tornare a casa”(ridendo) Un po’ di sano humour inglese e poi via a tutta musica.
J.J : “Un omage a Duke” Il primo, tratto dal suo The Duke, Joe imbraccia la fisarmonica e attacca con la bellissima Moon Indigo, impreziosita dall’incisvo solo di chitarra elettrica, di Adam Rogers.
Arrivati a Rocking in rhythm è stato impossibile rimanere fermi sulla poltrona (per alcuni no), trascinati dal ritmo contagioso di New Orleans!
Can’t live togheter, super, come Allison Cornell, che con la viola ha eseguito un bellissimo intro, un omaggio ad Albinoni.
J.J: “Ecco un medley, o come dicono i francesi un potpourri” Perdido e Satin doll, Allison C. inizia a cantare, il suo look è androgino, ma la sua voce è assolutamente femminile, perfetta per la bossa nova.
J.J : “Ok questo non è un medley, ecco due canzoni molto molto Duke!” Presentando The Mooche e Black and Fantasy rivisitati in chiave rock (che ha origini nel Jazz).
Il “featuring” Regina Carter, la violinista di grande fama, si è gradatamente rivelata in tutta la sua bravura, in un crescendo di virtuosismi, ed è stata talmente veloce nelle sue esecuzioni, che ci si aspettava di veder fumare le corde del suo violino: un’artista da brivido.
Per tutta la durata del concerto, J.Jackson ha suonato in posizione laterale, quasi marginale, dando così ancor più spazio alla sua band, nessuno ha “rubato” la scena a nessuno, un vero esempio di collaborazione ad alti livelli.
J.J: ”Voglio ringraziare questa band incredibile in un ordine non particolare”
Adam Rogers chitarra, Allison Cornell voce, tastiera, viola e banjo, Regina Carter violino, Jesse Murphy voce, basso, contrabbasso e tuba, Sue Hadjopoulos percussioni, Nate Smith batteria (il cuore di ogni band).
J.J : “Apprezziamo il vostro supporto, grazie per essere venuti stanotte!” It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing) essendo ancora esaltati da Steppin’out, anche i più “timidi” in sala si sono lasciati trasportare dallo Swing.
Dopo la piccolissima pausa prima dell’encore, la band è tornata in scena e dopo Is she really going out with him? riarrangiato in versione strumentale (fisarmonica, tuba, piatti e banjo) e Sunday papers, ad uno ad uno i membri della band sono usciti definitivamente di scena, riportando Joe Jackson all’origine, seduto da solo alla tastiera, illuminato da due spotlight a concludere la sua performance, sulle note di Slow Song (ancora dal quinto album, Night and Day,1982).
Ecco un’ultima immagine da ricordare, Joe J. in piedi che saluta e ringrazia il pubblico davanti a lui, in una lunga e meritata standing ovation.

Quasi due ore di show, il tour riscuote successo e l’album che lo rappresenta si sta facendo apprezzare, anche se quando è uscito in U.S.A. è stato criticato da alcuni specialisti di critica Jazz e pur essendo subito schizzato al numero uno, della classifica (jazz) di Billboard, è poi piombato tra i Biggest Fall.
Forse perché questo disco è esattamente quello che è: un degno omaggio al grande Duke Ellington, volutamente meno Jazz e più J.Jackson.

Anna R per Sound36

Setlist:

Don’t mean a thing (If it ain’t got that swing)
Different for girls
Caravan
You can’t get what you want (till you know what you want)
I’m beginning to see the light/Take the “A” train/Cotton tail/(medley)
Mood Indigo
Rocking in rhythm
Invisible man
Be my number two
Can’t live togheter
Home town
Perdido / Satin doll
The mooche / Black and fantasy
Another world
Target
Steppin’out
It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing)

Encore

Is she really going out with him?
Sunday papers
A slow song

Le immagini di ©Angela Bartolo sono in gentile concessione



About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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