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A No Man’s Land l’arte torna a farsi incontro con la quarta edizione di Cantiere Aperto

Scritto da Annalisa Nicastro

A Contrada Rotacesta, a Loreto Aprutino, esiste No Man’s Land, una terra che nel nome sembra non appartenere a nessuno e che invece, da anni, prova a dimostrare esattamente il contrario: che può appartenere a tutti. È forse questa la prima cosa da capire quando si arriva qui. No Man’s Land non è semplicemente un museo all’aperto. È un’idea di arte che rifiuta di stare ferma. Un progetto nato nel 2016 dall’incontro tra la visione dell’architetto e artista Yona Friedman e quella di Jean-Baptiste Decavèle, su un terreno donato da Mario Pieroni, e diventato nel tempo uno spazio di ricerca, di incontro e di partecipazione.
Qui l’opera non è qualcosa che si guarda soltanto è qualcosa dentro cui si entra, che si attraversa, che si ascolta.

Il 10 ottobre, dalle 12, questa terra tornerà ad aprirsi per la quarta edizione di Cantiere Aperto, la rassegna di arte contemporanea, musica e poesia ideata e curata da Zerynthia. Una giornata che sembra avere nel nome già la propria dichiarazione d’intenti: un cantiere non è mai finito, è un luogo in cui qualcosa sta ancora accadendo. Ed è proprio questa una delle idee più contemporanee di arte: non l’opera conclusa, immobile, consegnata alla contemplazione, ma la possibilità, l’incontro, il cambiamento.
No Man’s Land nasce proprio da questa intuizione. Friedman immaginava un’architettura capace di sottrarsi all’idea dell’edificio definitivo, alla costruzione come gesto di possesso. Il suo progetto per Loreto Aprutino si estende su oltre due ettari e mette insieme pietre, alberi, bambù, disegni e tracce che trasformano la campagna in un’immagine abitabile.

È una terra i cui confini iniziano a perdere importanza: quello tra arte e natura, tra artista e spettatore, tra opera e paesaggio. Il 10 ottobre arriveranno nuove voci, nuovi suoni, nuovi corpi.

Il cuore della quarta edizione sarà una nuova installazione permanente di Adrian Paci, artista riconosciuto della scena contemporanea internazionale, la cui ricerca attraversa temi come la memoria, l’identità, la migrazione e l’appartenenza. Paci ha partecipato alle Biennali di Venezia del 1999 e del 2005 ed esposto in istituzioni internazionali come MoMA PS1, MAXXI, Jeu de Paume e Kunsthaus Zürich. La sua opera entrerà a far parte di un percorso già abitato dalle presenze di artisti come Alvin Curran, Jimmie Durham, Bruna Esposito, Alberto Garutti, Fabrice Hyber, Gülsün Karamustafa, Donatella Spaziani e Leonid Tishkov.
Un’opera che non arriverà dunque in uno spazio vuoto, arriverà dentro una storia, dentro un paesaggio già trasformato da altre presenze.

E poi ci sarà la musica, che a No Man’s Land sembra trovare una condizione naturale per esistere: quella dell’ascolto.
Ci sarà Al niente, quartetto strumentale formato da Beatrice Miniaci, Cosimo Fiaschi, Luca Venitucci e Gabriele Pagliano, nato dall’incontro di esperienze legate alla musica contemporanea, all’improvvisazione e alla ricerca sonora. Al centro della loro ricerca ci sono il timbro, il rumore e il silenzio, attraversati da una poetica essenziale e rarefatta. Quattro percorsi differenti che si incontrano nella stessa idea di suono: Miniaci, flautista, musicista e performer attiva tra sound art, pratiche site-specific e ricerca sui contesti ecologici; Fiaschi, sassofonista soprano, improvvisatore e compositore interessato alle possibilità timbriche e multifoniche dello strumento; Venitucci, compositore e improvvisatore da oltre trent’anni nella musica sperimentale ed elettroacustica; Pagliano, contrabbassista attivo nell’improvvisazione, nella nuova musica e nella scena jazz contemporanea.
Ci sarà Gionata Mirai, chitarrista e figura di riferimento della scena indipendente, fondatore e leader dei Super Elastic Bubble Plastic e tra i fondatori, nel 2005, de Il Teatro degli Orrori. Dopo gli anni della band e una ricerca solista sempre più concentrata sulle possibilità della chitarra a dodici corde, Mirai arriva a No Man’s Land con il progetto Primitivo, che affonda le proprie radici nell’American Primitive Folk, tra fingerpicking, ripetizioni, risonanze e ricerca timbrica.
E poi Yva & the Toy George, progetto solista di Iva Stanisic, musicista e artista serba residente a Roma, che attraversa elettronica, hip hop, world music e suggestioni folk e mediterranee dei Balcani. Ritmi ossessivi, synth acidi, voce manipolata e lingue diverse costruiscono un rituale pagano e ipnotico, una sorta di favola turbofolk psichedelica in cui, come suggerisce il progetto, l’unica salvezza sembra essere la danza. Quattro album solisti all’attivo, concerti in club, festival, musei e teatri di diverse città europee e una parallela attività per il cinema e il teatro, con musiche arrivate anche in produzioni presentate ai festival di Cannes e Berlino e alla Biennale di Venezia.
La sua partecipazione nasce anche dal desiderio di misurarsi con il luogo. «Sono molto felice di partecipare alla quarta edizione di Cantiere Aperto, soprattutto per la possibilità di entrare nel dialogo con altr* artist* presenti a questa edizione, ma anche per Il luogo stesso della rassegna, trovando molta ispirazione ad esibirmi e suonare immersa nella natura», racconta Yva. E aggiunge: «Presenterò un live set breve ma intenso, energico ed energetico con alcuni brani inediti curati per l’occasione».

