SOund36

SOund36 Anno 19 N.828

Scritto da Annalisa Nicastro

«Se sei davvero capace di vedere un altro soltanto come una cosa allora sei capace di fargli qualsiasi cosa.»
David Foster Wallace

La violenza non sempre passa attraverso un gesto, a volte passa attraverso una riduzione disumana. Attraverso quel momento impercettibile in cui l’altro smette di essere un universo e diventa un oggetto funzionale: un ostacolo, un mezzo, un ruolo, una pedina.
Le cose non soffrono. Le cose non hanno memoria. Le cose non hanno un’infanzia, non hanno paura. Le cose si usano. Si spostano. Si rompono. Le persone no. Ogni volta che togliamo complessità a qualcuno lo trattiamo da nemico. Straniero. Corpo. Funzione. Errore.
Ma vedere davvero un altro essere umano è un atto radicale. Significa accettare che davanti a noi c’è una storia che non conosciamo, una geografia di ferite invisibili, una costellazione di desideri e paure che non ci appartengono. Ma per farlo dobbiamo rinunciare al privilegio della superficialità.
Disumanizzare è sempre un processo lento.  Con una battuta. Con un’etichetta. Con l’abitudine a non chiedersi cosa sente chi abbiamo davanti. E finisce con l’indifferenza. L’indifferenza è la forma più elegante di crudeltà: non sporca le mani, ma svuota il mondo.
Riconoscere l’umanità dell’altro, invece, ci espone. Perché se l’altro è reale, allora è reale anche il dolore che possiamo causare. E diventa impossibile fingere che non sia affar nostro.
Vedere un altro come persona è dire tu non sei una cosa. Non sei uno strumento del mio bisogno. Non sei un bersaglio della mia rabbia. Non sei un numero. Sei qualcuno. E in quel riconoscimento fragile, quotidiano, imperfetto, inizia l’unica forma possibile di salvezza condivisa.

Peaches goes Bananas, arriva anche in italia il film di Marie Loiser sulla nostra amata Peaches. Un film ribelle e tenero, irriverente e profondamente umano

– Concerto del gruppo (italo)francese nel club novarese. Insieme ai Rockets facciamo un tuffo negli anni ’70/’80, coreografia fatta di fumi, raggi laser e tanta energia

– La maggior parte delle composizioni di Poppy restano sospese tra le due personalità dell’artista: angelica nella voce, demoniaca sul versante strumentale con degli invalicabili muri di chitarra dissonanti di una potenza inaudita

– Immagini sonore e frammenti musicali per Mikkel Ploug uno dei chitarristi jazz contemporanei più pioneristici d’Europa

– Definirlo un disco di cover è troppo limitativo, perché l’album di Luther Dickinson ha una sua identità, lontana anni luce dalla solita minestra riscaldata

– È uscito il libro di Maurizio Biancani: un memoir, una serie di ricordi che non seguono un ordine cronologico preciso, ma che si accavallano e si collegano continuamente, proprio come funziona la memoria

– Più di 20 canzoni, location da urlo, bellissima presa sul pubblico, grande show quella dei Sick Tamburo

Logan Richardson ha la grande capacità di fondere blues, rock, soul e jazz in maniera fluida facendo scorrere suoni ed emozioni che si fondono in un mix di vibrazioni sonore

About the author

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione. E in ultimo vorrei dire che mica sono matta, ma solo pazza. Pazza di gioia.

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