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Sulla musica

Anni Difficili – Musica di Franco Casavola

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 19) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. Anni Difficili di Luigi Zampa, musica di Franco Casavola

Capitolo 2.1 (parte 19) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. Anni Difficili di Luigi Zampa, musica di Franco Casavola

Una settimana dopo Aldo Piscitello esce di casa col distintivo del Fascio sul bavero della giacca. Non lo si può certo biasimare per questo suo atto, visto che la grande maggioranza degli italiani, con una famiglia sulle spalle, ha agito allo stesso modo, facendo prevalere quel “buon senso” che ha permesso loro di continuare a vivere, e a sopportare, quegli anni bui del ventennio fascista. Lo vediamo uscire dal portone di casa accompagnato da una musica marziale che ricorda la musica imperiale dei film sull’antica Roma, ottenuta con armonizzazioni tematiche che si muovono per quinte. L’effetto che se ne ottiene è fortemente canzonatorio, quasi grottesco, vista l’identificazione fra il glorioso passato dell’impero romano e l’attuale Regime che di glorioso non ha neanche l’idea. Partono le immagini, mentre la voce fuori campo le commenta, che ci rivelano, sinteticamente, i punti salienti dell’attività da fascio di Piscitello: lo vediamo mentre canta nel ri­dicolo coro, mentre porta uno stendardo nella sfilata del “23 marzo”, e mentre è co­stretto ad un addestramento fisico degno di un ventenne. Tutte queste immagini sono segnate da una musica marziale, dal sapore militare-bandistico, con un inserto in cui sentiamo arrangiata una famosissima canzonetta inneggiante alla gioventù fascista, Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza, il cui senso si pone eccezionalmente a contrasto con Piscitello che faticosamente tenta in tutti i modi di compiere le sue audacie da quel ginnasta che non può essere.
Lo vediamo tornare a casa sfinito, con i piedi a pezzi. Ad aspettarlo c’è una lieta sorpresa: suo figlio Giovanni è tornato. Il dialogo tra padre e figlio è molto commovente, ma diviene perlomeno patetico quando lo sentiamo accompagnato da quel tradizionalismo musicale che con i suoi violini si esprime in quel classico sapo­re dell’amore idilliaco. L’atmosfera che regna fra i due è sì d’amore, ma è anche fatta e preparata da quello che abbiamo visto precedentemente, dall’atteggiamento un po’ distaccato di Giovanni nell’accorgersi che anche il padre porta la divisa “nera”.
Giovanni si reca nella farmacia per incontrare il suo amore, la bella e dolce Maria, nipote del farmacista. Mentre i due stanno amoreggiando, il farmacista si accompagna alla chitarra e canta la bellissima Casta diva della Norma di Bellini. Mentre la bellissima aria va avanti, vediamo i volti mesti del circolo di amici della farmacia; ognuno ricorda, con forte nostalgia, quei gloriosi tempi passati dell’ 800 italiano, rifugiandovisi per un momento e fuggendo i funesti tempi odierni. Sui volti innamorati di Giovanni e Maria, si passa con una dissolvenza incrociata al palco­scenico del teatro dell’opera dove, appunto, si sta rappresentando la Norma di Belli­ni; le due scene sono unite attraverso l’aria che il farmacista sta cantando, ripresa dal personaggio dell’opera. Per un attimo si può pensare di trovarsi di fronte ad uno spettacolo avvenuto nel passato, ma subito ci rendiamo conto di trovarci nei tempi odierni, al teatro cittadino, dove si sta celebrando il centenario del grande musicista. Giovanni si trova con i suoi genitori in un palco e col piccolo cannocchiale guarda la sua Maria che si trova con lo zio in un altro. Intanto, mentre la bella opera va avanti, la moglie di Piscitello si accorge che egli non ha preso il distintivo fascista e gli dice di correre a casa a prenderlo; su un altro palco si trovano il federale, il podestà, e un altro uomo in divisa nera che si lamenta che il testo della norma contenga delle frecciate contro i romani (per esempio, quando si sente cantare “…il sangue dei romani…”) e che il libretto non sia stato sottoposto a censura. La suprema ignoranza dei tre uomini è qui messa in piena luce e così quella di tutto un Regime. La vicenda della Norma si svolge nella Gallia romana, sullo sfondo della rivolta dei druidi; Norma, sacerdotessa druidica, ama segretamente Pollione, proconsole romano, dal quale ha avuto due figli, venendo meno ai voti di castità. Ma quando apprende che Pollione la tradisce con Adalgisa, dopo aver tentato di vendicarsi, confessa la sua colpa ai sacerdoti e, affidati i figlioletti al padre, Oroveso, si avvia al rogo seguita dall’amante. Norma, uno dei capolavori operistici della prima metà dell’ottocento e una tra le più alte realizzazioni del musicista, si giova di un eccellente libretto, scritto da Felice Romani, che nulla ha a che vedere con l’anti-romanità postulata dai fascisti, visto che la tematica principale è quella dell’amore e del tradimento, e, anche se quello fosse stato il suo vero argomento, è sempre un’opera scritta più di cento anni prima. Così, mentre Piscitello sta andando a casa a prendere il distintivo, il podestà gli grida dall’alto di correre a chiamare il direttore del teatro che deve portare anche il libretto. Infuriato, il podestà dichiara gli intellettuali italiani tutti antifascisti e al grido “me ne frego” taglia, direttamente sul libretto, con una stilo tutto ciò che suoni anti-romano, mutilando, senza alcuna sensibilità artistica, una delle opere più belle che l’Italia abbia mai partorito. Tutto questo, mentre l’opera va avanti, ci fa sentire, in un pregevole asincronismo, la meschinità di alcuni uomini che per ipocrita servilismo non disdegnano di compiere atti negativi e senza alcun senso.

Segue nel prossimo numero a settembre! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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