Ci sarà poi la poesia, che a No Man’s Land non arriva come una parentesi letteraria ma come una materia da attraversare con il corpo.
Francesca Gironi, poeta e performer, porta una ricerca che attraversa poesia, voce, corpo e danza, esplorando la parola come materia, gesto e presenza nello spazio. Attiva nella scena della poesia performativa, è autrice di quattro libri di poesia e dal 2016 porta il suo lavoro in club, teatri, musei e festival. Con CTRL ZETA ha vinto il CROSSaward 2017, mentre con la performance GPTƏ, nel 2022, ha indagato il rapporto tra linguaggio e intelligenza artificiale.

«A No Man’s Land porterò un estratto dalla mio ultimo libro È severamente vietato (Edizioni Prufrock spa 2025), che è anche una performance per testo, corpo e hula hoop», racconta Gironi. Un lavoro che mette in discussione la progressiva normazione dello spazio pubblico e si chiede quale spazio possa ancora esistere fuori dalla regola, fuori dal consumo, fuori da ciò che è già previsto.
Il libro-performance infatti nasce intorno al tema del divieto e alle regole che attraversano lo spazio pubblico: calpestare le aiuole, attraversare i binari, sporgersi dal finestrino, dormire sulle panchine. La performance diventa così una riflessione sul confine tra finzione e realtà, danza e non danza, lecito e non lecito, interrogando quello spazio sempre più stretto lasciato alla libera espressione.

Accanto a lei ci sarà Marko Miladinović, poeta, performer e operatore culturale ticinese, nato a Vukovar nel 1988 e attivo tra Lugano e Imperia. La sua ricerca attraversa poesia sonora, performance e video-poesia e intreccia parola, voce, suono e sperimentazione, muovendosi tra poesia, musica, radio e cinema. Dal 2014 cura Ticino Poetry (Slam) ed è presente in festival nazionali e internazionali. Tra le sue pubblicazioni L’umanità gentile (Miraggi, 2017), Libro massimo di poesia (Agenzia X, 2024) e, con lo pseudonimo Milarepadino, Monte analogo / Mont Analogue (Éditions Dasein, 2026), da cui è tratto anche il poema sonoro pubblicato su cassetta da Dischi Amici.

È questo, in fondo, ciò che accade a No Man’s Land: si permette alle discipline di incontrarsi senza chiedere loro di rinunciare alla propria identità. La musica entra nell’arte, la poesia diventa gesto, l’arte torna alla terra e le persone, per qualche ora, diventano parte dell’opera.
Non è un caso che No Man’s Land sia stato pensato anche come un modello di cambiamento sociale ed etico, fondato sull’apertura, sulla condivisione e sulla partecipazione. La Fondazione lo definisce un progetto nel quale ogni esperienza si aggiunge a una traiettoria in continua evoluzione, modificata dalle persone, dal contesto e dalla cultura del luogo.
È forse questa la parte più bella: l’idea che un luogo possa non essere mai veramente finito e che ogni persona possa lasciare qualcosa, un pensiero, una voce, un passo, un ascolto, un incontro.

In un tempo che sembra voler trasformare ogni cosa in un prodotto finito, No Man’s Land sceglie l’incompiuto. E qui c’è qualcosa di profondamente umano, perché anche noi siamo così: dei cantieri aperti. Opere che non hanno ancora trovato la loro forma definitiva, persone che cambiano mentre credono di essere già arrivate. L’arte serve anche a questo: a ricordarci che non dobbiamo necessariamente essere conclusi, che possiamo ancora diventare.

Il 10 ottobre, a Loreto Aprutino, il cantiere tornerà dunque ad aprire le sue porte. No Man’s Land, non una terra di nessuno ma una terra che, proprio perché non vuole appartenere a qualcuno, può diventare di tutti. Una terra senza padroni e senza confini troppo rigidi, senza un punto esatto in cui dire: qui finisce l’arte e comincia la vita.
E ogni volta che qualcunə arriva, guarda, ascolta, cammina, parla, pensa, lascia una traccia e poi se ne va, quel luogo cambia ancora un poco, come cambiano le persone, come cambia la vita.

About the author

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione. E in ultimo vorrei dire che mica sono matta, ma solo pazza. Pazza di gioia.

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