Cerco di immaginare il mio cervello, massa gelatinosa biancastra, molle e umida di umori. Cerco tra i giri, i solchi e le fessure. Cerco la mia coscienza, i miei pensieri, i miei ricordi.
Cerco il ricordo di mio nonno che tenta di insegnarmi le tabelline. Lo vedo seduto sulla poltroncina color panna davanti al letto, la finestra aperta sul giardino, è primavera. Mi tiene le mani e mi dà il ritmo.
La tabellina del nove non mi entra nella testa. Esattamente: non entra nella testa: 9×1=9, 9 x2 =18.
Dov’è la tabellina del nove?
Dove sono tutte le cose che ho in testa, che forma hanno, come le devo cercare nelle arzigogolate circonvoluzioni di questi tessuti molli e umidicci?
La fessura di Rolando divide il lobo frontale dal lobo parentale. Deve il suo nome a Luigi Rolando, medico italiano vissuto tra il 1700 e il 1800, ma io non posso fare ameno di pensare al cavaliere paladino di Carlo Magno, coraggioso quanto leale. Lo vedo andare incontro al suo tragico destino nella battaglia di Roncisvalle: come può un ammasso di cellule farmi vedere così bene l’armatura lucente di Rolando, e lui sul suo cavallo con la Durendal in mano?
Qual è la chimica e la fisica della mia immaginazione?
I neuroni sono cellule complesse in grado di generale un segnale elettrico che corre lungo la loro membrana e di rilasciare sostanze chimiche, ma un singolo neurone, non pensa, non ha coscienza, non immagina.
Quando però più neuroni si “legano” in circuiti e iniziano a lavorare in maniera integrata, la situazione cambia ed emergono nuove caratteristiche, nuove proprietà. La formazione dei ricordi, la memoria, il ragionamento, si basano sulle connessioni tra neuroni, sulla produzione di neurotrasmettitori.
La coscienza emerge dal sincronismo elettrico e dall’integrazione funzionale di diverse aree cerebrali, eppure nessun neurone acquisisce nuove proprietà, nessun segnale diventa qualitativamente diverso. Se il sistema viene frammentato, la coscienza scompare. I neuroni continuano a funzionare.
Siamo abituati a pensare al corpo come macchina e alla mente come qualcosa che da dentro lo fa funzionaria. In realtà più che avere un corpo, siamo un corpo.
I ricordi, il ragionamento, la coscienza sono dal punto di vista scientifico un esempio di “proprietà emergenti”.
Le proprietà emergenti sono tipiche dei sistemi complessi e sono caratteristiche nuove e inaspettate che non si riscontrano nei singoli componenti ma emergono solo quando questi interagiscono e si organizzano. Dipendono dunque dalle interazioni, non dalla natura intrinseca dei componenti e scompaiono quando il sistema viene smontato anche se le parti rimangono intatte.
Non sono però prevedibili studiando le singole parti. Il tutto non è dunque la somma delle parti, ma è qualcosa di più complesso, nuovo e imprevedibile.
Nonno è sempre seduto sulla poltroncina, io davanti a lui in piedi, mi tiene le mani e mi dà il ritmo:
“Su ripeti! 9 x1 = 9, 9 x2 =18”.
La tabellina del nove
Dove sono tutte le cose che ho in testa, che forma hanno, come le devo cercare nelle arzigogolate circonvoluzioni di questi tessuti molli e umidicci?

