Il 26 febbraio il palco del Teatro Cartiere Carrara di Firenze si è acceso di eleganza, ironia e swing con il concerto di Sergio Caputo. Una serata che ha avuto il sapore delle grandi occasioni, capace di riportare il pubblico nelle atmosfere sofisticate e notturne che hanno reso unico il suo stile fin dagli esordi.
Fin dalle prime note si è capito che non sarebbe stato un semplice concerto, ma un vero e proprio viaggio musicale. Caputo, con la sua inconfondibile voce calda e il suo modo raffinato di raccontare storie, ha saputo creare un’intimità sorprendente anche in un teatro gremito ed entusiasta.
Il pubblico ha cantato a squarciagola i grandi classici che hanno segnato la sua carriera. Immancabile Un sabato italiano, accolta come un inno generazionale, capace ancora oggi di evocare immagini di notti romantiche e malinconiche. E poi l’irresistibile groove di Il Garibaldi innamorato, che ha trasformato la platea in un elegante club jazz anni ’80.
Non sono mancati brani amatissimi come Italiani mambo, con il suo ritmo travolgente e ironico, e Bimba se sapessi, cantata in coro da un pubblico visibilmente emozionato. Ogni canzone è stata accolta da applausi calorosi, segno di un legame che resiste al tempo.
Ad accompagnare Caputo, una band affiatata e tecnicamente impeccabile, capace di valorizzare ogni sfumatura swing e jazz delle sue composizioni. Gli arrangiamenti, raffinati ma energici, hanno dato nuova linfa ai brani storici senza tradirne l’essenza.
Tra un pezzo e l’altro, l’artista ha dialogato con il pubblico con il suo consueto spirito brillante, alternando aneddoti, battute e riflessioni. Il risultato? Un’atmosfera calda, elegante e coinvolgente, perfettamente in sintonia con lo spirito di Firenze.

