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Una foglia che scende

Scritto da eineBerlinerin

Una foglia cadde. Non fu una caduta drammatica. Solo una foglia che aveva deciso di scendere. La strada la accolse senza farci caso

La mattina in cui me ne accorsi non successe niente di speciale.
Stavo seduto al tavolo della cucina con una tazza di caffè che si stava raffreddando. Fuori dalla finestra c’era un albero, uno di quelli normali, con il tronco mezzo storto e due rami che sembravano discutere tra loro.
Lo guardai per un po’. Poi mi venne un pensiero strano: quell’albero sapeva della strada. Non nel senso che la vedeva, non aveva occhi, ma nel senso che la sentiva passare. Le macchine, i passi, le voci che a volte si fermavano sotto i suoi rami.
La strada, invece, doveva sapere del cielo, perché ogni giorno gli stava sotto, come qualcuno che ascolta una storia molto lunga.
E il cielo, pensai, sicuramente sapeva del mare. Non so perché, ma sembrava evidente. Il mare poi doveva sapere del sole, perché lo inseguiva tutto il giorno con quella luce che scivola sopra l’acqua.
A quel punto mi resi conto di una cosa ancora più strana. Forse non si trattava di sapere. Forse era più una specie di parentela. Come quando a una cena di famiglia qualcuno racconta una storia e un altro annuisce, anche se non era presente. Non perché ha visto la cosa accadere, ma perché in qualche modo la sente vera.
Guardai di nuovo l’albero.
Una foglia cadde. Non fu una caduta drammatica. Solo una foglia che aveva deciso di scendere. La strada la accolse senza farci caso.
In quel momento mi sembrò che tutto stesse succedendo nello stesso posto. L’albero, la strada, il cielo, il mare lontanissimo, il sole che non vedevo ancora. E anche dentro di me. Come se la mente non fosse una stanza separata dal mondo, ma una piccola replica del resto. Una specie di modello in scala dell’universo.
Il caffè ormai era freddo. Pensai che forse ogni cosa, anche la più piccola, stava cercando di accordarsi con qualcos’altro. Un suono con un altro suono. Una luce con un’altra luce. Non era mica tutto perfetto.
Un camion passò facendo tremare il vetro. Un cane abbaiò senza motivo. Ma anche quello, in qualche modo, faceva parte dell’accordo.
Restai lì ancora un po’, guardando l’albero che non sapeva di essere osservato. E mi venne da pensare che l’armonia non è quando tutto è silenzioso. È quando anche le cose distratte, una foglia, una strada, una persona con il caffè freddo, continuano comunque a stare dentro lo stesso respiro del mondo. Anche se non se ne accorgono.

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eineBerlinerin

Sono figlia del mio tempo e cerco il mio linguaggio dopo aver attraversato il dolore vero, quello grande e profondo che pare spaccarti il cuore. A cui io ho deciso di sopravvivere cambiandogli semplicemente una lettera, e così il dolore è diventato colore

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