Con un tramonto che ancora illuminava timidamente le cime dei pini marittimi dell’Eur Social Park, gli Howl Baby Howl sono saliti sul palco per l’apertura ed hanno fatto immediatamente capire quale fosse la chiave della serata: sì, elettronica, ma suonata. Jeppe Brix e Silas Tinglef – quest’ultimo membro della stessa band di Trentemøller – si scambiavano basso e chitarra con disinvoltura, accompagnati da drum‑machine e samples che andavano a comporre un riff feroce e vibrante. Le luci verdi e viola, ancora timide, accarezzavano un pubblico curioso e crepuscolare, ancora lontano dall’oscurità totale, eppure già parte di qualcosa. Quella di Howl Baby Howl è stata una carica energica, un’esplosione sonora immersiva, perfetta come ideale introduzione al viaggio immersivo nella musica di Trentemøller.
Cala la notte, ed il fumo invade la scena. Un palco impreziosito da una console a tema floreale – un chiaro tributo all’arte di Dreamweaver – e si apre la danza dei suoni. Trentemøller e la sua band – sì, anche qui si suona davvero – emergono nel chiaro scuro delle luci da club; una presenza mistica, silhouettes che contengono in sé melodie infinite e tappeti sonori degni dei Cure, o meglio ancora di Disintegration, se vogliamo davvero entrare nel cuore di quell’universo sonoro. Emma Acs alla voce, vestita in una mise dark/gothic da musa spettrale, impartisce subito la sua personale benedizione a I Give My Tears Behind My Eyes.
Da qui, il concerto si snoda fra tensione e distensione, in quel tipico continuum che rende Trentemøller tanto irresistibile. Brani come Still On Fire, Dreamweavers, Deceive, River In Me, Dead or Alive, Nightfall e One Eye Open si susseguono con un ritmo che sembra governato da un respiro collettivo. La luce diventa bianco spettrale, poi rosso sangue – in particolare durante Vamp Moan, un brano che da puro clubbing si trasforma in trance rosso vivo, mentre il pubblico risponde con onde di energia danzante. L’effetto è fantasmagorico, come se i muri stessi del parco fossero stati trasfigurati.
Ci sono attimi di pura evanescenza: Take Me, Miss You, Silver Surfer Ghost Rider Go!! condensano un percorso emotivo che ha il sapore di una mezzanotte che riprende fiato sotto un cielo stellato, di sussurri elettronici che richiamano ricordi di discoteche clandestine, di angoscia sedotta e infine liberata nella danza. La perfezione sta nella varietà: momenti carichi di adrenalina alternati a pause rarefatte, dove chiudere gli occhi diventa un atto rivoluzionario.
E quando, tra applausi e un encore che pare rubato al tempo, arriva Miss You in una versione dolente e carezzevole, si ha la netta sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un concerto: una piccola epifania sonora.
Trentemøller
Howl Baby Howl
Trentemøller all’Invincible Fest,
Eur Social Park, Roma
(4 settembre 2025)





































