Sound&Vision

Giancane @ Monk

Scritto da Chiara Lucarelli

Giancane al Monk: quando il mondo è crudele, il rock risponde a modo suo

Il 20 ottobre, a Roma, la presentazione di Caro Mondo Crudele si è trasformata in una festa elettrica e scomposta, tra la colonna sonora di Giancane, gli interventi di Niccolò Falsetti, Francesco Turbanti e Tara Trocchia e l’irruzione del Piotta con una versione incendiaria di Supercafone.
Ci sono serate in cui la musica accompagna un film e altre in cui finisce per prendersi la scena, allargarne i confini, contaminarne il senso. Al Monk, il 20 ottobre 2026, Giancane ha scelto la seconda strada. La presentazione di Caro Mondo Crudele, film di cui ha curato la colonna sonora, è diventata un appuntamento che ha messo insieme cinema e musica senza preoccuparsi troppo delle buone maniere. Del resto, quando in gioco c’è Giancane, aspettarsi una serata composta sarebbe come presentarsi a una rissa con un mazzo di fiori.
La sua musica abita da sempre una zona franca del panorama italiano: un territorio in cui il punk incontra il cantautorato, il sarcasmo si fa strumento di sopravvivenza e il disincanto non è una posa da esibire, ma un modo per restare in piedi mentre tutto intorno sembra andare a rotoli. Con Caro Mondo Crudele, questo immaginario trova una nuova occasione per dialogare con le immagini. La colonna sonora non è un semplice accompagnamento, ma un ulteriore punto di accesso a un universo narrativo nel quale l’ironia può essere feroce, la tenerezza si nasconde dietro una battuta e la realtà, quando diventa insopportabile, va guardata dritta negli occhi.
A rendere la serata qualcosa di più di una presentazione sono stati anche gli interventi di Niccolò Falsetti, Francesco Turbanti e Tara Trocchia, presenze che hanno riportato al centro il lavoro cinematografico e le persone che gli hanno dato forma. Il dialogo tra schermo e palco ha così trovato una dimensione condivisa, lontana dalla ritualità un po’ ingessata degli eventi promozionali: qui il cinema non era un oggetto da illustrare dall’esterno, ma il pretesto per allargare una conversazione e farla esplodere nella musica.
Poi, naturalmente, è arrivato il momento in cui la serata ha deciso di smettere di comportarsi bene.
La guest appearance del Piotta ha trasformato il Monk in una miccia accesa. Supercafone è tornata a ruggire in una versione live trascinante, restituendo tutta la carica di un pezzo che appartiene ormai alla memoria collettiva di più generazioni. Non semplice nostalgia, non la solita strizzata d’occhio a un pubblico pronto a riconoscere il ritornello: piuttosto, una scarica di energia capace di rimettere in circolo lo spirito irriverente di una canzone che ha fatto dell’eccesso una dichiarazione d’identità.
L’incontro tra Giancane e Piotta ha funzionato proprio per questo: perché ha trasformato la citazione in festa, il ricordo in presente, il repertorio in un’occasione di partecipazione collettiva. Per qualche minuto, il Monk è diventato il posto in cui il cinismo si scioglieva nel sudore e il disincanto lasciava spazio alla gioia rumorosa di cantare insieme.
È forse questo il paradosso più interessante di una serata intitolata, almeno idealmente, alla crudeltà del mondo. Giancane non ha bisogno di fingere che le cose vadano bene, né di confezionare facili consolazioni. La sua risposta è un’altra: prendere il caos, amplificarlo, restituirlo sotto forma di canzoni. Ridere quando si potrebbe piangere, alzare il volume quando il rumore di fondo diventa insopportabile, trovare nella musica una comunità provvisoria di complici.
La presentazione di Caro Mondo Crudele al Monk ha messo insieme questi elementi: il cinema, la musica, gli interventi dei protagonisti e l’imprevedibilità di una festa che ha trovato nel Piotta il suo detonatore finale. Una serata in cui la colonna sonora ha smesso di stare dietro le immagini per prendersi il proprio spazio, dimostrando quanto possa essere poroso il confine tra un film e il mondo che lo circonda.
Perché il mondo, certo, resta crudele. Ma qualche volta, almeno per la durata di un concerto, gli si può rispondere a volume indecente e perfino con Giancane che canta in giapponese.

 

About the author

Chiara Lucarelli

Sono nata a Roma e cresciuta coltivando contemporaneamente diverse passioni: la musica, il teatro, la fotografia, i viaggi ed il cinema.
Dopo aver trascorso svariati anni spaziando dall’una alle altre in maniera alternata, ho trovato infine una modalità che mi permettesse di coniugarle tutte in contemporanea, quella della fotografia musicale, di spettacolo e performance artistica in senso più ampio.
Mi occupo di live report di concerti, teatro, interviste e ritratti.

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