Recensioni

WorldService Project – Hiding In Plain Sight

Fortunato Mannino

E’ un album intriso di rabbia e speranza. La rabbia di chi osserva una società cinica e violenta incapace di distinguere una notizia vera da una fake-news, una società dilaniata dalle conseguenze di una pandemia e di una crisi economica che confonde degli ignoranti con dei novelli salvatori, una società che isola e mette all’angolo i suoi rappresentanti migliori.

Comincio quest’articolo con delle riflessioni strettamente personali, le stesse che mi portano ad avere spesso accese discussioni nel momento in cui si tocca l’argomento Musica. Difficile non spazientirsi sentendo che la Musica è morta con i Nirvana! La Musica non si compra, si scarica! O sentire gente che considera la Musica come accessorio da compagnia nel tragitto casa lavoro. È proprio davanti a questi ragionamenti che si ha la chiara percezione dell’abisso culturale che stiamo vivendo.
La Musica non è mai morta, anzi si evolve, sperimenta, apre nuove frontiere comunicative. Giusto, dunque, conoscere i grandi ma è necessario contestualizzarli nel periodo storico e, soprattutto, studiare i loro versi.
Un album di Bob Dylan è attuale pure oggi e, chiariamo una volta per tutte, che un album non ha una data di scadenza. È proprio questa superficialità diffusa, questo qualunquismo, questa svalutazione e sottovalutazione della Musica che, spesso, mette fine a progetti molto interessanti. Il fare musica nella percezione sociale, infatti, non equivale a lavorare, quindi giusto non pagare per un brano. Ragionamenti e atteggiamenti che, ribadisco, dimostrano un livello culturale piuttosto basso.
Per fortuna c’è chi non si arrende e la Resistenza oggi è sia nell’autoproduzione che equivale ad un non svendersi, sia nel lavoro illuminato di case discografiche attente, sia in quella stampa che non si piega a logiche clientelari. La Musica, con buona pace di tutti, è veicolo di messaggi sociali e non ha mai smesso di mandarne è, semmai, la società che ha smesso di pensare o meglio ha accettato l’invito del potere a non farlo. Non è un caso che il mondo della Musica, in modo trasversale ai generi, in questi ultimi anni stia denunciando le devastazioni provocate dai cambiamenti climatici, i pericoli di un egocentrismo esasperato e le insidie di una politica sempre più spregiudicata che, strumentalizzando i malcontenti causati dalla crisi economica e dalla pandemia, esaspera gli animi e, nel contempo, limita diritti fondamentali e inalienabili.
Tutto è diventato spettacolo, uno spettacolo che, giorno dopo giorno, diventa sempre più pericoloso. È questo il tema di fondo di Hiding In Plain Sight quinto album dei WorldService Project uscito a fine settembre per la RareNoise Records.
La band britannica guidata dal tastierista e cantante Dave Morecroft anche se appare rivoluzionata nella sua line-up continua ad avvalersi della bravura del bassista e vocalist Arthur O’Hara e, come sempre e come da linea RareNoiseRecords, si caratterizza per un sound d’avanguardia, le cui coordinate di massima che leggiamo sul comunicato stampa sono: avant-funk, free-form, punk-jazz, groove psych-jazz. Categorie generiche che hanno il solo fine di fornire delle vaghe coordinate all’ascoltatore e, indirettamente o direttamente, invitano all’ascolto di quello che è un unicum che, proprio per le caratteristiche sopra elencate, è di grande livello. Le tematiche sociali, come anticipato, sono i cardini attorno a cui si sviluppano la musica e le parole. Personaggi ambigui e dal passato torbido hanno occupato posti chiave e rappresentano oggi un pericolo per l’intero pianeta. Ma la politica è specchio della società che la genera ed è questo l’aspetto che più preoccupa e che legittima i comportamenti spregiudicati e spregevoli di questi soggetti che, come dice lo stesso titolo, non hanno più bisogno di nascondersi. L’esasperato nazionalismo, lacerazioni sempre più profonde del tessuto sociale, un’arrogante ignoranza che pervade ogni strato sociale sono le conseguenze tangibili della mediocrazia al potere.
E poi c’è la società civile che, democraticamente in minoranza, assiste e subisce questo scempio.
In Sex Lies Lies and Lies spoker word in lingua italiana, lo stesso Morecroft racconta di come la Brexit e quel clima comunicativo inquinato l’abbiano costretto ad un esilio volontario a Roma. Non tutti possono scegliere e non tutti possono farlo da Grandi, ma l’angoscia e la rabbia del distacco è per tutti uguale e nelle parole del testo tutti possono vedere riflesso il cinismo della politica e della società.
Gli altri otto brani raccontano altre storie e offrono altrettanti elementi di riflessione ma, dovendo chiudere, posso affermare che Hiding In Plain Sight è un album intriso di rabbia e speranza. La rabbia di chi osserva una società cinica e violenta incapace di distinguere una notizia vera da una fake-news, una società dilaniata dalle conseguenze di una pandemia e di una crisi economica che confonde degli ignoranti con dei novelli salvatori, una società che isola e mette all’angolo i suoi rappresentanti migliori. Questi ultimi rappresentano la speranza, la speranza per una società più giusta e per un mondo migliore. La Musica dal canto suo continua, con buona pace di chi pensa ad un’Arte minore, a fare ciò che ha sempre fatto: scuotere a suo modo le coscienze, arricchendo l’anima mentre delizia l’udito.
Un pubblico grazie alla RareNoise Records che continua a regalarci album di grande caratura.

Ufficio Stampa Pitbellula
RareNoiseRecords
WorldService Project

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