Viviamo in un tempo che misura il valore in like,
dove l’abbrivio in un acquario si traveste da libertà.
Le parole non hanno più peso, si confondono nei silenzi di chi custodisce ombre.
Ci hanno convinti che abbuffarsi significhi appagarsi:
oggetti, mète, persone.
Riempirsi senza mai sentirsi,
apparire per esistere.
Di nascosto
versano gocce d’odio,
piogge acide a soffocare le foreste.
Ci insegnano a cercare nemici tra chi trema,
tra chi osa sbocciare fragile,
mentre, sotto i nostri piedi, solo un triste terreno sterile.
Ci vogliono distratti,
sempre in guerra,
avversari di nemici creati dal vento.
E, mentre noi perdiamo di vista il sole,
lentamente, lui, muore nell’indifferenza delle coscienze.
Attori intrappolati in un cielo di stelle spente:
ridiamo, rispondiamo, condividiamo,
senza mai sentire davvero.
Cerchiamolo questo vuoto, proteggiamolo.
Scoviamo il suo profumo nell’aria che filtra dai polmoni,
negli occhi lucidi di chi ancora si commuove.
Il pieno non si accumula,
non si mostra,
non si misura.
A coltivare ciò che fiorisce, laddove l’assenza trova spazio,
accarezziamo l’opportunità di tornare ad esistere ancora.
L’assenza trova spazio
Riempirsi senza mai sentirsi, apparire per esistere

