Vestita con un abito azzurro cielo e con scarpe rosso acceso, Pipilotti Rist, passeggia sorridendo per strada. E allora?, – direte voi aggiungendo – e cosa potrà mai succedere?
Pipilotti, già il nome è tutto un programma, quando la vedo mi aspetto sempre di vedere cose colorate impertinenti e stravaganti. L’artista svizzera classe 1962, al secolo Elisabeth Charlotte Rist, mutua il suo nome d’arte da Pippi Calzelunghe, il personaggio di Astrid Lindgren con cui sente di avere molto in comune e Lotti, il diminutivo di Charlotte. E’ un’artista pazzesca che ha cambiato il panorama delle video installazioni ripensando anche alla natura del mezzo, reinventandone il linguaggio, dagli anni ’80 in poi. La nostra Pipilotti, infatti, ama scoprire nuovi modi di configurare il mondo, sia quello esterno che quello interno, intendiamoci.
In Ever is over all (1997) l’abbiamo lasciata mentre cammina per la strada con un bel ghigno mentre tiene in mano un fiore tropicale solo in apparenza fragile. Infatti Pipilotti lo usa, per tutta la durata del video, per distruggere i vetri delle macchine posteggiate sotto lo sguardo accondiscendente di una poliziotta. D’altronde lo slogan della controcultura degli anni ’60 non invitava ad usare i fiori al posto delle armi?!
Ecco un bell’esempio di satira realistica intelligente che Pipilotti produce dagli anni Ottanta ad oggi, la cui chiave di accesso è data dalla nostra parte emozionale, se non l’abbiamo non capiremmo le sue opere fino in fondo.
I suoi video e le installazioni ci piacciono perché sono pop e mescolano immagini, colori e musica, non dimentichiamo, a questo riguardo, che Pipilotti ha fondato il gruppo rock femminile Les Reines Prochaines.
Le sue opere sono state esposte nei musei più importanti del mondo dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi alla Biennale di Venezia e per la sua indiscussa bravura ha vinto numerosi premi.
I suoi mondi surreali fanno uscire con forza la soggettività del nostro vedere perchè siamo felicemente costretti a guardare la realtà con una visone sempre nuova e a tratti psichedelica.
Testo e copertina (rivisitata) di eineBerlinerin