Donald entra in scena con passo sicuro, con quell’aria di uomo ricco che può permettersi di disprezzare gli altri. Tutto sembrerebbe credibile, studiato nei minimi dettagli, se non fosse per quel ciuffo arancione che gli sovrasta il cranio.
Il ciuffo è creatura. Le luci lo colpiscono, lui si illumina e ondeggia affidabile. Non è un semplice dettaglio. È presenza.
Donald parla e gesticola. Le parole escono potenti ma in verità sono spiazzanti e confuse. E il ciuffo si increspa, si contorce. Impossibile ignorarlo. Quello strano animale pare dotato di volontà propria, di una direzione indipendente.
Forse è lui che suggerisce a Donald le battute spingendolo volutamente verso l’eccesso, verso quella linea sottile dove il serio diventa caricatura.
Forse è lui il vero protagonista e Donald poco più che la sua mediocre controfigura, chiamata a occupare il palco mentre la regia avviene altrove, più in alto, dove nessuno guarda.
Intanto il pubblico applaude e il ciuffo si inchina.
Cronaca di un ciuffo
Il pubblico applaude e il ciuffo si inchina

