I ricordi dimenticati non ci dimenticano e neanche i sogni. Questo è l’incipit del dialogo surreale tra il ricordo e il sogno.
“Tornerai, prima o poi. Succede sempre”, disse il sogno al ricordo
— Se tornerò, tu ricordami di dimenticarti.
“Non posso, disse il sogno. Io esisto solo dove tu manchi“.
— Allora restami lontano. I ricordi non passano. Cambiano voce, ma restano.
“Restano perché li nutri. Io li lascio indietro per continuare a respirare“.
— Ma anche ciò che dimentichi ti cammina accanto. Siamo fatti di ciò che non abbiamo avuto il coraggio di trattenere.
“O di ciò che abbiamo scelto di non salvare“.
— La memoria apre porte che non siamo pronti ad attraversare. Ma dietro quelle porte ci sono i passi che non abbiamo fatto, le parole che non abbiamo detto, le vite che non siamo diventati.
“I sogni emergono per questo. Per portarci avanti quando la memoria ci trattiene“.
— O per consolarci di ciò che non tornerà mai.
— Ricordare è una forma di coraggio, insistette il ricordo
“Sognare lo è ancora di più, rimarcò il sogno“
— Io ti porto indietro, disse il ricordo, perché lì sei stato vero.
“Io ti porto avanti, disse il sogno, perché lì puoi ancora esserlo“.
— E se tornando non fossi più io?
“Allora saprai di essere vivo“.
— Resta, disse il ricordo.
“Vai, disse il sogno“.
E caddero entrambi di cuore

