Il rumore di questo millennio vibra costantemente nel nostro corpo.
Già di prima mattina il telefono vibra sul comodino come una mosca in trappola. Sono mail, messaggi, notizie, gente che ha qualcosa da
venderti, dirti, chiederti.
La prima pipì con il cellulare in mano, per assicurarsi che il mondo esista ancora. Ma quel mondo è digitale, fatto di immagini e suoni, dove si passa in mezzo secondo dal video di un gattino al bambino palestinese senza arti, dall’influencer con labbroni alle bombe sganciate da
Israele o dall’Iran.
Un mondo dove la rappresentazione del reale e quella del falso diventano intercambiabili. E’ un bombardamento digitale che ci frulla il cervello e ci tiene in costante allerta.
Allora ricordo di respirare. Di ascoltare i rumori reali, la macchina che passa, il vento che scivola tra le persiane, la goccia del lavandino.
Poi mi concentro e osservo i dettagli del pavimento in legno di fronte a me, un graffio, un nodo scuro, una macchiolina di un’antica
pittura. E per un momento riesco a vedere il mondo.
Rumore digitale
Un mondo dove la rappresentazione del reale e quella del falso diventano intercambiabili

