News Quatsch

Geometrie del vuoto

Scritto da Alessia Figliolia

Insegniamo ai figli che emergere non è sopraffare gli altri ma sostenere il proprio peso, senza bisogno di schiacciare nessuno

Sorseggiavo un caffè fumante mentre il vapore saliva.
Prendeva forma per un istante ma subito si affrettava a dissolversi, come certe presenze che occupano lo spazio unicamente per lasciarlo più vuoto.
Di loro non ricordo mai l’arrivo, solo l’effetto. Piegano i muri delle stanze  tanto da fargli perdere altezza, parlano poco, volutamente poco.
Sanno colpire ma mai in pieno viso: preferiscono scalfire da dentro.
Restavo a guardarli emergere, vestita di dubbi capaci di restringermi.
La loro abilità nel gonfiarsi sottrae aria, li accosta ai sogni di chi si abita intera, così da testarne la tenuta come si fa con una superficie che si spera ceda.
Ci ho messo tempo a capire che non tutti vogliono salire. Alcuni vogliono solo che tu scenda.
All’inizio non me ne accorgevo, col tempo, ho visto che ogni volta che mi facevo più piccola, i loro polmoni si aprivano meglio.
È stato lì che ho smesso di offrire appoggio, solo assenza.
E li ho visti davvero: senza superfici da usare, non avanzavano di un passo.
Restavano esposti al proprio vuoto, inermi, davanti a ciò che non potevano più sottrarre.
E allora insegniamo ai figli che emergere non è sopraffare gli altri ma sostenere il proprio peso, senza bisogno di schiacciare nessuno.
Altrimenti poi si rimane lì, in un equilibrio precario e la sete di altra linfa da saccheggiare.

About the author

Alessia Figliolia

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi