Interviste

Roberto Dell’Era

Suono un po’ alla Paul McCartney, plettro e pollice, lui è tra i musicisti e bassisti che ho ammirato maggiormente insieme a John Paul Jones dei Led Zeppelin

Roberto Dell’Era è un artista poliedrico: cantautore, polistrumentista, noto come bassista degli Afterhours e attualmente del gruppo Le Vibrazioni, membro della band The Winstons e in procinto di pubblicare un album tutto suo con la collaborazione del musicista Diego Mancino. Abbiamo parlato di musica, bassi e ameni ricordi. Leggete qui!

 Puoi parlarci dell’entrata negli Afterhours e del progetto più recente The Winstons?
Ero tornato dall’Inghilterra, era un periodo fertile in Italia per la scena alternative, ho incontrato di nuovo una mia amica che mi ha invitato a una cena in cui avrebbe partecipato anche Manuel Agnelli. Ricordo che tutti mi dicevano: “ora che sei in Italia, devi assolutamente venire a sentire gli Afterhours…”, e io: “no, guarda, non posso perché devo andare al concerto dei Mercury Rev…” per poi scoprire che si trattava della stessa serata, in cui i Mercury aprivano per gli After! Alla famosa cena ho incontrato Manuel e poi ho avuto i loro dischi da ascoltare, i classici cd con il titolo scritto sopra con il pennarello blu, oggi suona molto vintage! Provai con la band in varie audizioni e alla fine entrai nel gruppo convinto anche da varie conoscenze in comune. Poi era stato fatto il nome di Enrico Gabrielli, io non sapevo chi fosse, ma dai discorsi di Manuel capii subito che si trattava di un musicista talentuoso pazzesco. Enrico ebbe la proposta al telefono per unirsi alla band. Lo incontrai a Bergamo nella data zero, avevamo suonato in un posto piccolo, uscendo dal furgone vedo un ragazzo con una maglietta super psichedelica che attirò la mia attenzione: era lui, Enrico. Invece Lino, altro componente dei The Winstons è un amico in comune, un personaggio sopra le righe, grande vero artista che avevo conosciuto in un locale di Milano, La Casa 139. Lino mi propose di suonare con lui e così è nato il progetto The Winstons, una band che possiamo vivere solo in completa anarchia perché è così che funziona per noi tre, band con la quale abbiamo l’idea di fare, nei ritagli di tempo, un nuovo disco. Una delle più belle e interessanti avventure musicali che io abbia mai vissuto, la sento molto vicina al mio essere.

Quale è stato il tuo primo basso, quale preferisci suonare e chi sono stati i tuoi punti di riferimento?
Incontrai a Parigi un ragazzo inglese che ancora oggi è uno dei miei più cari amici. Una giornata memorabile per un giovane appassionato di numerologia: 8/8/’88, in cui ho fatto tre incontri memorabili. Su un ponte della Senna conosco lui, un suo amico e un’altra persona, abbiamo suonato insieme quel pomeriggio, è stato molto bello. Poi sono stato a Birmingham, in Inghilterra e lì, in un negozio di strumenti musicali, ho visto quello che sarebbe diventato il mio basso preferito un’imitazione del 4005 Rickenbacker, un basso molto raro che ho visto solo due volte, a Padova e Los Angeles; costava 199 sterline, mi dissero che aveva una crepa e non era di valore, ma io lo presi subito, ero attratto dalla sua estetica elegante. L’ho usato all’inizio con gli After, poi ho dovuto fare un salto di qualità. Una volta con Giorgio Prette, batterista degli Afterhours, sono andato in un negozio musicale dove ho visto il basso che avevo sempre cercato e desiderato, cioè l’EB-2 Gibson semi-acustico a due pickup del 1968 (il mio anno di nascita!) che costava sui 3000 dollari. Giorgio mi guarda e mi fa… “ora lo devi comprare!”, l’hai detto, se non lo compri, sei uno sfigato, non lo troverai più nella vita, ecc…” e mi prestò pure il denaro in quell’occasione! L’ultimo strumento è stato progettato con Falasca Guitars, mi fa piacere citare questo ragazzo che fa il liutaio di professione ed è molto bravo. Mi ha proposto un design particolare che ricorda molto la Spider Boano Abarth soprattutto nel colore, un azzurrino/acqua marina con il bianco nella parte centrale e le fascette color argento che separano le due tonalità: lo stile “transatlantico” delle auto anni ’50.
Suono un po’ alla Paul McCartney, plettro e pollice, lui è tra i musicisti e bassisti che ho ammirato maggiormente insieme a John Paul Jones dei Led Zeppelin.

Qualche anticipazione sui tuoi progetti personali?
Sì, farò un mio disco, ho una marea di canzoni che sono lì da un po’ di tempo e per cui sto collaborando con il musicista e grande amico Diego Mancino. Uscirà nei prossimi mesi un EP con cinque-sei miei pezzi….

E noi ne parleremo!

Foto di copertina di Chiara Lucarelli

 

 

About the author

Annalisa Michelangeli

Mi chiamo Annalisa Michelangeli, nata a San Severino Marche nel 1982, ma cresciuta in un piccolo paese tra Marche e Umbria, sui Monti Sibillini. Vivo a Macerata. Amo la musica e ogni altra forma d’arte da sempre. Scrivo poesie e di recente ho pubblicato un saggio autobiografico su un mio personale percorso legato alla gestione della fibromialgia. Ho una formazione linguistica e letteraria, possiedo attestati per insegnare yoga per bambini e quello di assistente all’infanzia. Attualmente svolgo attività di docenza d’italiano per stranieri che è il mio ambito di specializzazione e mi appassiona molto. Da molti anni seguo concerti in tutta Italia, in passato con una frequenza maggiore essendo allora più libera da impegni lavorativi e famigliari: sono anche mamma di una bambina di otto anni. Nel 2007/2008 ho frequentato un corso di giornalismo musicale legato a una rivista che si occupava sia di jazz, che di rock. Ascolto soprattutto indie rock inglese e italiano, ma anche cantautori del passato, musica francese, sono curiosa di scoprire gruppi emergenti e nuove sperimentazioni nel panorama musicale.

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