Luca Di Stefano, giovane artista catanese appassionato di blues e soul, ha studiato canto e sassofono e collaborato con vari artisti di spicco, tra cui J-AX e il pianista Davide Locatelli. Potete scoprirlo qui.
Quando hai deciso di dedicarti alla musica e quali sono stati i tuoi principali riferimenti artistici?Fare musica a un livello produttivo di creare brani abbastanza tardi, tra i diciannove e i vent’anni quando ho fatto per la prima volta un programma che era “All Togheter Now” e poi anche grazie all’America che mi ha dato la visione sul mondo del Pop. Il primo approccio con la musica, in realtà, parte da bambino perché all’età di sei anni chiesi ai miei genitori di voler fare danza classica, poi per alcune vicissitudini e brutte esperienze con i coetanei, ho deciso di lasciarla dopo due anni, ma da lì ho sentito il legame con la musica. Ho iniziato a studiare degli strumenti. Non sono figlio d’arte, avevo solo una zia che insegnava pianoforte, ma non è stata la mia ispirazione principale. Credo che sia stata per lo più una connessione che partiva da dentro di me, innata. Nel corso degli anni mi sono avvicinato a vari musicisti come Max Pezzali degli 883, Tiziano Ferro, per giungere poi a Bruno Mars con il quale è stato amore a prima vista, a tutt’oggi un cantante di riferimento per me.
Come nascono solitamente i tuoi testi?
I testi sono l’ultima parte del processo creativo; do modo alla musica di potersi sviluppare nel tempo: la scrivo, lascio che le idee si assestino fra di loro e poi inizio a scrivere il testo. Quando avverto la necessità di dire qualcosa è come se dovessi aprire il cassetto di queste basi musicali, di questi giri armonici e capire con quale riesco a esprimermi al meglio. Da lì nascono i testi.
Riguardo all’album: “19” uscito a gennaio e al singolo: “Broke in Two”, puoi dirci qualcosa riguardo al significato dei titoli e contenuti?
“19” è un numero che mi porto un po’ da sempre. È la mia data di nascita, sono nato il 19 aprile, nel 2019 ho fatto la mia prima apparizione in TV chiamato da J-AX per fare un brano con lui, mi hanno chiamato da America Got’s Talent e ho collaborato con il brand di moda D&G. Vedo questo numero ovunque, è qualcosa che mi segue sempre, come un angelo che mi indica la strada. Ho cercato il significato e ho scoperto che il diciannove è un numero che ti dice che il percorso che hai fatto fino a quel momento si è chiuso e se ne sta aprendo subito un altro. Ha valenza benevola, è di buon auspicio, diciamo. Il pezzo: “Broke in Two” vuole rappresentare la mia condizione in un particolare momento della mia vita in cui stavo perdendo delle persone care e le emozioni erano altalenanti. È dedicato a una relazione amorosa che stava giungendo al termine, mi sentivo diviso a metà tra il me consapevole e l’altra parte che voleva restare ancorata al passato.
Tra le varie collaborazioni artistiche avute nel corso degli anni, quale ricordi con maggior trasporto?
La mia prima e più importante collaborazione musicale a oggi è stata quella con J-AX. Mi porto molto da lì, è stata un’esperienza molto stimolante, ma ho anche un sacco di rimpianti perché ero giovanissimo, non abbastanza “sfacciato”, non riuscivo a parlare perché avevo paura di esprimermi e dire una cavolata. Credo però che nella vita nulla accada per caso, quindi è stata un’occasione per aprirmi ed essere meno timoroso nell’esprimere le mie opinioni e parlare con artisti già affermati.
Cosa farai da qui in poi?
Ho vari progetti abbastanza grandi e soprattutto ambiziosi. Faccio concerti privati e nelle piazze per far girare il disco e farlo conoscere perché credo che la dimensione live resti sempre la più bella.

