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La caduta del trucco

Scritto da Alessia Figliolia

Nelle commedie più lunghe succede così: a forza di ridere il trucco cade

C’era una volta un uomo che viveva di stenti, racimolava qualche moneta inscenando storie.  Diceva che la commedia non era nient’altro che una tragedia truccata a mestiere.
Aprì un libro antico ambientato in un regno lontano e decise di farne uno spettacolo dove si rideva molto.
In effetti non c’era realmente qualcosa di divertente, ma aveva semplificato il copione abbastanza da non richiedere troppo pensiero.
Sul palco dominava una maga, circondata da una compagnia di Fratelli. La loro specialità non era governare il regno ma il tono della voce.
La maga non faceva magie difficili però era in grado di trasformare ogni critica in un rumore di fondo.
E la platea, puntuale, rispondeva sempre allo stesso modo:
“Sì.”
Sempre sì.
Anche quando non capiva.
Anzi, soprattutto quando non capiva.
Attorno alla maga si muovevano attori di dubbio talento e limpidezza discutibile.
I Fratelli li difendevano con zelo familiare: non per virtù, ma per convenienza.
Poi gli venne l’idea brillante di mettere mano al copione più antico.  Non per stravolgerlo, “ci mancherebbe”, solo per “renderlo più moderno”.
Fu lì che il pubblico fece qualcosa di inaspettato. Invece di ridere, lesse.
Non lesse le nuove battute, ma quelle scritte molto prima, quando la storia era stata pensata per durare più degli attori.  E in quel confronto, improvvisamente, la commedia perse ritmo.
Si guardarono. E dissero: “No.”
Un no semplice, quasi educato.
Ma definitivo. La maga capì.  Non l’errore, ovvio, ma il pericolo.
E come ogni regista in difficoltà, non cambiò la trama ma gli attori.
Gli stessi che fino al giorno prima godevano della stima dei Fratelli, divennero improvvisamente inadeguati, sostituibili.
Via una. Via l’altro.
Discorsi solenni sull’etica, il decoro, la dignità.  Parole tirate fuori come costumi di scena: buone per l’occasione ma mai davvero indossate.
I Fratelli applaudirono.  Con disciplina, come sempre. Dimenticando con sorprendente rapidità ciò che avevano difeso fino a quel momento.
Il pubblico osservava. Qualcuno tornò a ridere, come per un riflesso incondizionato.
Qualcun altro iniziò a capire che non era morale ma ricerca di consenso.
Perché nelle commedie più lunghe succede così: a forza di ridere il trucco cade.
L’uomo chiuse il quaderno. E per la prima volta, guardando il palco, non sentì di dover ridere.

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Alessia Figliolia

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