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Peaches Goes Bananas: il corpo come rivoluzione permanente

Scritto da Annalisa Nicastro

Peaches, sul palco, è eccesso, provocazione, ipersessualizzazione consapevole, sfida continua alle norme di genere e ai tabù. È ironia feroce e lotta contro ogni forma di addomesticamento. Un’opera che celebra l’energia come forma di resistenza, la reinvenzione come atto politico, la libertà come pratica quotidiana.

Dal 19 marzo arriva in sala Peaches Goes Bananas, il nuovo film di Marie Losier, cineasta francese che da oltre vent’anni attraversa il panorama dell’arte e del cinema indipendente internazionale con ritratti poetici e anticonvenzionali.
Dopo The Ballad of Genesis and Lady Jaye e Cassandro el Exotico, Losier torna a esplorare una figura che ha fatto del proprio corpo un manifesto: Peaches, cantante e performer canadese, icona electro-punk e riferimento imprescindibile della cultura queer contemporanea.
Ma Peaches Goes Bananas non è un semplice documentario musicale. È un’immersione lunga diciassette anni. Un film che nasce dall’amicizia e dalla complicità, più che dall’osservazione. Losier incontra Peaches nel 2006, quasi per caso, e da allora la segue tra palchi gremiti, metamorfosi sceniche, momenti familiari e processi creativi.
Il risultato è un ritratto intimo e vibrante, che rifiuta la distanza del reportage tradizionale. La macchina da presa diventa uno sguardo partecipe, affettuoso, quasi domestico. Il film assume la forma di un diario visivo, di un home movie impossibile che attraversa il tempo e scava sotto la superficie dell’icona pubblica.
Peaches, sul palco, è eccesso, provocazione, ipersessualizzazione consapevole, sfida continua alle norme di genere e ai tabù. È ironia feroce e lotta contro ogni forma di addomesticamento. Ma fuori scena emerge un’altra dimensione: il legame con la sorella, la fragilità del cambiamento, la tensione costante a reinventarsi.
Il corpo, nel film, non è solo strumento performativo. È campo di battaglia, archivio, laboratorio. È materia viva che invecchia, si trasforma, resiste. È arte che si fa carne e carne che diventa arte.
Marie Losier, che ha dedicato negli anni ritratti a figure centrali dell’avanguardia come i fratelli Kuchar, Guy Maddin, Richard Foreman, Tony Conrad e Genesis P-Orridge, conferma qui il suo sguardo singolare: onirico, ludico, mai convenzionale. I suoi film sono stati presentati nei maggiori festival e musei internazionali — da Cannes alla Berlinale, dal MoMA alla Tate Modern — e nel 2025 il Festival dei Popoli di Firenze le ha dedicato una retrospettiva monografica.
In Peaches Goes Bananas la regista racconta anche qualcosa di sé. Superati i cinquant’anni, riflette sul corpo che cambia e sulla necessità, mai sopita, di continuare a creare con la stessa urgenza delle generazioni più giovani. L’identificazione con Peaches è dichiarata: entrambe condividono una tensione radicale alla sperimentazione, alla libertà, alla trasformazione continua.
Il film diventa così un dialogo tra due artiste che non accettano confini fissi. Un’opera che celebra l’energia come forma di resistenza, la reinvenzione come atto politico, la libertà come pratica quotidiana.
Non un biopic celebrativo, ma un attraversamento. Non un’agiografia, ma un gesto di complicità.
E alla fine resta una domanda, sottile ma insistente: cosa significa continuare a esporsi, a reinventarsi, a mettere il proprio corpo al centro della scena, quando il tempo passa e il mondo chiede di rientrare nei ranghi?
Peaches risponde con la sua musica. Losier, filmando. E in questo scambio nasce un ritratto che è insieme ribelle e tenero, irriverente e profondamente umano.

DAL 19 MARZO AL CINEMA
PEACHES GOES BANANAS
un film di Marie Losier (Francia, 2024, 73’)

About the author

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione. E in ultimo vorrei dire che mica sono matta, ma solo pazza. Pazza di gioia.

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