Sound&Vision

Inabissarsi per volare: la vertigine della caduta da Dylan Thomas a Vinicio Capossela

Scritto da Roberta Cricelli

Un antidoto alla mansuetudine dell’altrove e dell’oggi si fa arte. Nel solco della XXIII edizione del Festival d’Autunnoideato e diretto da Antonietta Santacroce («Musica, visioni e meraviglia»), si è innestata “E MORTE NON AVRÀ DOMINIO”, la ballad opera portata in scena da Vinicio Capossela e pregna del lascito poetico di Dylan Thomas. Il musicista, tra i più colti ed eclettici esponenti della canzone d’autore, guidato da una costante tensione verso la drammaturgia e la narrazione corale, si pone l’obiettivo di contrastare quello che egli stesso definisce il torpore della rassegnazione. Il progetto anticipa e fonda l’uscita dell’album inedito Milk Wood Bar, prevista per gennaio, snocciolato in anteprima al pubblico teatrale.
Al fianco di Capossela, lo scorso 24 ottobre sul palcoscenico del teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro, si è fatta strada la presenza quasi bukowskiana di Pierpaolo Capovilla, storica voce del rock alternativo (One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori) e interprete poliedrico capace di spaziare dalla rivendicazione civile alla espressività cinematografica esplosa nel film Le città di pianura di Francesco Sossai, in cui veste i panni del fragile e malinconico Doriano.
Il cuore pulsante dell’allestimento proposto da Capossela risiede nella memoria di Renato Striglia, colonna della radiofonia libera e caro amico con cui l’artista aveva iniziato a plasmare l’adattamento del radiodramma thomasiano Under Milk Wood (Sotto il bosco di latte). Nel disegno scenico, la forma del radiodramma supera la pura rievocazione nostalgica per farsi vero e proprio strumento di evocazione spirituale: un canale attraverso cui chi non c’è più torna ad abitare la scena. Accanto alle presenze in carne ed ossa, risuonano i contributi registrati di un ricco parterre di artisti e amici: Paolo Rossi, Mauro Ermanno Giovanardi, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Roy Paci, Enzo Bianchi, Melingo, Nada, Nadia Addis, Irene Sciacovelli e Magali Berardo.
Pensata e plasmata espressamente per il mezzo radiofonico, quest’opera per sole voci debuttò sui canali della BBC nel 1954, a brevissima distanza dalla scomparsa del poeta, rivelandosi fin da subito il rimedio perfetto per fare compagnia alle anime insonni. In un’intervista, ad esempio, Johnny Depp ha confidato quanto la narrazione guidata dalla voce di Richard Burton gli sia stata essenziale, fin dalla prima infanzia, per riuscire finalmente ad addormentarsi. Renato, al contrario, al sonno non cedeva mai: preferiva restare sveglio tra una sigaretta e un eccesso d’ira, arrivando fino al punto di incendiare le lenzuola del proprio letto. Quella voce narrante sembra librarsi sopra lo spettatore, posando lo sguardo su ogni dettaglio, pronta a raccontarci e a ricucire persino la materia intangibile dei nostri sogni più reconditi. Così affiora l’intera vita di Striglia, fatta di frammenti: le chiamate dei vecchi amori, i rimproveri di una compagna di scuola, la traccia di un’esistenza vissuta da solo con un gatto ma non per questo solo come un cane e la coscienza di chi sa essere morto ma pur sempre in tumulto. Resta la volontà di custodire un briciolo di umanità, salvandone gli esemplari come fece Noè, per sottrarli allo stigma di una follia che nell’Eden sarebbe stata purezza. È un flusso vitale, il suo, che si specchia nei versi di Dylan Thomas per tessere un mosaico anarchico di letteratura e carne, offrendo una risposta alla sete di libertà dell’uomo d’oggi, schiacciato dall’ossessione della perfezione, dal peso degli schermi e da un confronto con il prossimo che troppo spesso diventa inadeguatezza e amplifica le chiusure individualiste.
La declamazione sferzante di Capovilla incarna il ricordo di Striglia, la figura del bardo Thomas e lo sguardo stanco del Capitano Gatto (Captain Cat), il vecchio marinaio cieco che dialoga con le ombre dei compagni d’equipaggio sommersi.
Sullo sfondo si anima il leggendario borgo marinaro di Llareggub — il villaggio di Milk Wood il cui nome, letto al contrario, svela l’irriverente ed esplicito anagramma inglese bugger all (“non me ne frega niente” ) — popolato da figure indimenticabili come Polly Garter, una giovane donna che piange e rievoca l’antico amore; i coniugi Ciliegia (Mr. and Mrs. Cherry Owen), una coppia affettuosa e comica in cui la moglie si diverte a raccontare al marito le follie che lui compie quando torna a casa ubriaco; Rita Testa Grossa (Bessie Bighead), una sfortunata mungitrice solitaria che riversa tutto il suo affetto sulle mucche della fattoria ed il pio reverendo Eli Jenkins, visceralmente legato al villaggio in cui vive. È un universo sospeso in cui i sogni notturni mettono a nudo i desideri, le colpe e le passioni intime di una comunità prima del risveglio e del ritorno alla routine quotidiana.
