Sound&Vision

Youth & Emilio Sorridente @ Museo Del Rock

Caterina Lucia
Scritto da Caterina Lucia

Sogni, visioni e allucinazioni: il mito della funzione liberatoria della musica, della sua capacità di “ampliare l’anima” prende vita durante il live di Youth Glover & Emilio Sorridente.

C’è nella musica una forza, una potenza intrinseca, che agisce in maniera imperscrutabile sulla sfera emotiva. A volte può succedere  che si manifesti in forme colori non ben definiti, ma possiede l’intensità necessaria per far ampliare l’anima e portarla a sconfinare dove ci si abbandona ai sogni, alle visioni e  alle allucinazioni. Per attivare questo meccanismo, non meno della forza del ritmo della musica, conta l’incanto delle parole e l’alchimia che nasce sul palco. La musica può essere ascoltata anche con altri occhi, anzi anche facendo a meno della vista, per poter sperimentare nuove dimensioni di ascolto, utilizzando tutti gli altri sensi: ed è proprio così che abbiamo vissuto il live di Youth  ed Emilio Sorridente al Museo del Rock. La sala del Museo, con le pareti cariche di cimeli anni ’70,  è colma ed il pubblico è accarezzato dolcemente da una morbida penombra che presto lascerà spazio al trip  nelle pieghe stroboscopiche dell’inconscio. Velocemente, senza avere il tempo di capire la meta, ha inizio il viaggio. Ecco che si viene catapultati in una dimensione parallela, accompagnati da suoni eterei ed elettronici, con  la luce che fa incetta di colori purissimi e comincia a disegnare immagini astratte mentre scorrono le note di Aquatonic e Intercity, due pezzi assolutamente inediti che Youth ha composto durante le prove con Emilio Sorridente.  Le luci calano lentamente fino a raggiungere il buio per poi ritornare gradualmente alla condizione  iniziale, per  fondersi ancora una volta con il verde ed il rosso. Per ventinove minuti viene stravolto l’uso comune dei sensi: si perdono gli abituali punti di riferimento e ci si scopre più pronti a recepire altre sensazioni e probabilmente a sperimentare nuove condizioni di ascolto. Poi un applauso forte ed insistente e le prime note di Set the controls for the heart of sun dei Pink Floyd cominciano a farsi spazio in ogni atomo. Viene tirata allo spasimo, lentamente si sposta il confine concettuale fra performance e concerto, ci proiettiamo in un limbo di impeti e flash stroboscopici simile a quelli di una dreamachine.  Successivamente Gigolò Aunt e poi Baby Lemonade di Syd Barrett a completare uno spettro sonoro decisamente ampio. Il suono si avventa e  ci sommerge con ritmiche dai bassi profondissime che  svettano sulle cadenze marziali della batteria. Emilio Sorridente, si cimenta in un’altra cover da brividi dei britannici The Verve, The Drugs Don’t Work, facente parte Hurban Hymns prodotto dallo stesso Youth.  Tutti gli occhi sono fissi su di lui. Sta cantando, mentre col plettro batte con forza sulle corde. Siamo tutti in esaltazione: ci si agita, si grida, ci si commuove e rapiti seguiamo ogni parola e ogni nota. Ancora una cover con Sing the Changes dall’album Electric Arguments dei Fireman, brano scritto da Paul McCartney e mai suonato dal vivo da Youth finoa questo magico momento. La chiusura del concerto è da perderci la testa e lo si fa con il capolavoro composto da Syd Barrett, titolato Astronomy Domine, che si apre con la voce del manager dei Pink Floyd dell’epoca, Peter Jenner, che recita i nomi di pianeti e satelliti (Giove, Saturno, Nettuno, Titano e Oberon), attraverso un megafono. Il basso pulsante e continuo di Youth e la chitarra onnipresente di Emilio si perdono in un panorama cosmico oscuro e tenebroso per regalarci ancora altre visioni. Le immagini nello schermo seguono la stessa tendenza fino a diventare quasi invisibili, i colori delle luci sono sempre più carichi fino all’esplosione dei laser che fondendosi con il fumo creano forme che sfrecciano davanti agli occhi e poi ancora piramidi, microscopici organismi, particelle, palazzi psichedelici, colori che sgorgano dal nulla, scorrono ed infine scompaiono. Ci si lascia permeare da uno sconvolgente alternarsi di luce e ombra, un’esperienza di spaesamento cognitivo e spaziale a cui  ci si abbandona fra i rumori ancora roboanti mentre Youth ed Emilio si fanno strada tra la folla e lasciano la sala.

«Avevo già avuto il sentore nei giorni precedenti passati a contatto con Youth che questo non sarebbe stato un semplice concerto ma quasi un atto catartico, una cerimonia. E così è stato. Abbiamo semplicemente seguito il flusso e la sensazione è stata quella di un viaggio, nel quale credo il pubblico si sia imbarcato con noi. Avere avuto accanto in questi giorni le migliori persone possibili ha reso il tutto davvero magico…e anche l’esperienza di aver registrato in studio con un artista di questo calibro è qualcosa che mi porterò dentro per sempre.»
                                                                              Emilio Sorridente (13.06.19)

«È stata una meravigliosa esperienza super fuori di testa!»
                                                                              Youth (13.06.19) 

 

About the author

Caterina Lucia

Caterina Lucia

Ribelle, testarda e con un animo fortemente punk. Sono sempre alla ricerca della bellezza pertanto amo la musica, l’arte, la poesia e il caos. Guardo oltre le apparenze, mi riconosco nei particolari impercettibili. Mi piace dare un senso profondo alle parole e giocarci come faceva Kandinsky con i suoi colori; scrivo per necessità, per dissestare i miei pensieri.

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