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S’è fatto tardi molto presto

Scritto da eineBerlinerin

La parola questa volta la ricordo bene. Me l’avevi detta senza enfasi: Nankurunaisa.
Avevo pensato significasse che il tempo aggiusta tutto. Una frase gentile, di quelle che si appoggiano sul dolore senza davvero entrarci. Una di quelle frasi che si dicono quando non si sa bene cos’altro dire. Una carezza, più che una verità.
Poi ho capito che non era così semplice perché non parlava di aspettare, parlava di come vivere.
Diceva che, se fai ciò che è giusto per te, anche quando è scomodo, allora le cose, in qualche modo, trovano una forma. Non necessariamente quella che volevi ma una forma in cui puoi continuare a vivere.
La sera in cui me l’hai detta eravamo seduti in cucina. Il tavolo freddo, le nostre mani tiepide. Non succedeva niente di speciale e forse era proprio quello il punto. Le cose importanti non fanno rumore mentre accadono.
Da allora ho iniziato a misurare il tempo in modo diverso, mica con l’orologio, mica con i giorni. Ma con te.
Quando c’eri, il tempo si accorciava. Scivolava via come se avesse fretta di arrivare da qualche altra parte. Le ore diventavano leggere, quasi trasparenti.
Quando non c’eri, invece, il tempo si fermava negli oggetti. Restava nelle tazze sporche, nelle sedie vuote, nelle stanze troppo ordinate, si allargava come una macchia che non riesci a pulire.
Ho capito che il tempo non è qualcosa che passa è qualcosa che cambia peso. Ci sono minuti che non riesci a portare e anni che ti attraversano senza lasciare traccia.
Una volta mi hai detto che la felicità non è una condizione, ma un intervallo, una specie di apertura tra due cose che non controlliamo e che forse abbiamo solo quello: piccoli spazi in cui respirare senza paura.
Ci ho pensato spesso. Soprattutto nei giorni in cui tutto sembrava sospeso.
Quando non succedeva niente eppure qualcosa, dentro, continuava a muoversi. Come se ogni istante fosse fatto di pezzi minuscoli, frammenti che si urtano, si separano, provano a restare insieme.
Forse è questo il tempo: un gioco silenzioso tra ciò che finisce e ciò che insiste.
Ho provato a ricordarti esattamente come eri ma il ricordo non è venuto intero. Solo dettagli: una frase lasciata a metà, il modo in cui restavi in silenzio davanti alla finestra, il suono lento del cucchiaino nel bicchiere.
Il resto lo ha preso il tempo. Ma  non è una perdita, è una trasformazione.
Ho pensato lì che nankurunaisa significava questo: non che tutto si sistema, ma che tutto cambia abbastanza, se resti fedele a ciò che hai ricevuto, da smettere di far male allo stesso modo.
Sono rimasta lì ancora un po’. Un’ora, forse o un minuto, non saprei dirlo.
So solo che, per un attimo, il tempo non pesava più.

About the author

eineBerlinerin

Sono figlia del mio tempo e cerco il mio linguaggio dopo aver attraversato il dolore vero, quello grande e profondo che pare spaccarti il cuore. A cui io ho deciso di sopravvivere cambiandogli semplicemente una lettera, e così il dolore è diventato colore

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