Live Report- Energia, passione civile e ironia nel nuovo spettacolo di Evocante, Tempi moderni- di tutto un po’
E’ andato in scena il 12 e il 13 dicembre al B-Folk di RomaTempi Moderni-di tutto un po’, il nuovo spettacolo di Vincenzo Greco, in arte Evocante.
Tempi Moderni- di tutto un po’- si legge nella nota stampa- vuole essere una sorta di blob post-moderno, un ibrido citazionista che transita fra emisferi diversi, a metà fra teatro di narrazione, stand up comedy e show multimediale. Potere salvifico della risata, ricerca di un senso ultimo, canzone d’autore, critica sociale e distonico ritaglio televisivo convivono in una destrutturazione fulminante- e illuminante- delle gerarchie sintattiche.
Sin dall’inizio della serata si intuisce che il nuovo spettacolo di Evocante virerà verso territori inusuali, non scontati, con spazio per imprevisti, sorprese e cambi di registro.
Il pubblico è accolto da un video di Mimmo, assistente virtuale, e già serpeggia l’ironia sui tempi moderni. Poi una giravolta di immagini tra Bianconiglio, Luciano De Crescenzo, Pasolini, Totò, Pozzetto. Insomma, le premesse rispettano le promesse: nella brochure distribuita al pubblico si dice che si vuole utilizzare il linguaggio del tempo moderno, e- coerentemente- si saltella da un argomento all’altro, come accade nei reel dei social. Solo che, mentre su Instagram & co regna una frammentarietà priva di senso, qui sembra esserci una logica che tutto lega.
Poi parte la musica, tre pezzi serrati in una accelerazione senza fiato, con una citazione dei CCCP Fedeli alla linea. Il discorso viaggia su piani che, pur apparentemente lontani, comunque si intersecano, dall’ironia sui tic del modernoalla tragedia del popolo palestinese. Il progetto intreccia essenzialmente tre componenti: la musica, il recitato (con alcuni monologhi comico-surreali) e i videoche, come blob post-moderni, introducono i temi facendo divertire e riflettere il pubblico.
Dalla fretta sempre più alienante alle illusioni del capitalismo consumista, passando per il ritorno degli autoritarismi fino alla necessità di recuperare la dimensione emozionale umana e il senso del vero; dalla pochezza della classe politica al richiamo forte e intenso a una nuova “resistenza alla violenza, all’arroganza, alla supponenza”: tanti temi, tutti potentissimi.
Stavolta Evocante, pur non dimenticandolo del tutto, sembra affievolire il suo afflato spirituale a favore di uno sguardo penetrante sulla realtà terrena. Tempi moderni è uno spettacolo di senso civile ed ironia, a volte sottile, altre volte più immediata; ad impressionare è il grado di intimità con il pubblico, come se Greco fosse un artista conosciuto da tanto tempo e non una novità che da quattro anni, sta crescendo in modo esponenziale, sempre con progetti nuovi e rischiosi. L’auspicio è che qualcuno delle alte sfere della produzione musicale e teatrale si accorga di lui, perché è un peccato che i suoi lavori rimangano confinati a una nicchia.
Il momento più riflessivo e doloroso dello spettacolo è l’esecuzione, in stretta successione, dell’inedito Vittime e carnefici, che affronta, senza distinzioni, genocidio ebraico e genocidio palestinese e dell’evocativa versione della deandreiana Sidún. Faber sarebbe stato contento di ascoltare questa rilettura, rigorosa e allo stesso tempo libera, in cui si percepisce tutta la sofferenza umana per quel che sta accadendo.
Il gruppo-da Barbara Vanorio, bassista coinvolta e coinvolgente, a Roberto Leone alle chitarre (che col nome d’arte lupodellasteppa ha aperto la serata presentando alcuni suoi brani, tra cui il primo singolo appena pubblicato, Nelle mie tasche), passando per Tommaso Avellino alla batteria, metronomo non scontato né banale, con belle intuizioni- si intende alla perfezione e si percepisce che si diverte molto. Presente anche l’attore Vittorio Bruschi, che ha già recitato nel primo spettacolo teatrale di Vincenzo Greco, L’infinito fra le mani. Viaggio sonoro e narrativo su temi proposti da Franco Battiato. Stavolta i testi proposti sono dello stesso Greco alternati a brani di Gramsci, Pasolini, Lussu e Brecht.
Evocante, simulando uno sdoppiamento di personalità, mette in scena- con geniale follia- personaggi di sua invenzione ispirati alla realtà, tra cui Alvaro, fascista romano che ambisce al ritorno del Duce. Ci vuole coraggio a proporre questi temi, e in questo modo. Di sicuro a Evocante, artista libero e felice, non manca.
Il finale, con anticipazione del nuovo album, è pura energia crescente e tanta passione civile: populismo, fascismi di ritorno, prevalenza della forma e resistenze antiche e nuove, in una sarabanda rock liberatoria e coinvolgente in cui il pubblico si cala appieno con voci e mani.
Le attese, alimentate da una campagna di comunicazione molto riuscita, che ha puntato sul mistero e sulla carboneria, sono state rispettate in pieno. Del resto una delle cose che Vincenzo Greco meglio riesce a fare, sia come autore di dischi e spettacoli sia come scrittore, è proprio alimentare curiosità e poi non tradirla, grazie alla pienezza di contenuti ed alla circolarità e compiutezza di una rappresentazione destinata a lasciare un’eco duratura. Non resta che attendere la pubblicazione del nuovo album di Evocante, intitolato non a caso Tempi moderni, che sarà presentato a L’asino che vola il prossimo 26 marzo.
Foto di Stefano Ciccarelli


















