Freschi di un contratto con l’etichetta romana Time To Kill, i 217, band hardcore con base a Pescara, hanno fatto uscire il loro primo full length, intitolato In Your Gaze. Da un approfondito scambio di email con il cantante Ivan Di Marco è venuta fuori questa intervista.
Come nasce il progetto? Cosa significa la sigla 217?
I 217 nascono in seguito al primo scioglimento della mia ex band, gli Straight Opposition, nel febbraio 2018. Dopo un lungo tour europeo decidemmo insieme di terminare lì l’avventura e con alcuni membri di quella line up presero vita i 217.
Per quanto riguarda il nome, ci sono vari significati che si celano dietro. Prima di tutto il gioco di parole letterale talking to the seventeen year-old, riferito all’essenza pura dell’hardcore nella sua massima fruizione sociale legata all’età. L’hardcore che parla al 17enne cambiandogli la vita, l’hardcore che lo porta ai concerti spingendolo dal DIY alla costruzione personale di un’etica sociale e musicale lontana dai dettami del capitale, dalla superficialità e dalle droghe pesanti o più in generale dall’apatia. Ma non c’è solo questo. Volevamo un nome in cui significato e significante non coincidessero per forza, ma anche un logo numerico in omaggio a certe band che adoriamo come Die 116, L7, o 108.
Che differenza troviamo in questo album rispetto al vostro lavoro precedente?
In Your Gaze rappresenta la piena autocoscienza di una band che possa definirsi tale. Con il disco precedente, che poi è una raccolta di varie registrazioni, eravamo ancora alla ricerca di un’identità precisa, perciò alcuni pezzi viravano verso il metal, mentre altri verso l’old school portandoci a essere quasi due band diverse tra loro. Ci mancava una visione chiara. Con In Your Gaze, invece, abbiamo prima di tutto definito il telaio sonoro, la struttura, ponendo l’hardcore old school come base e quello metà anni 90 – 2005/2007 come altezza. Siamo naturalmente ripartiti da un approccio stile Uniform Choice e Slapshot passando per Verse, primissimi Ignite, Madball, Negative Approach e chi più ne ha più ne metta, per poi occuparci della parte sovrastrutturale. Le nostre influenze profonde sono uscite fuori e tutto ciò che apparteneva all’old school è stato macchiato da altri stili sonori: il math rock, l’alternative, il dark/gothic rock e l’heavy metal. E’ stato un processo di liberazione spontaneo, nulla di costruito. Lo stesso discorso vale per i testi.
Ti definisco un veterano della scena, per questo ti chiedo, com’è messo attualmente l’hardcore sul territorio italiano e non?
L’hardcore è una cosa, l’attitudine da Amici di Maria De Filippi o da Rotary Club è un’altra e sinceramente non ho bisogno di quest’ultima. Questa seconda branchia è caratterizzata da giri che suonano una specie di thrash metal metà anni 90 rallentato e noiosissimo. Le persone che li frequentano sono molto attente all’outfit, alla zuffa e nei loro discorsi si parla solo di soldi. Se questo definisce l’hardcore adesso, io non ascolto hardcore.
La Time To Kill ha creduto in voi: come vi siete avvicinati a questa etichetta?
Io ed Enrico Giannone ci conosciamo da molti anni e da diverso tempo era in ballo un disco su Time To Kill degli Straight Opposition, ma la band si sciolse nel 2018. Così Enrico mi propose un disco coi 217 nel 2021. Ma in quell’anno, causa Covid, i 217 si fermarono e tre membri si distaccarono. Nel frattempo si erano riformati con metà line-up originale gli Straight Opposition, dunque nel 2022 su TTK vide la luce il disco di questi ultimi. Tuttavia, nel 2024 la band si sciolse di nuovo e qualche mese dopo si riformarono i 217 componendo e provando il futuro In Your Gaze per quasi un anno. A inizio 2025 proposi ad Enrico un contratto TTK che lui accettò di buon grado. Il resto è il presente.
Cosa hanno apportato i vostri molteplici cambi di formazione?
Ogni cambio di formazione ha portato spunti di riflessione per migliorare e correggersi senza per questo dover pianificare nulla a tavolino oppure dover suonare un genere brutto perché lo impone il trend del momento. Con ogni ex membro, che poi restano prima di tutto nostri amici, abbiamo disegnato progressivamente la forma di ciò che adesso sono i 217. Non poteva andare meglio di così.
C’è una canzone in In Your Gaze a cui ti senti particolarmente legato?
Mi sento legato alla stessa maniera ad ogni pezzo, senza preferenze. Almeno per ora lo adoro nella sua interezza.
Trovi diversa l’attitudine tra il pubblico italiano e quello estero?
Dipende. Ci sono diverse attitudini in Italia e io ne individuo almeno tre. C’è il filone progressista, che segue solo ciò che propone la moda del momento snobbando del tutto qualsiasi altra realtà hardcore. Questo pubblico di norma ha molta cura dell’outfit, ha una mentalità solo legata alle ultime uscite considerate di tendenza e partecipa solo agli eventi proposti da certi booking che, goffamente, e a prezzi assurdi, propongono band “aristocratiche” lasciando fuori tutto il resto. Questo tipo di pubblico eletto pensa di essere vicino a quello estero, ma in realtà è molto provinciale e tipicamente italiota e finita la moda, finisce anche il pubblico.
C’è poi un pubblico censore: odiano tutto e tutti, stanno attenti a come parli, a come ti vesti e a quello che suoni, puntandoti il dito contro e innescando una guerra santa ogni qualvolta te ne esci con una parola considerata scorretta dal nuovo “sociologo delle differenze” uscito da qualche prestigioso dipartimento universitario norvegese. Questo secondo tipo di attitudine uccide tutto rendendo impossibile persino il DIY stesso. E’ un’isteria di massa da abusanti da social che non hanno alcun interesse per la musica né tantomeno per l’hardcore.
Resta poi la terza fascia di pubblico meno modaiola, interessata alla musica e alla diffusione della stessa, che flirta con tutte le realtà aperte avendo a cuore solo il propagarsi del genere in determinati contesti non dogmatici e non imprenditoriali. Sono realtà sparse ovunque, silenziose e con poco hype. Quest’ultima è quella più vicina alle situazioni europee DIY, che si muove costantemente negli squat e nei club. L’Europa ne è piena e l’Italia non è da meno, basta volgere un attimo lo sguardo altrove, lontano dai capitalisti e dagli haters.
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