Interviste

Dorian Gray

Claudio Donatelli

SOund36 ha intervistato Davide Catinari cantante e leader dei Dorian Gray, non perdetevi questa bella intervista!

Partiamo dal vostro nome che è molto caratterizzante, Dorian Gray che significato dà alla vostra musica ?
Il nome è stato scelto diversi anni fa, l’intento era quello di rappresentare qualcosa che non fosse legato al concetto di tempo, così come lo si intende normalmente. In questo senso abbiamo cercato di spostare l’asticella sempre più in alto senza doverci affannare a nascondere le rughe.

Siete un gruppo con molta esperienza, secondo voi come è cambiata la musica dagli anni 90 al duemila?
La spirale tecnologica e l’ipertrofia della discografia indipendente hanno rivoluzionato l’intero sistema nel giro di pochi anni. Queste cose possono uccidere la curiosità o aggiustare il tiro, dipende dal tipo di fruizione del pubblico. Oggi l’ascolto è un fatto più individuale che collettivo, ma questo non incide sulla voglia di condivisione dei piccoli segreti nascosti dietro a un disco. Oggi, come allora, c’è sempre il gusto di scoprire la band sconosciuta o l’album bello ma poco visibile e questo fa sì che una certa dose di sano feticismo sonoro sia rimasta intatta nelle orecchie di chi la musica la ascolta e non la subisce. La tecnologia ti offre una scelta immensa ma è il tuo spirito che fa la differenza. Sempre.

Come è nato il vostro nuovo disco?c’è un filo comune che lega le canzoni dell’album?
Ogni album dei Dorian Gray, dal primo all’ultimo, ha sempre avuto una sua direzione precisa, legata all’ispirazione del momento. La Pelle degli Spiriti è in linea con questa tradizione. La dicotomia carne e spirito di cui si parla nel disco è espressa attraverso brani che trattano sia della Sundance degli indiani Lakota, cerimonia secolare di un’intensità corporale e spirituale non comune, sia delle devianze metropolitane, come il cannibalismo dei sentimenti e quello della carne, situazioni che ormai fanno parte del nostro rituale collettivo di convivenza col declino della società occidentale.

Avete fatto un tour all’estero come avete vissuto le esperienze live lì?
In verità tour all’estero ne abbiamo fatto diversi in paesi distanti da noi non solo geograficamente ma anche culturalmente. Posso citarti la storica esperienza del tour in Cina Popolare del 1992, sei date in 3 città diverse, un’esperienza unica nel suo genere.. Anche in questo caso ogni tour fa storia a sé, perché suonare a Londra non è come suonare a Berlino o a Pechino, ma credo che sia un fatto sin troppo evidente..

Quali sono le fonti di ispirazione per i vostri testi?
Come autore della parte letteraria mi prendo le mie responsabilità. Mi ispira davvero tutto, un film così come un incrocio affollato, un libro di Chatwin o un disco di Marlene Dietrich. Il mio non è un tentativo di oggettivare la realtà e nemmeno di descriverla, ma solo quello di raccontare un punto di vista personale per cercare un terreno comune con chi ha lasciato parte di sé in qualche angolo remoto della propria coscienza che improvvisamente viene risvegliato da emozioni o pensieri che sembravano destinati all’oblìo. Mi piace pensare che la musica possa essere anche questo, perché non mi è mai interessato il consenso in sé quanto il confronto con tutto ciò che sta fuori dalla portata delle mie palpebre.

DAVIDE CATINARI

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