Tutto si muove grazie alla silenziosa macchina produttiva firmata IMARTS, Fondazione Teatro Due e La Cùpa (con il management di Luca Bernini per Gibilterra, l’ufficio stampa di GDG Press e la gestione social di David Ardito). La narrazione visiva e musicale è sostenuta dalla scenografia di Giuliano Spinelli — caratterizzata da antenne e da una vasca da bagno che si muta continuamente in letto, imbarcazione o tomba —, completata dai costumi della Sartoria del Teatro Due, dalle maschere ideate e realizzate da Margherita Pillot e Sabrina Schievano, dal disegno luci di Loïc Hamelin(con Daniele Serra datore luci) e dalla direzione tecnica di Andrea Ricci, assistito dalla produzione di Morgana Marchesi, dal macchinista Alberto Comino e dal backliner Donatello Racina.
Una trapunta musicale cucita da Alessandro “Asso” Stefana (paesaggio sonoro e musicista) e gestita ai banchi dai fonici Gianluca Cavallini e Paolo Marani. Gli arrangiamenti e la direzione musicale sono affidati a Raffaele Tiseo (impegnato anche sul palco), affiancato dai musicisti Vincenzo Vasi e Riccardo Loda, con il supporto dei cantanti Elvis Zini, Leandra Bordone e Gaia Barco (quest’ultima impegnata anche come aiuto regia). Insieme intrecciano sonorità blues, rock, folk e swing per dare corpo all’apologia dei “bellissimi perdenti”, gli sconfitti e gli emarginati secondo i canoni della produttività capitalista. La dimensione lirica si fa denuncia sociale attraverso invettive cantate e recitate, come la provocazione la casa più pulita è quella senza vita la caustica affermazione sul fare un deserto e chiamarlo pace e il partecipe richiamo al dramma delle vittime innocenti dei conflitti e delle censure (con un accorato abbraccio al popolo palestinese), rammentando come soltanto l’amore riesca nell’impresa di fermare momentaneamente il tempo: solo gli amanti e la morte inceppano le lancette.
L’atmosfera evocata da questo sottobosco al Festival d’Autunno proietta spontaneamente il pensiero di chi ascolta e qui scrive (in forma del tutto autonoma rispetto ai rimandi evocati dallo spettacolo) verso una trama d’affinità più ampia, intessendo un dialogo a distanza tra la visione di Thomas e altri due capolavori imprescindibili della cultura moderna: La fattoria degli animali di George Orwell e il disco Non al denaro non all’amore né al cielo di Fabrizio De André. Pur nascendo da premesse e linguaggi distanti, queste “epifanie” sembrano rispondere alla medesima intuizione profonda, scegliendo la struttura del microcosmo corale come lente d’ingrandimento sull’umanità. Nessuna di queste opere affida la verità a un eroe solitario: tutte preferiscono la forza d’insieme di un perimetro ristretto. Se in Thomas e nel contenitore presentato alla XXIII edizione del festival, il villaggio di Milk Wood si rivela un mosaico di anime e fantasmi sognanti, nella fattoria orwelliana le stalle divengono l’allegoria trasparente delle classi sociali e delle loro illusioni, mentre nell’adattamento da Edgar Lee Masters firmato da De André la collina del cimitero provinciale raccoglie un coro di defunti — dal matto al chimico, dal medico all’ottico — chiamati a mostrare la propria intima verità.
A unificare questi percorsi è anche la spinta sotterranea a smascherare l’omologazione, la deriva autoritaria e l’ipocrisia dei dogmi. La lezione allegorica di George Orwell ci mostra come le promesse di riscatto degli animali vengano tradite dal potere e dalla propaganda, suggerendo che la libertà muore laddove subentra l’asservimento acritico. Il percorso poetico di Fabrizio De André restituisce invece la parola a chi ha chiuso i conti con l’esistenza per dissolvere le convenzioni e le finzioni borghesi, dimostrando che soltanto dinanzi alla fine crollano le maschere del potere, del denaro e dell’invidia. In modo analogo, il lavoro di Capossela e Capovilla, ponendo al centro la frequenza radiofonica di Striglia e il riscatto degli ultimi, palesa come l’atto di fare memoria sia l’unica vera forma di resistenza contro l’annientamento fisico e la morte civile causata dall’indifferenza.
La sintesi di questa parabola si condensa nell’immagine evocata dai versi di Thomas — «La palla che lanciai giocando nel parco / Non è ancora scesa al suolo» — che Capossela traduce nel gesto finale di sollevare una sfera legata a un filo impercettibile. Se gli avvertimenti di Orwell richiamano i pericoli del conformismo e la poesia di De André svela la nuda verità dell’individuo spogliato d’ogni sovrastruttura, la riscoperta di Dylan Thomas guidata da Capossela e Capovilla emana una certezza più luminosa: finché la memoria, la musica e la parola continueranno a dare voce agli ultimi, la morte non riuscirà mai ad avere l’ultima parola. Tale approccio, condensando la formula «Musica, visioni e meraviglia» delFestival d’Autunno 2026 (che ha ospitato più volte l’estro del cantautore nel corso degli anni), si è coronato con la consegna all’artista del Cavatore d’Argento, opera dell’orafo Michele Affidato. Un riconoscimento che celebra la forza (propria dei catanzaresi nell’operosità) di una sperimentazione capace di rinnovarsi continuamente rimanendo fedele alla propria anima profonda, come dimostra ancora una volta Vinicio Capossela nel suo incedere esistenziale e artistico.

