Recensioni

Zolle – Porkestra

Fortunato Mannino

Un metal scarnificato, ridotto a chitarra e batteria, e riff infuocati caratterizzano ogni brano insieme a tanta tanta irriverente ironia

Era il 2013 quando nella mia personale classifica dei migliori album dell’anno entravano gli Zolle con il loro primo album omonimo. Sono passati circa due anni ed eccoli riproporsi alla nostra attenzione con Porkestra. Come nel precedente non vi sono pezzi cantati e i titoli dei brani hanno un valore simbolico.
In Zolle era la campagna, in Porkestra… il maiale. Siamo lontani dal concetto di concept album perché il loro sound, lo sa bene chi li conosce, è pura energia. Un metal scarnificato, ridotto a chitarra e batteria, e riff infuocati caratterizzano ogni brano insieme a tanta tanta irriverente ironia. Irriverenza nei titoli! Irriverenza nel sound! L’energia che i due riescono a scatenare polverizza, irridendolo, il concetto di genere e di sottogenere: ascoltare Porkeria per credere!
Sul comunicato stampa leggiamo: “Interamente concepito durante il processo digestivo, trasforma lo stare a tavola conviviale in potenza sonora, violenta e positiva”. Non sappiamo qual è il confine tra realtà e leggenda, ma il video di Porkediem lascia trasparire un altro aspetto che per noi è importante: il gusto di pensare e proporre liberamente la propria musica.
Dodici brani per trentacinque minuti di musica che spazzerà, lo garantiamo, tutti i cattivi pensieri! Sconsigliato ai puristi!

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