È stata una notizia senza voce dove il tempo si è spento e il pensiero si è tinto di nero, incapace di legarsi a qualsiasi forma.
Ho sentito di attraversare un varco in cui avrei voluto dissolvermi, legarmi stretta a ciò che svaniva, senza l’urgenza di sopravvivere subito.
Oggi, però, provo a forzare le difese e a far uscire un eco sincero del mio sentire più profondo, così, ora che il rumore del mondo non ti trattiene più, ti auguro silenzio. Non quello che divide, ma quello che rimette ogni riflesso sotto la sua giusta luce.
Ci sono state mani che non hanno trovato la loro stretta, onde che si sono infrante senza dare ossigeno al mare.
Io resto qui, con gli occhi gonfi ma aperti sulla verità, come sempre, anche quando sembrava veleno, anche quando non veniva accolta.
Ti ho amato senza risparmio, convinta che quello del cuore fosse l’unico linguaggio possibile.
Ti auguro, mi auguro, di lasciare andare, di farlo senza colpa.
Porta con te ciò che è stato vero: i sorrisi dalla pelle, l’amore che non ha smesso di essere amore anche quando non sapeva dove incastrarsi.
Io rimango. Non per trattenerti, ma per continuare a vivere, in pace.
Con la certezza solida di aver creduto fino in fondo che il bene non si negozia, il bene resta. Le ferite anche. Non si cancellano, si tengono insieme. Come si tiene un nome nel punto del cuore dove il dolore non distrugge più.
Vai leggero, papà.
Se esiste una pace, che ti riconosca senza chiederti altro.