 

Si ringraziano: L’ufficio stampa del Festival d’ Autunno: Giuseppe Panella e Gaetano Giaimo.  La Social Media Manager: Anna Trapasso. Studio Fotografico Monteverde per le immagini.   Per entrare nello spirito dell’opera si è consultato il sito: www.viniciocapossela.it.

Tutte le informazioni circa la rassegna sono disponibili sul sito e sui canali social dedicati  

https://www.festivaldautunno.com/ 
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About the author

Roberta Cricelli

Nata a Catanzaro. Classe 1995. Si diploma al Liceo delle Scienze Umane “E. Fermi” di Catanzaro. Si laurea in Sociologia all’Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro e studia Metodi e linguaggi del giornalismo all’Università degli Studi di Messina. Giornalista pubblicista scrive per: la redazione catanzarese de “Il Quotidiano del Sud” , il mensile “Catanzaro City Magazine”, cura la rubrica “Riflessioni allo specchio per “Catanzaro Informa” ed alcuni sui articoli scientifico- divulgativi sono presenti su “Sociologicamente.it”, collabora con l’associazione culturale “ Calabria Contatto”, cura insieme alla poetessa Doris Bellomusto dei contributi per il blog di Radio Ciak e si diletta tra pensieri in versi e in prosa.
Nel 2014 vince una Borsa di studio nell’ambito dell’iniziativa “Pace e Dialogo con le Nuove Generazioni” promossa dal Rotary Club Distretto 2100 per il saggio “L’eterna esigenza dell’uomo”. Nel 2018 è tra i poeti selezionati nell’ ambito della VII edizione del premio “Alda Merini” promosso dall’ Accademia dei Bronzi di Catanzaro per far parte dell’antologia “Versi per Alda” con la poesia “Fenice”. Ad Aprile 2019- Si classifica al PRIMO POSTO al concorso “Calabria in Versi 2019” indetto da “Calabria Contatto” con la poesia “Radices” contenuta nel booklet omonimo del concorso insieme al componimento “Gea- Madre Terra” ed entra a far parte della giuria di qualità delle successive edizioni nella sezione Poesia e del team associativo. A luglio 2019- Il componimento “Intensa- Mente” è tra le opere selezionate nella I edizione del concorso Nazionale di Poesia "Dantebus”. A settembre 2019- Il componimento “marzo” viene inserito nel Calendario 2020 de “L'Albero di Kery ONLUS” nell’ambito del primo concorso di poesia “Rime tra gli alberi” dalla stessa indetto. A giugno 2020- Il componimento “Risacca” è tra le opere selezionate come finalista web nell’ambito del contest “I corpi e i luoghi” indetto dall’ “Accademia Mondiale della Poesia” A luglio 2021- Si classifica al TERZO POSTO alla I edizione “Premio Nazionale di Poesia La Masnada” sezione poesia inedita. Da agosto 2021-Redige recensioni su volumi a tema calabro o di autori calabri per la rubrica “Calabria Libri” sulla piattaforma calabriacontatto.it. A novembre 2021- Cura la prefazione della silloge “In 7 parole” di Italo Cirene (VJ Edizioni). A dicembre 2021 Il componimento “L’acrobata” è pubblicato nel volume “Avvocati. Ritratti di una professione” di Gianluca Bellacoscia (YoucanPrint). A Maggio 2022- ll componimento “a(Essenza)” è selezionato per la pubblicazione all’interno della collana di autori vari “Libro Verde (IVVI Editore).

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