Devo consegnare questo racconto e ho poco tempo per scriverlo. A dir la verità non ho mai tempo: sulla mia scrivania si accumulano fogli, libri da leggere, ovunque appunti con liste di cose da fare, oggi, questo mese, quest’anno. Mille “farò”.
In giro per casa stoviglie da riordinare, verdure da cucinare, panni da lavare. Non so da dove iniziare. Dicono che il tempo sia una linea che si srotola dritta verso il futuro. Non è vero. Il tempo è un precipizio e io ci sono caduta dentro: ci metterò un secondo a toccare il suolo.
Con i miei studenti abbiamo disegnato su un rotolo di carta una linea del tempo lunga cinquanta metri. I cinque miliardi della storia della Terra raccolti in una striscia stesa lungo il corridoio, passo dopo passo. Alla fine, per rappresentare la comparsa dell’Homo sapiens, ho fatto un segno: tre millimetri. Cinquanta lunghissimi metri e poi tre millimetri!
Gli alunni non si sono fidati, questa volta la prof. si è sbagliata. Calcolatrici alla mano hanno rifatto i conti. La prof. non si è sbagliata.
Mi sono fermata a guardare quei tre millimetri. Dentro c’è tutto quello che siamo: il linguaggio, le città, le invenzioni, i successi e gli insuccessi, le promesse, i rimpianti, le donne, i cavallier, l’arme, gli amor. E io non ho tempo.
Non ho tempo
Dicono che il tempo sia una linea che si srotola dritta verso il futuro. Non è vero. Il tempo è un precipizio e io ci sono caduta dentro: ci metterò un secondo a toccare il suolo

